Skip to main content

Perché sull’AI serve un tavolo bipartisan. Razzante lancia l’evento di Polisophia

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Dalla democratizzazione del dibattito sull’intelligenza artificiale al ritardo italiano nel sostegno alle Pmi. In vista dell’evento promosso da Polisophia e Abi a Palazzo Altieri, Rubén Razzante chiede un piano decennale condiviso tra maggioranza e opposizione perché l’AI deve essere uno strumento di democrazia, non di potere

C’è un punto, forse più di altri, che fotografa il cambio di paradigma sull’intelligenza artificiale: il passaggio da materia per specialisti a tema di discussione pubblica. Non più soltanto laboratori, centri di ricerca o grandi colossi tecnologici. Oggi l’AI entra nelle imprese, nelle professioni, nelle istituzioni e perfino nelle conversazioni quotidiane. È dentro questa trasformazione che si inserisce l’evento promosso da Polisophia insieme ad Abi (assieme, tra gli altri, ad Assolombarda, Farmindustria, Intesa Sanpaolo e Bancomat), in programma domani a Palazzo Altieri a Roma, occasione nella quale verrà presentato anche il primo volume annuale della community, “Il pendolo dell’algoritmo”. Un momento di confronto che riunirà esponenti del mondo bancario, istituzionale, imprenditoriale e professionale per discutere non soltanto di innovazione, ma soprattutto di governance. Formiche.net ne ha parlato con Ruben Razzante, professore di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica e alla Lumsa, oltre che fondatore di Polisophia.

Professor Razzante, che significato ha l’evento di domani organizzato insieme ad Abi?

L’obiettivo è duplice. Da una parte vogliamo far conoscere sempre di più Polisophia come community per l’innovazione responsabile, dall’altra intendiamo offrire un momento concreto di confronto tra imprese, professioni e istituzioni. L’intelligenza artificiale non può essere affrontata soltanto sul piano tecnologico. Deve esserci anche una riflessione culturale, etica e strategica. Per questo presenteremo “Il pendolo dell’algoritmo”, il primo volume annuale di Polisophia, che raccoglie contributi di autori provenienti da mondi diversi. Ognuno racconta il proprio approccio all’AI e soprattutto i valori ai quali questa rivoluzione dovrebbe ispirarsi.

C’è la sensazione che il dibattito sull’AI si stia allargando ben oltre gli addetti ai lavori. È così?

È esattamente ciò che sta accadendo. Fino a poco tempo fa si parlava di intelligenza artificiale soltanto in circuiti specialistici. Oggi invece la platea delle persone interessate a capire cos’è e come utilizzarla si sta ampliando enormemente. Il dibattito si sta democratizzando. Le persone vogliono comprendere in che modo l’AI impatterà sulla loro vita, sul lavoro, sulle relazioni sociali. È un tema che ormai riguarda tutti.

Eppure la politica sembra rincorrere più che guidare questo processo. Che idee o suggerimenti propone?

C’è un certo avvitamento della discussione politica su questioni di potere legate all’intelligenza artificiale. Si parla molto di controllo, poco invece di accompagnamento reale del tessuto produttivo. In particolare, si fa ancora troppo poco per aiutare le piccole e medie imprese a entrare davvero nel mondo dell’AI. Il Governo dovrebbe esercitare fino in fondo il proprio ruolo di guida, sostenendo le imprese nelle scelte strategiche e nell’adozione di strumenti efficaci.

Che cosa manca oggi?

Serve una visione di lungo periodo. L’intelligenza artificiale non può essere affrontata con la logica della contingenza o della propaganda. Occorre costruire un tavolo condiviso tra tutte le forze politiche, perché questa è una sfida che attraversa le legislature. Chi governa oggi e chi governerà domani deve sentirsi parte di una strategia nazionale comune.

Una sorta di patto bipartisan sull’AI?

Esattamente. Questi temi devono sfuggire alle diatribe politiche quotidiane. Serve un approccio degasperiano, nel senso più alto del termine: guidare il Paese dentro una transizione storica con responsabilità e visione. Bisogna abbattere gli steccati tra i partiti e coinvolgere fin da subito anche le opposizioni. Penso a un piano decennale sull’intelligenza artificiale, fuori dalle ideologie e capace di includere anche strumenti di fundraising e sostegno agli investimenti.

C’è anche un tema democratico dietro lo sviluppo dell’intelligenza artificiale?

Assolutamente sì. L’AI deve diventare uno strumento di democrazia e non di concentrazione del potere nelle mani di pochi. È questo il senso più profondo del lavoro che stiamo facendo con Polisophia: creare un luogo aperto, plurale, in cui mondi diversi possano confrontarsi e contribuire a costruire un modello di innovazione responsabile. Per questo al nostro evento abbiamo coinvolto sensibilità differenti. L’intelligenza artificiale riguarda tutti e tutti devono poter partecipare alla definizione delle sue regole.


×

Iscriviti alla newsletter