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Rubio tra diplomazia estera e futuro politico interno. Il viaggio a Roma letto da Lesser(Gmf)

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Tra crisi iraniana, opinione pubblica europea e dinamiche interne agli Stati Uniti, Rubio cerca di rilanciare il dialogo con Roma senza poter correggere completamente la linea di Trump. Ma guardando anche al futuro. Intervista con Ian Lesser, distinguished fellow e consigliere del Presidente del German Marshall Fund

La visita a Roma del Segretario di Stato americano Marco Rubio arriva in un momento di tensione tra Washington da una parte, e il governo italiano e il Vaticano dall’altra. Dopo settimane segnate da dichiarazioni controverse di Donald Trump, quanto il viaggio di Rubio potrà effettivamente impattare? Formiche.net ne ha discusso con Ian Lesser, distinguished fellow e consigliere del Presidente del German Marshall Fund.

La visita di Marco Rubio sembra avere l’obiettivo di riparare una relazione danneggiata dopo gli attacchi di Trump a Meloni e al Papa. Quanto è grave questo danno? Si tratta di un semplice aggiustamento tattico o di qualcosa di più profondo?

Il solo fatto che Rubio venga in visita sarà già utile. Non sono però del tutto sicuro che riuscirà a riparare completamente il danno, perché parla comunque con una voce diversa da quella del Presidente. Molto dipenderà anche dal contesto internazionale: se nelle prossime ore ci saranno sviluppi positivi sulla crisi con l’Iran, il suo messaggio sarà più semplice. Se invece la crisi resterà aperta, la conversazione sarà inevitabilmente più difficile. Anche in virtù del più ampio contesto europeo.

Che intende?

C’è una realtà evidente, cioè che l’opinione pubblica in Europa, inclusa quella italiana, è sempre più critica sia verso la guerra sia verso gli Stati Uniti e l’attuale amministrazione. Questo è un problema complesso da gestire. Senza dubbio si può migliorare la comunicazione e disinnescare alcune controversie, come i commenti sul Papa, che tralaltro hanno anche una risonanza politica interna negli Stati Uniti, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato.

A tal proposito, possiamo vedere il Segretario di Stato in una duplice veste per questo viaggio a Roma. La prima è quella politica: Rubio è percepito come un repubblicano più “tradizionale” rispetto ad altri, ed è uno dei possibili successori di Trump. Il fatto che sia stato inviato potrebbe essere un segnale che, al di là della retorica, le relazioni tra Roma e Washington restano importanti, nonostante le tensioni recenti?

Assolutamente sì. E, come dicevamo, anche se ci avviciniamo alle elezioni di metà mandato, molti guardano già alle presidenziali e alla questione della successione nel Partito Repubblicano. Rubio probabilmente cerca di rafforzare la sua immagine come voce più diplomatica e moderata, soprattutto su temi che hanno rilevanza politica diretta negli Stati Uniti, come i rapporti con il Vaticano e con l’elettorato italoamericano.

Pensa che Rubio stia agendo solo come Segretario di Stato o anche in funzione delle sue ambizioni future?

A quel livello è naturale che pensi anche alle sue prospettive future. Fa parte del gioco politico. Detto questo, si trova in una posizione delicata all’interno dell’amministrazione, dove ci sono altri attori con ambizioni simili. Deve quindi muoversi con cautela. Il suo stile, più diplomatico rispetto a quello del presidente e talvolta del vicepresidente, può essere un vantaggio, ma comporta anche dei limiti su ciò che può dire e fare.

La seconda dimensione riguarda invece il Vaticano. Rubio è un cattolico dichiarato, e questo lo rende una figura adatta a interagire con la Santa Sede in un momento così delicato?

Senza dubbio. Tuttavia, ci sono limiti chiari: il Papa ha una posizione molto definita sulla guerra, che considera una scelta sbagliata, e questo difficilmente cambierà. Quello che Rubio può fare è migliorare il clima, più che modificare le posizioni di fondo.

Tra Palazzo Chigi e la Santa Sede, dove potrebbe avere maggiore successo allora?

Probabilmente con il governo italiano. Anche Roma è stata oggetto di critiche da parte dell’amministrazione nelle ultime settimane. In quanto Segretario di Stato, Rubio ha margini per affrontare questioni concrete, come l’uso delle basi italiane, il caso Sigonella e altri dossier sensibili. È possibile che si arrivi a qualche forma di intesa, o almeno a un chiarimento.

 


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