Il gruppo guidato da Pietro Labriola, fresco di riconferma ai vertici della sostenibilità in Europa, si lascia alle spalle un trimestre con ricavi a quota 3,3 miliardi e un indebitamento ormai assestato. Ora l’orizzonte è settembre, quando dovrebbe andare in porto l’integrazione con Poste per dare vita al campione nazionale delle telecomunicazioni. La Borsa apprezza
Tim corre veloce verso l’integrazione con Poste, anche grazie a conti in ottima tenuta e una risposta del mercato all’indomani del lancio dell’Offerta di acquisto e scambio da parte di Poste decisamente positiva (+7,9% la crescita del titolo nell’ultimo mese). Operazione, giova ricordarlo, che darà anima e corpo al campione nazionale delle telecomunicazioni, con il ritorno in forze dello Stato in uno dei settori strategici dell’economia nonché primo vagito di quel consolidamento delle tlc a lungo invocato dagli operatori stessi.
Partendo proprio dai conti, Tim (confermata pochi giorni fa nell’Dow Jones Best in Class Europe di S&P Global, fra i principali indici di sostenibilità, posizionandosi tra le aziende leader nel suo settore, con il punteggio più alto fra le telco nel continente), nonostante un mercato globale carico di incertezza e volatilità, ha riportato nel primi trimestre dell’anno i ricavi totali in crescita a quota 3,3 miliardi di euro, con un incremento dell’1,4% su base annua spinto dal traino della controllata brasiliana e dalla robusta tenuta del mercato domestico. L’indebitamento netto after lease si è invece assesta a 7,3 miliardi di euro con la leva finanziaria rimasta sotto la soglia di due volte l’ebitda, rispettando le indicazioni strategiche e operative fornite agli investitori. Numeri decisamente graditi al mercato, che ha risposto con un allungo del titolo in Borsa oltre il 2% per tutto l’arco della giornata successiva.
Ce ne è abbastanza per permettere al ceo dell’ex Telecom, Pietro Labriola, di ribadire la bontà del percorso industriale intrapreso da Tim. “I primi tre mesi del 2026 sono in linea con le previsioni del gruppo e con la guidance fornita al mercato per l’intero esercizio”. Il manager ha rivendicato le scelte strutturali del passato recente osservando come “il riposizionamento delle diverse attività, avviato negli scorsi anni, continua a dare buoni risultati, con Tim Consumer che mostra una top line resiliente, Tim Enterprise che prosegue nel proprio percorso di crescita e Tim Brasil che si conferma fra i migliori operatori mondiali di tlc”. Il focus, adesso, resta incentrato su innovazione e snellimento della macchina operativa, un quadro in cui Labriola sottolinea l’impegno a semplificare la struttura societaria del gruppo, con la conversione delle azioni di risparmio, che si chiuderà entro fine maggio e il successivo raggruppamento azionario, oltre alla volontà di posizionare l’azienda come protagonista della sovranità digitale e dell’Intelligenza Artificiale.
Ambizioni che richiederanno una robuste dose di investimenti. Che Labriola, parlando con gli analisti all’indomani dei conti, ha portato a oltre mezzo miliardo. “Guardando al futuro, prevediamo di investire circa 500 milioni tra il 2026 e il 2028 per rafforzare ulteriormente le nostre infrastrutture, piattaforme e capacità sovrane. Tim Enterprise si trova in una posizione unica per intercettare la crescente domanda di soluzioni digitali sicure e sovrane e per svolgere un ruolo di primo piano nel plasmare il futuro digitale dell’Italia”.
Il mese clou sarà comunque settembre. Per quella data, infatti, Poste prevede di mandare in porto l’Opas sull’ex monopolista. Il gruppo guidato da Matteo Del Fante, che poche ore dopo Tim ha presentato i suoi conti trimestrali, chiusi con ricavi record a 3,5 miliardi, in crescita dell’8%, ha fissato per la fine del terzo trimestre la chiusura dell’operazione. Una tabella di marcia condivisa in toto da Labriola. “Siamo in linea con il percorso che ci siamo prefissati: le previsioni sono confermate e ci concentriamo completamente sull’esecuzione. Innanzitutto, i nostri risultati del primo trimestre sono stati pienamente in linea con le nostre aspettative”.
















