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Dalla tv alle piattaforme, come i broadcaster europei stanno costruendo il loro ecosistema digitale

Di Augusto Preta
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Nel XXIV Rapporto Annuale ITMedia, Turning Digital: The Broadcaster’s Digital Ecosystem, Augusto Preta esamina le principali novità e i processi di trasformazione che stanno ridefinendo la televisione europea e il più ampio ecosistema digitale

Mentre il dibattito pubblico continua spesso a contrapporre televisione tradizionale e streaming, il mercato europeo sta evolvendo in una direzione diversa. La vera trasformazione non consiste infatti nella sostituzione della televisione lineare da parte delle piattaforme OTT, ma nella nascita di un nuovo ecosistema digitale nel quale broadcaster, operatori pay, piattaforme streaming, pubblicità online e Connected Tv convergono progressivamente nello stesso ambiente competitivo. È questa una delle principali evidenze che emergono da Turning Digital 2026 – The Broadcaster’s Digital Ecosystem, il nuovo rapporto annuale di ITMedia Consulting.

Nel 2025 il mercato televisivo dell’Europa occidentale ha raggiunto i 80,4 miliardi di euro, in crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente, confermando la solidità dell’industria audiovisiva europea nonostante il rallentamento economico e le tensioni geopolitiche internazionali. Dietro questa crescita si nasconde però una trasformazione molto più profonda. Le categorie che per decenni hanno definito il settore stanno progressivamente perdendo significato. Broadcaster, operatori pay TV, piattaforme streaming e servizi video digitali competono ormai per le stesse risorse: audience, dati, investimenti pubblicitari e attenzione degli utenti.

La risposta europea alle piattaforme globali

Per anni l’evoluzione del mercato audiovisivo è stata raccontata quasi esclusivamente come l’affermazione dei grandi operatori globali dello streaming. Questa lettura oggi appare incompleta. I broadcaster europei stanno infatti accelerando la costruzione di ecosistemi digitali propri attraverso piattaforme Bvod, canali Fast, distribuzione su Connected Tv e sistemi pubblicitari basati sui dati. Il risultato è un modello che combina la forza editoriale della televisione tradizionale con le logiche tipiche delle piattaforme digitali. La crescita dei servizi Bvod è particolarmente significativa. Nati come semplici piattaforme catch-up, sono progressivamente diventati veri hub digitali attraverso i quali i broadcaster costruiscono relazioni dirette con gli utenti, raccolgono dati, personalizzano l’offerta e sviluppano nuove forme di monetizzazione. Nel 2025 i ricavi pubblicitari generati dal Bvod hanno raggiunto circa 2,6 miliardi di euro in Europa, rappresentando ormai oltre il 10% delle entrate pubblicitarie dei broadcaster.

Accanto al Bvod cresce il fenomeno Fast, ovvero i canali gratuiti supportati dalla pubblicità. Pur rappresentando ancora un segmento relativamente limitato, nei cinque principali mercati europei hanno già superato i 360 milioni di euro di ricavi e stanno diventando uno strumento importante per valorizzare cataloghi esistenti e intercettare nuove audience.

La convergenza tra media, dati e pubblicità

La trasformazione non riguarda però soltanto i contenuti. La vera novità consiste nell’integrazione crescente tra produzione audiovisiva, distribuzione digitale, dati e pubblicità. La Connected TV sta diventando il luogo nel quale convergono televisione, streaming, advertising digitale e tecnologie di misurazione avanzata. Non è più semplicemente uno schermo, ma l’infrastruttura attraverso la quale si organizza il nuovo ecosistema audiovisivo.
Anche l’evoluzione del mercato pubblicitario racconta questa dinamica. Nel 2025 la raccolta televisiva tradizionale è diminuita dell’1,6%, mentre l’Avod ha continuato a crescere fino a rappresentare il 26% dei ricavi pubblicitari televisivi complessivi, contro appena il 9% del 2019. La pubblicità video sta quindi abbandonando progressivamente la distinzione tra televisione e digitale, per spostarsi verso ambienti convergenti nei quali convivono linear TV, Bvod, Avod, FAST e Connected TV.

Un tema industriale e strategico per l’Europa

Questa evoluzione assume un significato che va oltre il settore audiovisivo.
In un contesto segnato dalla crescente competizione digitale globale, la capacità dei broadcaster europei di costruire piattaforme proprietarie, rapporti diretti con gli utenti e nuovi modelli pubblicitari rappresenta anche una questione di autonomia industriale e tecnologica.
Il Regno Unito appare oggi il mercato più avanzato nello sviluppo di questi ecosistemi, ma anche Francia e Germania mantengono posizioni molto solide. L’Italia, pur restando uno dei Paesi nei quali la televisione conserva il peso più elevato nel mercato pubblicitario, è chiamata ad accelerare la transizione verso modelli sempre più integrati e data-driven.

Oltre la contrapposizione tra lineare e streaming

L’insegnamento più importante che emerge dal rapporto è forse proprio questo: il futuro dell’audiovisivo europeo non sarà determinato dalla vittoria della televisione sullo streaming o viceversa. Sta emergendo un ecosistema nel quale contenuti, dati, pubblicità, piattaforme digitali e distribuzione convergono progressivamente all’interno di un unico mercato. I broadcaster che avranno successo non saranno necessariamente quelli che controlleranno i canali televisivi più forti, ma quelli capaci di costruire le relazioni più solide con il pubblico attraverso piattaforme digitali integrate, valorizzando insieme contenuti, dati e capacità tecnologiche. In questo senso, il futuro non è più “televisione contro streaming”. Il futuro è l’ecosistema digitale europeo dell’audiovisivo.


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