Skip to main content

Il paradosso di Pechino: Xi rafforza il Partito, ma a Taiwan cresce la distanza politica

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Un nuovo sondaggio rivela che quasi tre taiwanesi su quattro hanno un’opinione negativa del Partito comunista cinese. Un dato significativo anche tra gli elettori dell’opposizione, mentre Pechino affronta il quinto Plenum

Il 73,5% dei taiwanesi esprime un giudizio negativo sul Partito comunista cinese (Pcc), contro appena l’8,9% che ne ha un’opinione favorevole. È quanto emerge dal nuovo Taiwan Public Sentiment Survey, condotto tra il 20 e il 22 ottobre e diffuso dal sondaggista Tai Li-an. Il risultato conferma una diffidenza consolidata verso il partito guida di Pechino, ma soprattutto rivela quanto questa percezione attraversi le tradizionali divisioni politiche dell’isola.

Il dato più interessante riguarda infatti il Kuomintang (Kmt), principale forza dell’opposizione, storicamente favorevole al dialogo con la Repubblica Popolare. Anche tra i suoi sostenitori prevale una valutazione negativa del Pcc, con il 50,3% di giudizi sfavorevoli contro il 34% di favorevoli. Tra gli elettori politicamente indipendenti, la distanza è ancora più marcata: il 62,5% esprime sfiducia, mentre soltanto il 3,1% manifesta un orientamento positivo.

Questi numeri confermano che la competizione politica taiwanese non possa essere interpretata semplicemente come uno scontro tra posizioni favorevoli e contrarie alla Cina. La disponibilità al dialogo economico e diplomatico con Pechino non coincide necessariamente con l’accettazione del suo sistema politico, né tantomeno delle sue rivendicazioni di sovranità sull’isola. Una distinzione fondamentale per comprendere gli orientamenti dell’opinione pubblica taiwanese.

Il sondaggio arriva mentre il Partito comunista cinese si riunisce per il quinto Plenum del Comitato centrale, appuntamento rilevante per gli equilibri interni della leadership e la definizione delle priorità strategiche. La coincidenza temporale mette in evidenza una tensione strutturale: mentre Pechino continua a considerare la riunificazione un obiettivo politico irrinunciabile, la società taiwanese mantiene un orientamento largamente sfavorevole verso il partito che dovrebbe governarla.

Per Xi Jinping, questa distanza costituisce un problema che non può essere affrontato esclusivamente attraverso la pressione militare o l’integrazione economica. La crescente capacità coercitiva cinese può modificare il calcolo strategico di Taipei, ma non produce certamente consenso politico. Al contrario, rischia di consolidare la diffidenza anche tra quei segmenti dell’elettorato tradizionalmente più disponibili al confronto con Pechino.

La rilevanza del sondaggio risiede dunque nella distinzione tra competizione partitica e orientamento strategico della società. Le divisioni interne a Taiwan restano profonde, ma non implicano una corrispondente disponibilità ad accettare il modello politico cinese. È su questa distanza, prima ancora che sugli equilibri militari dello Stretto, che si misura uno dei principali limiti della strategia di Pechino.


×

Iscriviti alla newsletter