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Operazione Vivaldi, la tattica che ha aperto la strada alle avanzate ucraine

Di Filippo del Monte
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Dall’esperienza del 475º Reggimento “Code 9.2” all’Operazione Vivaldi, l’Ucraina mostra che nella grey zone si può tornare a manovrare. La chiave, secondo Sameer Joshi, è colpire il sistema ricognizione-attacco russo anziché le singole piattaforme

Il 475º Reggimento d’assalto autonomo “Code 9.2” dell’Esercito Ucraino è uno degli esempi più noti di integrazione tra armi di linea e droni. Nato come una normale unità di fanteria cui era stato aggiunto un drappello di droni da ricognizione, dopo i cicli operativi di Bachmut, Časiv Jar, Kliščiїvka e Lyman il rapporto si è invertito, aumentando drasticamente la presenza organica di droni, impiegati anche con funzioni offensive.

Durante la battaglia di Huljajpole, all’inizio di quest’anno, le forze del 475º Reggimento hanno affrontato la 40ª Brigata autonoma Fanteria di Marina delle Guardie “Krasnodar-Harbin” della Marina Militare Russa, infliggendole pesanti perdite con l’impiego di tattiche che sono state, poi, ripetute su larga scala nel corso dell’Operazione Vivaldi.

Mentre una parte importante della teoria – specialmente quella più critica nei confronti di qualunque tipo di approccio “manovriero” o che ritenga che il rapporto tra guerra di movimento e guerra di posizione sia paritetico e intercambiabile a seconda di specifiche condizioni sul campo – pensa che nella grey zone, cioè quello spazio interstiziale di incertezza dove il terreno è conteso, sia impossibile manovrare; le azioni connesse al ciclo operativo di Vivaldi sembrano mostrare il contrario proprio “a condizione”.

Infatti, ha scritto il teorico militare e ufficiale in congedo dell’Aeronautica Indiana, Sameer Joshi, che la novità tattico-operativa più importante emersa dalle observations dell’Operazione Vivaldi sta nel “metodo utilizzato per creare e proteggere successive avanzate tattiche sotto la minaccia di azioni offensive da parte dei droni russi”. Trattare il problema della trasparenza e della presenza dei droni nemici nello spazio aereo litorale come una questione di “difesa terminale” e non con un approccio sistemico non è una soluzione. A dover essere neutralizzato per ottenere risultati (sempre, ben inteso, di natura tattica) è il reconnaissance-strike system che tiene in piedi l’impalcatura del dispositivo militare nemico, non la singola piattaforma.

Alla trasparenza è connesso un elevato volume di fuoco, che può essere limitato proprio andando a rompere il meccanismo di trasmissione della kill-chain avversaria, così da consentire l’apertura di una “finestra di dominanza” utile ad avanzare. Mentre ad Huljajpole tale tattica fu impiegata dagli ucraini per frenare l’avanzata russa; a Lyman è stata usata in chiave offensiva per consentire alla fanteria del 3° Corpo d’Armata ucraino di avanzare sull’asse Novoselivka-Yarova e poi su quello Serednie-Shandryholove-Derylove-Drobysheve, con l’aggiunta della costituzione di quella security bubble o “bolla tattica” necessaria ad operare per manovra su terreno empty-transparent e della quale Joshi ha fornito ampia descrizione delle caratteristiche.


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