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Varsavia come Maidan? In Polonia la guerra ibrida di Mosca è già realtà

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Lo scontro sul Tribunale costituzionale polacco che in questi giorni divide la Polonia offre al Cremlino un’occasione per mettere in atto campagne di disinformazione e logorare il governo europeista e liberale di Tusk

La crisi istituzionale polacca è diventata il nuovo fronte della guerra informativa russa in Europa. Mosca sembra intenzionata a sfruttare le fratture interne di uno dei Paesi più impegnati a sostegno di Kyiv, con l’obiettivo di logorare il governo liberale e europeista di Donald Tusk e, con esso, il fronte europeo a fianco dell’Ucraina.

La scintilla è scoccata venerdì, quando cinque giudici eletti dal Parlamento, ma mai ammessi al giuramento dal Presidente della Repubblica Karol Nawrocki, sono entrati nella sede del Tribunale costituzionale e una di loro, Anna Korwin-Piotrowska, ha annunciato la sospensione del presidente della Corte, Bogdan Święczkowski, vicino al partito conservatore Diritto e Giustizia (lo stesso del Presidente). Nawrocki, in volo verso il Senegal, ha fatto invertire la rotta all’aereo, è rientrato a Varsavia e ha forzato il cordone di polizia che il governo aveva disposto attorno al Tribunale dopo l’arrivo dei manifestanti di destra, scontrandosi con i nuovi giudici.

Non è un episodio che si manifesta ex abrupto, ma è casomai l’ultimo capitolo di una contesa che dura da più di dieci anni. Nel 2015 il Pis rifiutò di insediare i giudici nominati dal Parlamento uscente, una scelta poi giudicata illegittima dalla Corte di giustizia dell’Ue, e dopo la vittoria della coalizione di Tusk nel 2023 la presidenza, prima con Andrzej Duda e poi con Nawrocki, ha bloccato ogni tentativo di riequilibrio. La legge non attribuisce al capo dello Stato alcun veto sulle nomine, ma prevede che i giudici giurino “davanti al Presidente”, e rifiutandosi di presenziare Nawrocki ha tenuto fuori dalla Corte i cinque magistrati, che alla fine hanno giurato in Parlamento.

È su questa frattura che il Cremlino ha innestato la sua narrazione. “In Polonia è in corso un golpe costituzionale”, ha dichiarato domenica Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, accusando i “liberali” vicini a Tusk di perseguitare i conservatori con un metodo “identico a quello dell’Ucraina neonazista”. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha prospettato per Varsavia “collasso e tragedia”, paragonando la situazione alla crisi del 2014 che portò alla fuga di Viktor Yanukovych da Kyiv, e ha accusato i polacchi di ipocrisia per aver “sostenuto e benedetto” tra i vicini ucraini dodici anni fa quella che sarebbe “essenzialmente la stessa cosa”. Il riferimento non è casuale: è la stessa cornice del “golpe neonazista” usata da Vladimir Putin per giustificare l’invasione del 2022, ora applicata a un membro della Nato.

Il messaggio è stato rilanciato da uno sciame di account su X, Telegram e forum online, che hanno diffuso notizie spesso false su violenze della polizia, e ripreso da esponenti della destra europea come Marine Le Pen, Nigel Farage e Geert Wilders. “Stanno usando un esercito di bot russi”, ha denunciato Tusk, osservando che non è un caso se le accuse trovano sostegno “tra le forze filorusse di tutto il mondo”.

Lo stallo sul Tribunale non è una creazione di Mosca, ma una vulnerabilità strutturale della democrazia polacca. Che fornisce alla Russia, ben abituata a cogliere le opportunità che le si presentano, un’occasione a basso costo per colpire dall’interno uno dei cardini del sostegno europeo a Kyiv.


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