Il vertice Italia-Africa di Addis Abeba consolida il Piano Mattei come piattaforma operativa e multilaterale della strategia italiana nel continente. L’analisi di Emanuela Del Re evidenzia risultati, sfide e credibilità di un’iniziativa che punta su investimenti concreti, partenariato paritario e sostenibilità nel contesto della competizione globale
Il secondo vertice Italia-Africa di Addis Abeba segna un passaggio chiave per il consolidamento del Piano Mattei, sempre più presentato da Roma come una piattaforma strutturata di cooperazione e non più come una semplice iniziativa nazionale. Intervenendo al summit, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “un nuovo capitolo” nelle relazioni tra Italia e Africa, sottolineando che in due anni il Piano è cresciuto fino a essere percepito come “una sinergia di portata internazionale” e non soltanto una strategia italiana. Il vertice, co-presieduto con il primo ministro etiope Abiy Ahmed e con la partecipazione dei 14 Paesi partner, della leadership dell’Unione Africana e del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, ha rappresentato dunque un momento di verifica politica e operativa dell’iniziativa.
In questo contesto, secondo Emanuela Del Re — vice responsabile Esteri di Forza Italia, già rappresentante speciale dell’Ue per il Sahel ed ex viceministra degli Esteri — il Piano Mattei costituisce “una sintesi perfetta tra ambizioni ideali e concretezza nelle azioni”.
“Quando mi chiedevano in Europa cosa pensassi del Piano Mattei, rispondevo che non potevo che plaudere a un’iniziativa di un Paese membro che si proponeva come riferimento attuativo per una nuova visione del partenariato con l’Africa, peraltro in linea con la visione già delineata dall’Ue nel 2022 con l’Unione Africana, quando venne definita la Visione comune per il 2030 e avviato il Global Gateway con lo stanziamento di 150 miliardi di euro per l’Africa”.
Il punto di forza, osserva Del Re, è l’aver intercettato una domanda africana molto precisa: concretezza. “Il pregio del Piano Mattei sta nell’aver trovato la giusta formula per il dialogo con l’Africa, continente apertissimo al partenariato ma alla ricerca di conferme della concretezza delle iniziative. Non è sufficiente la retorica politica del partenariato alla pari, dell’approccio non predatorio. Bisogna dimostrare da una parte una vera condivisione nei processi decisionali, dall’altra la reale attuazione dei progetti”.
Secondo Del Re, proprio questo elemento dovrebbe emerge dal vertice di Addis Abeba. “In questo vertice emerge che si intende avviare un percorso di sviluppo condiviso, con reali investimenti, nell’ottica dell’interesse prima di tutto africano e di riflesso italiano ed europeo”.
La fase successiva, aggiunge, richiederà un equilibrio delicato tra approcci diversi. “La sfida sarà trovare l’equilibrio tra l’approccio africano e quello italiano per avviare le prossime fasi, ma in questo campo il fatto che l’Italia abbia stanziato fondi importanti, cercando soluzioni per superare gli ostacoli finanziari, consente già di muoversi agilmente e affinare le prospettive”.
Del Re sottolinea inoltre alcune direttrici tematiche — dalla dimensione climatica alle infrastrutture energetiche — come elementi già concreti dell’iniziativa. “Sulla questione climatica, che è una priorità assoluta per l’Africa, l’Italia con il Piano Mattei ha investito molto, così come per gli assi di collegamento come il Corridoio di Lobito in Angola”.
Un altro aspetto decisivo riguarda la fiducia e il coinvolgimento degli attori africani? “Si parla molto di credibilità e influenza dell’Europa in Africa. Nella mia lunga esperienza politica in questo ambito, posso dire che il Piano Mattei ha colto l’importanza di ricostruire la fiducia, con il coinvolgimento di attori africani, come ad esempio le banche, con cui si identificano le strategie”.
Per Del Re, il valore aggiunto dell’approccio italiano risiede anche nella dimensione multilaterale. “Altro vantaggio del Piano Mattei è il fatto che l’Italia promuove la dimensione multilaterale, portando l’iniziativa nel G7 e nelle organizzazioni internazionali. Avendo io visto pian piano l’affermarsi dell’approccio bilaterale rispetto a quello multilaterale in Africa, credo che questa sia una dimensione da sottolineare”.
Il Piano mantiene credibilità proprio perché non si presenta come un modello rigido ma come un progetto in evoluzione? “Certo, e le sfide sono moltissime, ma il Piano Mattei può affrontarle via via. Infatti, credo che un elemento convincente sia il fatto che sia un progetto in divenire. Spesso gli accordi di partenariato sembrano rimanere congelati, seppure con progetti in corso, ma il fatto che il Piano Mattei si rimetta costantemente in gioco come in questi giorni ad Addis è certamente rassicurante”.
Tra le sfide strategiche emergono la sostenibilità e la competizione geopolitica nel continente. “Per me persiste sempre la sfida della sostenibilità. I corridoi energetici, ad esempio, vanno in questo senso, e anche il fatto che i progetti sono previsti in molte aree del continente. Un’altra sfida è la competizione con attori come la Cina, la Russia, gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia. Non è una questione semplice perché soprattutto Cina e Russia sono presenti in Africa da decenni, e altri attori si affacciano al continente”.
Secondo Del Re, tuttavia, l’approccio europeo non dovrebbe essere interpretato come competitivo in senso stretto. “Ho sempre sostenuto che l’Ue, e l’Italia come Stato membro, non debba sentirsi in competizione, perché il suo approccio presenta caratteristiche uniche, a partire dal fatto che è il più grande partner commerciale e di investimento del continente e ha dimostrato di stare dalla parte delle popolazioni con l’aiuto umanitario e l’aiuto allo sviluppo”.
In questo quadro, le recenti scelte statunitensi rafforzano indirettamente il ruolo europeo? “Le decisioni di Trump di tagliare il sostegno allo sviluppo e privilegiare l’approccio transazionale mettono ancora più in risalto l’unicità politica del partenariato con l’Ue e con l’Italia, con le sue caratteristiche propulsive verso un futuro costruito insieme”.
Resta però un nodo cruciale: lo scetticismo di parte della società civile africana. “Sì, se vogliamo evidenziare una sfida che secondo me deve essere una priorità per il Piano Mattei, è lo scetticismo delle organizzazioni della società civile africana, che esprimono preoccupazioni in merito alle priorità del Piano Mattei, il cui focus sull’energia, ad esempio, porterebbe a mettere in secondo piano lo sviluppo locale”.
Per superarlo, sarà decisiva la dimensione comunicativa e il coinvolgimento delle nuove generazioni? “Credo che una campagna di comunicazione a tutti i livelli nel continente, in collaborazione con l’Unione Africana, sia essenziale, così come un coinvolgimento più intenso con le nuove generazioni attraverso la formazione. La mia esperienza africana mi porta ad affermare che con il Piano Mattei si è trovato un ottimo strumento per rendere il partenariato credibile e attuabile, ma la narrativa è fondamentale. Le nuove generazioni sono esigenti”.
















