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Zelensky manda Umerov negli Usa per ridare slancio ai colloqui di pace

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L’Ucraina prova a riattivare il dialogo con Washington mentre i negoziati con la Russia restano bloccati. A pesare sono la crescente rigidità del Cremlino e il timore di un progressivo disimpegno strategico degli Stati Uniti

Kyiv rilancia gli sforzi per raggiungere un compromesso sul conflitto in Ucraina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha infatti inviato negli Stati Uniti il segretario del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa nazionale, Rustem Umerov, per incontrarsi con gli inviati del presidente statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner e rilanciare i contatti con l’amministrazione americana in una fase di crescente impasse diplomatica tra Kyiv e Mosca. I negoziati mediati da Washington sembrano aver raggiunto un punto morto, mentre Kyiv teme che l’attenzione strategica americana si stia progressivamente spostando dal conflitto ucraino alla crisi mediorientale e alla guerra con l’Iran.

Lo stesso Zelensky ha recentemente ammesso che il cambio di priorità degli Stati Uniti rischia di ridurre la pressione esercitata su Mosca. “Il problema è che la priorità degli Stati Uniti si è ora spostata verso il Medio Oriente”, ha dichiarato Zelensky a Newsmax nei giorni scorsi, sottolineando come questo permetta alla Russia di sentirsi meno esposta alla leva coercitiva americana. L’invio di Umerov negli Stati Uniti rappresenta anche il tentativo di ricucire una relazione che, negli ultimi mesi, ha mostrato segni di crescente frustrazione reciproca. A Kyiv pesa soprattutto l’asimmetria percepita nei contatti diplomatici, con Witkoff che si è recato più volte a Mosca dall’inizio dei colloqui sponsorizzati dagli Stati Uniti senza però visitare la capitale ucraina.

Sul terreno negoziale, le posizioni restano distanti. Il presidente russo Vladimir Putin continua a chiedere il ritiro ucraino dal Donbas, mentre Kyiv insiste affinché qualsiasi accordo si basi sulle attuali linee del fronte. Zelensky ribadisce inoltre che l’Ucraina non riconoscerà mai la cessione di territori, soprattutto quelli che Mosca non è riuscita a conquistare militarmente, soprattutto ora che l’avanzata russa sembra di nuovo essere arrivata ad un punto morto. Secondo fonti citate da Politico, negli ultimi mesi l’Ucraina si sarebbe trovata di fronte a un bivio sempre più netto: accettare un accordo di pace giudicato penalizzante oppure continuare la guerra ancora per anni. Finora Kyiv avrebbe scelto la seconda opzione. Le difficoltà nel raggiunger un’intesa sono state ulteriormente dimostrate in queste ore dalla vicenda relativa alla tregua per il 9 maggio proposta dal Cremlino.

Dietro le quinte, inoltre, emergono dettagli su un possibile tentativo statunitense di forzare un’accelerazione diplomatica durante il periodo pasquale. Secondo una fonte vicina ai colloqui, Witkoff e Kushner avrebbero dovuto accompagnare uno scambio di prigionieri e una tregua temporanea con una pressione pubblica su Zelensky affinché accettasse un trattato. Il piano, tuttavia, sarebbe fallito anche per il prevedibile rifiuto ucraino di subire un ultimatum pubblico.

Nel frattempo, anche l’interesse del Cremlino verso il negoziato sembrerebbe essersi raffreddato. Se in passato gli Stati Uniti riuscivano a facilitare liberazioni mirate di prigionieri richieste da Kyiv, oggi questo meccanismo starebbe progressivamente perdendo efficacia, segnale di una crescente rigidità russa e di un processo diplomatico sempre più fragile.


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