Non è più il Putin di una volta. Sfuggente e guardingo il presidente russo ha confermato alla fugace celebrazione dell’81esimo anniversario della vittoria sul nazismo, che a Mosca l’atmosfera è radicalmente cambiata e l’equilibrio del regime è instabile. Oltre alle pesanti ripercussioni economiche, lo confermano le tragiche notizie sull’altissimo numero di perdite di soldati russi nella guerra all’Ucraina. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Sotto un cielo plumbeo e in una mesta atmosfera non dissimile da quella di un funerale, sulla piazza Rossa di Mosca per la prima volta dopo i fasti militari di tutti gli 81 anni precedenti, una semplice e rapidissima sfilata di soldati e non la tradizionale parata con carri armati, pezzi semoventi, blindati e missili, ha celebrato l’anniversario della vittoria sul nazifascismo.
Dimesso e sparuto anche il numero degli ospiti stranieri, tra i quali i presidenti bielorusso Alexander Lukashenko e kazako, Kassim-Jomart Tokayev, e il premier della Slovacchia Robert Fico, che hanno affiancato Vladimir Putin alla Tomba del milite ignoto, sotto le mura del Cremlino, per deporre fiori in onore dei caduti in quella che in Russia viene definita la Grande guerra patriottica.
Fra sfilata, discorso di Putin e deposizione di fiori, tutta la cerimonia è durata appena 45 minuti. L’unica cosa uguale alle grandi parate kolossal del regime sovietico e dei primi ventuno anni di permanenza al Cremlino di Vladimir Putin, è stato il tono di sfida del presidente russo che in un discorso di quasi 9 minuti ha ribadito come “la nostra causa sia giusta”, allora contro la Germania nazista e, sottinteso, anche oggi contro Ucraina altrettanto nazista, come ha tenuto a ribadire.
Putin ha sottolineato come “la grande impresa della generazione vittoriosa ispiri i soldati che oggi svolgono l’operazione militare speciale e si oppongono a una forza aggressiva, armata e supportata dall’intero blocco Nato. “E nonostante ciò – ha assicurato Putin – i nostri eroi continuano ad avanzare”.
Parole che malgrado il tono perentorio, rappresentano una mezza ammissione delle difficoltà dell’armata russa che da quattro anni tenta invano di invadere l’Ucraina. Operazione speciale lampo ostenta Mosca, ma che si trascina senza grandi progressi tanto sul campo che sul fronte diplomatico, e che sta provocando un’ecatombe di perdite umane.
Il New York Times scrive che secondo le ultime stime la Russia ha perso più di 352.000 soldati. Cifra che fa ipotizzare come, sia sul fronte russo che su quello ucraino siano morti, complessivamente, circa mezzo milione di soldati.
Le cifre diffuse dal New York Times sono state rese note durante la sfilata a Mosca per la celebrazione della Giornata della Vittoria sulla Germania nazista dai media russi in esilio Meduza e Mediazona. Cifre estrapolate da un database di soldati deceduti e dal servizio russo della Bbc, basato in parte su post sui social media e registri testamentari russi. Tale database comprende attualmente quasi 218.000 nomi confermati di soldati uccisi sul fronte ucraino.
Il numero delle vittime lievita a 352.000 con l’aggiunta dei decessi riscontrati da Mediazona e Meduza sui registri della mortalità maschile nelle fasce d’età più giovani. Età evidente nei registri testamentari russi e sui decessi giovanili confermati dai tribunali della federazione delle repubbliche russe.
Come se non bastasse, la terribile cifra di 352 mila soldati russi morti non include quanti sono morti al fronte dall’inizio dell’anno e non comprende inoltre l’intera portata delle perdite tra i combattenti delle milizie formate nei territori ucraini occupati, gli stranieri arruolati in Africa, India ed in altri paesi dell’Asia, nonché i soldati della Corea del nord che hanno combattuto e sono morti per la Russia.
Una sostanziale conferma di queste stime viene dal think tank con sede a Washington, il Center for Strategic and International Studies, che ha calcolato come alla fine del 2025 le perdite russe avevano raggiunto la cifra di 325.000 soldati mentre quelle ucraine ammontavano a circa 140.000 soldati.
Un’altra conferma è venuta indirettamente dal presidente Donald Trump che ha auspicato che la tregua di alcuni giorni, da lui richiesta e accettata tanto da Putin quanto dal presidente ucraino Zelensky, venga prolungata e, soprattutto, ha aggiunto: “Mi piacerebbe vederla finire qui tra Russia e Ucraina… è la cosa peggiore dai tempi della Seconda Guerra Mondiale in termini di vite umane. Venticinquemila giovani soldati uccisi ogni mese, è pazzesco”.
Ma con Putin arroccato e blindato nei bunker, per timore di essere localizzato e centrato dai droni ucraini, come è accaduto in Iran con l’ayatollah Khamenei, la soluzione del conflitto con Kyiv è ancora molto lontana, anche perché per lui sarebbe fatale una eventuale tregua o la fine delle ostilità senza avere sostanzialmente ottenuto nulla di tutto quello per cui ha scatenato la guerra e fatto morire intere generazioni di russi.
Per Putin si tratta di una sconfitta storica, ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Una sconfitta storica che probabilmente delinea una fine annunciata della quale, per gli esperti di strategie militari, la mesta sfilata odierna per la lontana giornata di una vittoria che non si riesce più a conseguire, potrebbe rappresentare le prove generali del prossimo funerale al Cremlino.
















