La proposta Nato ai partner indo-pacifici di partecipare a StarLift segnala che la cooperazione con Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda si sta spingendo anche nel dominio spaziale. Il progetto punta a garantire il rapido ripristino delle reti satellitari in caso di crisi, ampliando la profondità geografica e operativa dell’Alleanza. Resta però il nodo più concreto, trasformare l’intesa politica in procedure, infrastrutture e compatibilità effettiva
La Nato ha proposto a Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, secondo quanto rivelato dal quotidiano giapponese Nikkei, di partecipare a StarLift, un progetto di cooperazione spaziale pensato per lanciare satelliti sostitutivi e ripristinare rapidamente le reti orbitali in caso di problemi ai satelliti già in servizio o alle strutture di lancio.
Per l’Alleanza Atlantica, il coinvolgimento dei quattro partner indo-pacifici porterebbe nello spazio una relazione di sicurezza già costruita su accordi e forme di coordinamento precedenti. Il contesto è la crescente militarizzazione dello spazio da parte di Cina e Russia, con lo sviluppo di attività di ricognizione satellitare e capacità di attacco contro assetti orbitali. In questo quadro, i siti di lancio diventano parte della postura di sicurezza.
Non contano soltanto i satelliti in orbita, ma anche la possibilità di sostituirli in tempi rapidi quando una crisi, un guasto o un’azione ostile interrompono servizi essenziali per comunicazioni, sorveglianza e operazioni militari. StarLift nasce proprio per ridurre questa vulnerabilità e oggi coinvolge già più di dieci alleati europei, tra cui Francia, Germania e Italia.
Il Giappone ha risposto positivamente alla proposta e ha avviato un coordinamento tra i ministeri competenti, ma l’eventuale adesione richiede ancora scelte operative e accordi specifici. La cooperazione sui lanci satellitari ha infatti una dimensione politica evidente, legata al rafforzamento dei rapporti tra Nato e Indo-Pacifico, e una dimensione pratica più esigente. Servono procedure condivise, compatibilità tra infrastrutture, regole per l’impiego dei siti e capacità di muovere oltre confine componenti e attrezzature senza rallentare la risposta.
Per Tokyo, l’interesse verso StarLift si inserisce in una cooperazione più ampia con l’Alleanza, già estesa a domini tecnologici sensibili e ora spinta verso la protezione delle reti satellitari. Per la Nato, l’intesa con i partner indo-pacifici amplia la profondità geografica della risposta e riduce la dipendenza da poche infrastrutture. Il risultato non è automatico. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di rendere compatibili accordi, infrastrutture e procedure operative.
















