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Dall’Islanda al Golfo, così il Mediterraneo ridisegna le priorità dell’Alleanza Atlantica. Parla Calovini (FdI)

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“Una delle domande più curiose è arrivata da un delegato algerino, che aveva chiesto e auspicato una collaborazione maggiore tra Nato e l’Algeria sul contrasto all’immigrazione clandestina, con tutti i rischi legati al terrorismo. Considero questo un esempio concreto di come si debba pensare alla Nato di domani, non più solo come difesa dell’area atlantica, ma come presidio di un fronte sud sempre più strategico in un’area geografica importante come il Mediterraneo”. Conversazione con il deputato di Fratelli d’Italia, Giangiacomo Calovini

Sta maturando, dall’Islanda ai Paesi del Golfo, una nuova consapevolezza, spiega a Formiche.net il membro della commissione esteri della Camera e della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato, Giangiacomo Calovini (FdI): che le dinamiche mediterranee, quindi il fronte sud, non si riverberano solo sui Paesi di area med, ma hanno un impatto ormai a 360 gradi e di conseguenza l’alleanza atlantica ha l’obbligo di ricalibrare politiche e iniziative. Il tema è in questi giorni al centro del Seminario del Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio Oriente (GSM), ospitato a Roma dalla Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, nel suo 30esimo anniversario.

Quale il bilancio di queste tre giornate?

L’iniziativa ha registrato un grande successo anche per il ruolo dell’Italia all’interno della Nato e dell’Assemblea parlamentare: lo dimostra la presenza di delegati provenienti da Paesi dell’alleanza e non, come Algeria, Marocco, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Qatar, Israele, giusto per citarne alcuni. Credo sia utile sottolineare la centralità della nostra nazione così come hanno ricordato il ministro della difesa Guido Crosetto, il rappresentante Speciale del Segretariato Generale della Nato per il Vicinato Meridionale Javier Colombina e l’inviato speciale dell’Ue nel Golfo Luigi Di Maio.

Non solo Iran: nel suo messaggio ai lavori, Giorgia Meloni ha parlato del peso strategico della sicurezza cooperativa e del fronte sud. Come intrecciarli con le politiche dell’alleanza?

Ho avuto l’onore di leggere il messaggio del Presidente del Consiglio, in cui ha voluto sottolineare l’importanza dell’Assemblea parlamentare e del dialogo parlamentare, specie in un momento particolarmente complesso e difficile come quello che stiamo vivendo. Una delle domande più curiose è arrivata da un delegato algerino, che aveva chiesto e auspicato una collaborazione maggiore tra Nato e l’Algeria sul tema migratorio, cioè sul controllo dei flussi e sul contrasto all’immigrazione clandestina, con tutti i rischi legati al terrorismo che possono derivare. Considero questo un esempio concreto di come si debba pensare alla Nato di domani, non più solo come difesa dell’area atlantica, ma come presidio di un fronte sud sempre più strategico in un’area geografica importante come il Mediterraneo che può essere determinante. Per cui in questo momento non c’è soltanto il tema iraniano sotto la lente di ingrandimento della Nato, ma tanti altri argomenti tutti fondamentali e noi siamo convinti che l’Assemblea parlamentare Nato e la Nato possano essere determinanti.

A proposito di prospettive e stabilità, abbiamo visto che è entrato a Gibilterra il sottomarino americano classe Ohio che si somma al mistero del drone ucraino a Lefkada. Il concetto futuro di Nato come può essere sviluppato, alla luce di episodi nel mare nostrum che non sono più saltuari?

Soprattutto utilizzando lo strumento geografico che ha l’Italia, che è un porto naturale messo lì nel mezzo del Mediterraneo. Prendo in prestito le parole del ministro Crosetto, ovvero che la difesa è fondamentale in questo momento, anche se magari politicamente non è particolarmente spendibile. Certo, sarebbe bello utilizzare più soldi per scuole, sanità e previdenza sociale ma tutte queste cose senza un’adeguata difesa non possono esistere. E siccome in questo momento il tema della difesa è diventato prioritario, bisogna spiegare alla gente che tutti i fatti nuovi citati sono segnali preoccupanti e per contrastarli serve un investimento, non soltanto economico, ma anche politico. Quello che noi stiamo facendo è esattamente un investimento di questo tipo e l’iniziativa di successo che si sta svolgendo a Roma va esattamente verso quella direzione.

La presenza di soggetti non mediterranei al Seminario del Gsm, come il Qatar e la Finlandia, in che modo contribuisce ad accrescere l’attenzione verso questa attività e soprattutto al rapporto sempre più strategico tra aree Med, Nord Europa e Medio Oriente?

Il Qatar non è di certo un Paese mediterraneo, però in un qualche modo è a noi legato per motivazioni storiche, culturali, geografiche. Al vertice di Roma sono intervenuti anche i delegati di Norvegia, Islanda, Finlandia: ciò dimostra attenzione crescente sia nei confronti del tema mediterraneo, sia verso la centralità italiana in questo preciso momento internazionale. Inoltre emerge che Mediterraneo e fronte sud non sono più temi che stanno a cuore soltanto all’Italia, alla Francia, alla Spagna, alla Grecia o a Cipro ma fanno parte di un comun sentire: la stabilità del Mediterraneo chiaramente ormai è uno scenario che ha conseguenze nei confronti di tanti Paesi.

Quanto il paniere di riflessioni che state facendo in questi due giorni potrà essere utile per il vertice Nato di Ankara?

Molto. Questa è la mia prima legislatura, ma ho visto e ho percepito anche negli occhi di altri relatori che, oggi come non mai, il collegamento tra la Nato e l’Assemblea parlamentare Nato è sempre più in crescita. Nei governi di area Nato c’è un susseguirsi di cambiamenti, ciononostante in molti casi, come in Italia, maggioranze e opposizioni dialogano in modo costruttivo perché in uno scenario importante e delicato come quello che stiamo vivendo, va sempre perseguita la ricerca di una crescita comune nell’interesse del Paese e a questo io credo che le delegazioni delle Assemblee parlamentare Nato e l’Assemblea parlamentare Nato lavorino in modo costruttivo. Il punto di caduta è nel poter influenzare in modo anche positivo e costruttivo proprio l’attività di governo, quindi in vista di un fondamentale vertice di Ankara noi auspichiamo che anche il lavoro dell’Italia possa essere visto in modo positivo e costruttivo.


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