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La presidenza cipriota trova l’intesa sui medicinali critici. Le perplessità dell’industria

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Mentre l’Europa prova a ridurre le dipendenze esterne su farmaci essenziali e principi attivi, il Critical medicines act entra nella fase decisiva. Il compromesso rafforza gli strumenti comuni, ma solleva le cautele dell’industria su prezzi e flessibilità

L’Unione europea ha trovato ieri in serata un accordo provvisorio sul Critical medicines act, il regolamento pensato per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti farmaceutici e ridurre la dipendenza europea da Paesi terzi. Il compromesso raggiunto nel trilogo tra Consiglio e Parlamento, dovrà ora essere formalmente approvato da entrambe le istituzioni.

I punti

Nato su impulso della Commissione, dopo anni segnati da carenze di antibiotici, insulina e altri medicinali essenziali, oggi raggiunge la maturità in un contesto geopolitico sempre più sensibile sul fronte delle catene del valore farmaceutiche. Tra i punti principali dell’intesa figurano il rafforzamento degli acquisti congiunti europei, nuovi criteri di resilienza nelle gare pubbliche e misure per incentivare la produzione di farmaci critici e principi attivi all’interno dell’Unione. L’accordo abbassa inoltre da nove a cinque il numero minimo di Stati membri necessari per chiedere alla Commissione l’avvio di procedure collaborative di procurement e amplia alcune disposizioni anche ai farmaci orfani.

A Bruxelles il compromesso viene letto come un tassello della strategia europea su autonomia strategica e sicurezza sanitaria. “Stiamo adottando misure concrete per ridurre le vulnerabilità, diversificare le catene di approvvigionamento e rafforzare la capacità produttiva europea di medicinali critici”, ha dichiarato il ministro della Salute cipriota Neophytos Charalambides.

La reazione dell’industria

Più fredda invece la reazione dell’industria. Eucope, l’associazione che rappresenta biotech e Pmi farmaceutiche innovative, ha espresso “serie preoccupazioni” soprattutto sulle disposizioni relative agli acquisti congiunti e all’inclusione dei farmaci orfani tra i medicinali di interesse comune. Secondo Alexander Natz, segretario generale dell’associazione, “in una fase di crescente pressione globale sui prezzi, anche alla luce di sviluppi come la politica statunitense della Most favored nation, è fondamentale che il procurement collaborativo non venga utilizzato esclusivamente per abbassare i prezzi. Questo meccanismo dovrebbe rimanere uno strumento volontario, accompagnato da adeguate garanzie, preservando così la flessibilità sia per gli Stati membri sia per le aziende”.


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