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Doha e l’arte della mediazione globale. Cosa è stato detto a Med-Or

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Dialogo, imparzialità e costruzione di fiducia tra le parti in conflitto. L’esperienza di Doha nei processi di mediazione raccontata dal ministro per gli Affari Esteri dello Stato del Qatar, Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi, in occasione dell’evento organizzato dalla Med-Or Italian Foundation

La mediazione come strumento centrale della politica internazionale e come risposta alla crisi dell’ordine globale. È questo il messaggio lanciato durante l’evento “Il valore della mediazione”, organizzato a Roma dalla Med-Or Foundation, con la partecipazione speciale del ministro di Stato per gli Affari Esteri dello Stato del Qatar Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi.

Un breve contributo del presidente della fondazione Marco Minniti incentrato sul valore della mediazione in un momento storico in cui “l’unilateralismo sembra prevalere” ha introdotto l’intervento del plenipotenziario qatariota, che ha sottolineato come la mediazione rappresenti “una pietra miliare” della politica estera di Doha, ribadendo al contempo che il Qatar “rifiuta l’idea di una soluzione militare” e considera il dialogo l’unico strumento capace di produrre risultati duraturi, ponendosi come mediatore credibili e imparziale e mirando a mantenere aperti i canali con tutte le parti coinvolte. “Il ruolo del mediatore non è raggiungere l’accordo: questo è compito delle parti in conflitto. Il mediatore deve costruire ponti”, è la formula proposta da Al-Khulaifi.

Formula che il Paese del Golfo ha applicato in vari teatri sparsi attraverso i continenti, mettendo a frutta una pluridecennale esperienza in questo ruolo, per rivestire il quale Doha si è guadagnata una certa credibilità grazie ad un modus operandi apprezzato dagli attori con cui si è interfacciata.  Nel portare avanti la mediazione, gli aspetti pratici sono infatti essenziali. Al-Khulaifi ha insistito sulla necessità di comprendere le radici profonde dei conflitti, costruire fiducia tra le parti, scegliere accuratamente il contesto negoziale e coinvolgere competenze multidisciplinari che spazino dagli aspetti politici a quelli economici, giuridici e umanitari. Altro tema attenzionato dal ministro di Stato del Qatar è stato quello della sostenibilità degli accordi, sottolineando come il vero successo di una mediazione non consiste nella firma di un’intesa, ma nella capacità di garantirne l’attuazione nel lungo periodo.

Al-Khulaifi ha ripercorso le principali esperienze diplomatiche del Qatar, dai negoziati tra Stati Uniti e Talebani alla guerra nella Striscia di Gaza, dal Libano alla Libia, fino all’Ucraina e ai conflitti africani, passando per il Venezuela. Sul dossier israelo-palestinese, considerato come centrale per Doha, il ministro qatariota ha ribadito che il suo Paese continua a lavorare con Egitto, Turchia e Stati Uniti in cerca di una soluzione stabile. “Non ci arrendiamo al cessate il fuoco, perché non è una soluzione duratura”, ha detto Al-Khulaifi, ricordando gli sforzi compiuti dopo il 7 ottobre per favorire tregue umanitarie e scambi di ostaggi. Il ministro qatarino ha poi evidenziato come i conflitti siano sempre più interconnessi, evidenziando che “Quello che accade in Europa crea un impatto nel Golfo e viceversa”. Una dinamica che rende ancora più urgente costruire un nuovo ordine internazionale fondato sulla mediazione e sul coinvolgimento di tutti gli attori regionali e globali. Una linea che il Qatar promuove oramai da molto tempo.


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