L’Eurogruppo informale di Nicosia sancisce la volontà di Bruxelles di affrontare il problema dei costi energetici, smettendola di girarsi dall’altra parte. Anche perché la Germania è sulla stessa barca dell’Italia. La sponda di Lagarde e il mezzo bottino di Giorgetti
Dall’Eurogruppo di Cipro il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, porta a casa un piccolo ma significativo bottino: l’Europa è pronta a valutare seriamente la concessione di nuova flessibilità sul deficit per permettere ai governi dell’Ue di aprire i cordoni della borsa e accorrere in soccorso di imprese e famiglie strozzate dall’aumento dei costi energetici, a sua volta riconducibile alla chiusura, semi-permanente, dello stretto di Hormuz. La richiesta di Giorgetti e, in generale, dell’intero esecutivo italiano, è nota. Un Paese che ha un disavanzo al 3,1% e che ha mancato l’appuntamento con l’uscita dalla procedura di infrazione, un mese fa, non può permettersi di fare nuovo deficit per aiutare l’economia.
A meno che l’Europa non lo consenta, equiparando la spesa per l’energia a quella per la Difesa, già fuori dal Patto di stabilità da tempo immemore. Una settimana fa, Giorgia Meloni ha scritto una lettera in cui scongiurava Ursula von der Leyen a guardare in faccia la realtà e disinnescare i vincoli di bilancio. L’Europa ha fatto melina anche allora, ma forse adesso il pressing italiano sta aprendo le prime crepe. Anche perché, sarebbe il caso di ricordarlo, anche la Germania è alle prese con l’aumento dei prezzi dell’energia. Berlino che non ha rinnovabili e nucleare, ha quasi sempre funzionato a fossili. In Francia il problema non esiste, perché c’è l’atomo a generare elettricità, mentre la Spagna viaggia quasi tutta a vento e sole. Con la Germania sulla stessa barca dell’Italia, per Bruxelles sarà difficile continuare a girarsi dall’altra parte.
Le intenzioni di Giorgetti, arrivando al vertice di Nicosia, erano buone. “Ad Eurogruppo ed Ecofin informale per parlare, tra l’altro, della situazione economica internazionale deteriorata dai recenti conflitti. Necessaria una flessibilità per energia per fornire supporto a famiglie e imprese”, ha scritto pochi minuti prima su X. E forse qualcosa si è mosso. “All’Eurogruppo informale a Cipro il ministro Giorgetti “, ha sollevato la questione della flessibilità di bilancio per rispondere ai rincari dell’energia anche in un contesto della lettera ricevuta dalla commissione dalla presidente del Consiglio. Attualmente stiamo guardando alle opzioni di policy, anche quelle di bilancio, per intervenire al meglio sulla crisi usando l’esistente flessibilità nel nostro quadro di regole”, ha chiarito il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, l’uomo che di fatto ha le chiavi della flessibilità nelle mani.
“L’Italia”, ha notato Dombrovskis, “è il Paese che chiede in maniera più consistente flessibilità supplementare. Più in generale sembra esserci un consenso tra i Paesi su una risposta mirata, che non faccia aumentare la richiesta di carburanti fossili e tenendo conto gli spazi di bilancio limitati”, ha concluso. Tradotto, serve ancora tempo per trovare la quadra. Ma a Bruxelles il problema ha finalmente nome e cognome. Anche perché ci si è messa Christine Lagarde, presidente della Bce, a ricordare come l’inflazione sia un fenomeno che si propaga e ora che se ne esauriscono le scorie, ne passa di tempo.
“Quando la crisi del Golfo Persico sarà finita, i prezzi dell’energia risulteranno probabilmente più alti rispetto a quelli precedenti a questa vicenda. E tra i fattori chiave maggiormente sotto i riflettori della Banca centrale europea, per valutare l’impatto dello shock energetico sull’inflazione, sono gli effetti di secondo livello e le generali aspettative di inflazione del pubblico. Come abbiamo detto ripetutamente, l’impatto dipenderà dalla durata della crisi e stiamo attenti a effetti diretti e indiretti e di secondo livello. Ma anche se la crisi dovesse risolversi adesso ci saranno effetti di trascinamento che continueranno semplicemente per la necessità di ripristinare la situazione ex ante. Ed è probabile che i livelli dei prezzi saranno più alti quando vedremo la fine di questa crisi”. Così Lagarde. E Dombrovskis, accanto a lei, non può non aver sentito.
















