Per l’esperta ucraina la deterrenza convenzionale è troppo esposta alle manipolazioni del calcolo costi-benefici, come dimostrato da quanto avvenuto al Cremlino nel febbraio 2022. Solo l’atomica cambia davvero il computo dei rischi per un aggressore. Ma quali sono le opzioni di Kyiv per godere di una copertua nucleare?
“Quest’anno sono stato a una conferenza a Baku, dove ho potuto incontrare tutta una serie di persone diverse. Tra queste c’era un funzionario del ministero degli Esteri tedesco, che mi ha detto che sia lui che io fossimo consapevoli del fatto che non sarebbe possibile per l’Ucraina preservare alcun tipo di deterrenza senza la copertura garantita dalle armi nucleari. Una lezione che noi ucraini abbiamo imparato sulla nostra pelle”. Così Polina Sinovets, direttrice dell’Odesa Center for Nonproliferation e visiting scholar all’Istituto Affari Internazionali, apre la sua conversazione con Formiche.net sul tema delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina nel periodo successivo al termine del conflitto con la Russia. Garanzie che, secondo l’esperta, dovranno necessariamente avere una componente nucleare per essere veramente efficaci. “Non ripongo troppa fiducia nei confronti della deterrenza convenzionale, poiché è sempre piena di incertezze, e il calcolo costi-benefici può essere facilmente manipolato da attori interessati per favorire una determinata visione. Esattamente come è successo nel 2022 al Cremlino, quando il Fsb ha prospettato a Putin lo scenario di una vittoria rapida e indolore. Ma la vittoria rapida non c’è stata, e il conflitto si protrae da più di quattro anni. Per questo dubito dell’efficacia della deterrenza convenzionale”. Se nell’equazione entra l’incognita nucleare, però, la situazione cambia. “La capacità nucleare è una sorta di bacchetta magica. È difficile pensare che si arrivi ad un suo impiego effettivo, per tutta una serie di condizioni. Tuttavia, è un’ottima arma di deterrenza, perché se uno Stato ha armi nucleari l’altra parte sa che esiste il caso estremo in cui esso decida di impiegare un ordigno atomico per tutelare la propria sopravvivenza. E il computo dei rischi cambia completamente”.
Assieme ad Adérito Vicente, docente all’Università Lusíada di Porto, Sinovets ha recentemente firmato un paper pubblicato dallo Iai proprio riguardo al futuro della deterrenza per l’Ucraina, e al ruolo che in essa giocheranno le capacità nucleari. Nel report sono presi in considerazione quattro scenari con diverse architetture di sicurezza per il Paese attualmente in guerra con la Russia. Il primo modello è quello delle garanzie ad hoc, affidate a una coalizione di garanti guidata da Stati Uniti, Regno Unito e Francia, sul modello delle intese bilaterali con gli alleati indo-pacifici o di una coalizione dei volenterosi. È flessibile, distribuisce l’onere e aggira gli ostacoli politici dell’allargamento; ma al tempo stesso resta appesa alla volontà politica degli attori garanti e priva delle strutture integrate di pianificazione che rendono operativo l’Articolo 5.
Il secondo modello è quello dell’adesione alla Nato, o comunque un impegno equivalente all’Articolo 5. Per gli autori è la garanzia più credibile in assoluto, perché istituzionalizzata e legalmente vincolante, e nessun singolo alleato potrebbe sfilarsi senza tradire l’intera Alleanza. Il prezzo pare però molto alto, sia per l’opposizione mostrata da parte di alcuni alleati, che per il fatto che con molta probabilità Mosca considererebbe questo sviluppo come il pericoloso superamento di una linea rossa. In questo caso la deterrenza sarebbe massima, ma altrettanto lo sarebbe il rischio di escalation. Il terzo modello sposta il baricentro sull’Unione europea, e quindi su un possibile ombrello nucleare francese esteso (con il puntello britannico). Rispetto al modello precedente ci sono più “difficoltà” poiché l’Ue non dispone di una struttura militare permanente paragonabile a quella atlantica, non possiede un deterrente proprio e un solo Stato membro ha l’arma nucleare. Rispetto al modello “Nato”, questo scenario ha però un vantaggio politico, poiché la Russia non si oppone formalmente all’adesione ucraina all’Unione.
Il quarto modello, infine, è quello della neutralità, riedizione aggiornata delle formule finlandese o austriaca, ma anche di quella ucraina nel periodo successivo alla firma del memorandum di Budapest nel 1994, quando Kyiv ha rinunciato al suo arsenale nucleare in cambio di garanzie di sicurezza offerte sia da Mosca che dall’Occidente. Garanzie che però sono rimaste sulla carta. Sono gli stessi autori a notare che la fiducia in assicurazioni di questo tipo è ormai infranta.
Nel paper non viene però neanche presa in considerazione l’ipotesi di un’Ucraina con un proprio arsenale nucleare. “Penso che sia impossibile da realizzare. Se Mosca scoprisse che stiamo costruendo armi nucleari, o che abbiamo un arsenale nucleare nascente, si muoverebbe immediatamente per distruggerlo, usando questo obiettivo come fonte di legittimazione per una nuova guerra. È per questo che non penso sia davvero fattibile pensare a questa opzione nel breve o medio termine”, dice Sinovets, “L’unica opzione possibile che possiamo avere a questo riguardo è che ci fossero delle forti instabilità interne in Russia, con Mosca che si occuperà delle proprie faccende, e non guarderà all’Ucraina così da vicino. In questo caso l’Ucraina potrebbe percorrere questa opzione, o persino entrare nella Nato, che penso sia sempre un modo più sicuro per proteggersi”.
















