Skip to main content

Lo stop ai data center a New York riaccende lo scontro negli Usa (e non solo)

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

New York è il primo Stato americano che si appresta a varare una moratoria sugli impianti di AI. Durerà un anno, durante cui verranno effettuate tutte le valutazioni del caso. C’è da capire l’impatto ambientale ed economico che queste strutture hanno sulle comunità dove sorgono. Di richieste simili in giro per gli Usa ce ne sono sempre di più

New York fa da apripista. Per un anno, nello Stato americano non si potranno costruire data center. A spiegare la ragione è la governatrice Kathy Hochul: “Lo sviluppo dei data center minaccia di far aumentare le bollette di luce e acqua, di far esaurire le nostre risorse naturali e di creare incertezze tra i newyorkesi. È quindi una mia responsabilità prendere provvedimenti”. Durante i prossimi 12 mesi, dunque, le autorità competenti valuteranno gli effetti delle nuovi costruzioni e fisseranno dei criteri uniformi a cui tutte le aziende dovranno adeguarsi. La moratoria interessa anche le strutture che superano le soglie tra i 20 e i 50 megawatt. E alimenta un dibattito già molto acceso in America.

Lo scontro tra aziende e istituzioni locali è ormai lampante. Mentre le prime vogliono costruire nuovi impianti per soddisfare la fame di intelligenza artificiale, i governatori vogliono vederci chiaro prima di lasciare le licenze. Ci sono diverse questioni da risolvere e preoccupazioni da sciogliere. Da tempo gli esperti mettono in guardia sull’impatto che i data center hanno sulle comunità locali.

Queste strutture sono energivore, consumando risorse naturali indispensabili per alimentare le strutture. Nel 2023 sono stati consumati 65 miliardi di litri ma, per il Lawrence Berkeley National Laboratory, entro il 2028 questa cifra potrebbe oscillare tra 140 e 300 miliardi. Basti pensare che con 20 milioni di litri, tanti quanti ne consuma un data center in un giorno, si potrebbe coprire il fabbisogno di una città con una popolazione media di 30mila abitanti. Ci sono inoltre effetti indesiderati, come quello verificatosi nei pressi di una struttura di Meta in Wyoming, dove si registra una contaminazione delle acque reflue.

Il problema è anche economico, per il conseguente aumento del costo dei consumi. Secondo Quartz, rispetto a cinque anni fa le bollette delle abitazioni situate vicino a un data center sono aumentate del 267%. New York ne è l’esempio perfetto. Con circa 130 data center presenti sul suo territorio – per avanzare un paragone: il Texas ne conta 500 mentre la Virginia oltre 600 – l’impatto è comunque pesantissimo. Secondo i dati forniti dallo Stato, il prezzo medio dell’energia elettrica dei cittadini è aumentato del 68% dal 2019 a oggi. A maggio erano in attesa di allacciamento alla rete statale oltre 12 gigawatt di impianti ad altissimo consumo energetico, compresi i data center. Tanto per capirci: con un solo gigawatt di elettricità è possibile alimentare all’incirca 750.000 abitazioni. Ecco perché il 46% degli intervistati nel sondaggio del Siena Research Institute accetta di buon grado la decisione della governatrice. C’è da dire che manca ancora la firma sull’ordine esecutivo da parte di Hochul. Ma da come parla sembrerebbe solo una formalità.

New York, dunque, si appresta a diventare il primo Stato a prendere una decisione simile. Potrebbe però non essere l’unico. Come scritto, il dibattito è in corso. Il Maine voleva approvare una legislazione simile, fermato solo dall’opposizione della governatrice Janet Mills. Il data center dovrebbe sorgere in una cittadina alle prese con una crisi occupazionale dovuta alla chiusura di una fabbrica. Per cui, la governatrice democratica non ha voluto togliere altro lavoro ai suoi concittadini.

Tuttavia, le richieste per fermare la costruzione su larga scala si stanno moltiplicando. Richieste simili a quelle presentate a New York e Maine sono state presentate in South Dakota, Vermont, Oklahoma, Maryland, Georgia, Minnesota, Wisconsin, Michigan, New Hampshire e Virginia. La battaglia dunque è appena cominciata.


×

Iscriviti alla newsletter