Francesco Nicotri ricorda l’esperienza del primo ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella e del suo progetto di riforma di ampio respiro che, pur non essendo mai arrivato alla discussione parlamentare, ha avuto il merito di aver posto, nell’Italia repubblicana e post-bellica, al centro del dibattito nazionale l’ordinamento generale dell’istruzione, dalla scuola materna all’università, inclusa l’educazione popolare
Il 13 luglio 1951, il disegno di legge Norme generali sull’istruzione n. 2100 veniva presentato alla Camera dei Deputati dal ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella, che resse quel dicastero dalla prima nomina del 1946 fino al 1951 – questi “Cinque anni al Ministero della Pubblica Istruzione” sono raccontati nella sua autobiografia del 1981.
Interessa qui rendere tributo al suo progetto di riforma di ampio respiro che, pur non essendo mai arrivato alla discussione parlamentare, ha avuto il merito di aver posto, nell’Italia repubblicana e post-bellica, al centro del dibattito nazionale l’ordinamento generale dell’istruzione (dalla scuola materna all’università, inclusa l’educazione popolare), ovvero la traduzione in termini concreti di alcune precise istanze (costituzionali, sociali e pedagogiche), a partire dalla libertà della scuola e nella scuola e dalla promozione del pieno sviluppo della persona umana. Per una più puntuale trattazione dei rapporti tra la Costituzione e questa riforma organica, pienamente degasperiana, si suggerisce la lettura del discorso (“I principi costituzionali della riforma della scuola”) tenuto dal ministro Gonella presso il Senato della Repubblica nella seduta del 5 maggio 1950.
Nella relazione di accompagnamento al disegno di legge, in particolare nel riferimento ad una citazione di Niccolò Tommaseo, si metteva in evidenza che il lavoro di riforma non si sarebbe dovuto intendere come una moltiplicazione di formalità ma quale rinnovamento d’intima vita. Rinnovamento risultato di quel “metodo democratico della consultazione diretta” adottato con lo svolgimento di un’Inchiesta nazionale – tutti i lavori furano realizzati da 1700 volontari – che può essere considerata una “specie di democratica Costituente della scuola”. È altrettanto interessante sottolineare l’istituzione, nell’aprile del 1947, della Commissione nazionale d’inchiesta per la riforma della scuola, presieduta dal ministro Gonella e composta da ex ministri della Pubblica Istruzione succedutisi dopo il luglio 1943 (Severi, Cuomo, De Ruggiero, Arangio Ruiz e Molè); al pari, l’attivazione di cinque sottocommissioni (“formate da competenti nei singoli rami dell’insegnamento e da esponenti dei principali orientamenti ideologici sui problemi della scuola, nonché da esponenti d sindacati e di tutti i partiti politici, nessuno escluso”) a garanzia dell’imparzialità dell’indagine – oltre 300.000 furono le risposte ai questionari curati dalle sottocommissioni. Parallelamente, in quegli anni, si aprì, nel nostro Paese, un dibattito sul progetto di riforma tra gli educatori nell’ambito di più fascicoli del periodico “La Riforma della Scuola” e all’interno di convegni di studio tenuti in varie città. Rilevante fu pure l’invio all’estero di alcuni tecnici per studiare gli ordinamenti scolastici di altri Paesi. Inoltre, sempre su iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione, fu condotta un’indagine in vari strati della popolazione italiana per “saggiare, sui problemi scolastici, ceti sociali e familiari che vivevano dalla vita della scuola”.
Per “passare dai suggerimenti formulati nelle conclusioni dell’Inchiesta a definitive proposte di legge” fu costituita, nel luglio 1949, la Commissione ministeriale per il progetto di legge di riforma della scuola, presieduta dal Ministro Gonella e composta di funzionari dell’amministrazione, di ispettori, di provveditori agli studi e di docenti. Ancora una volta, l’accento veniva posto sull’urgenza di individuare un metodo per mettere ordine nella legislazione scolastica. In sintesi, la “riforma Gonella”, a cui presero parte la scuola e l’amministrazione scolastica per oltre un quadriennio, è il risultato di un percorso articolato in tre fasi: la fase consultiva, diagnostica, rappresentata dai lavori dell’Inchiesta nazionale e pure della Commissione ministeriale di accertamento delle condizioni della scuola (istituita nel gennaio 1949 ); la fase valutativa, critica, ricapitolata nei due volumi – “Lineamenti di riforma della scuola” e la “Relazione al Consiglio Superiore della pubblica istruzione sui problemi della riforma della scuola” – ad opera della Commissione ministeriale per il progetto di legge di riforma della scuola; la fase costruttiva, sistematica, iniziata con il reperimento organico delle leggi vigenti e conclusa con l’elaborazione del disegno di legge e del materiale relativo alle norme di attuazione e a quelle regolamentari.
Insomma, si è trattato di un vero e proprio lavoro collettivo, di vasto impegno, la cui lungimiranza può misurarsi nella proposta di inserimento (art. 15, nelle scuole di ogni ordine e grado) del nuovo insegnamento dell’educazione civile, ossia la conoscenza dell’ordinamento dello Stato e dei diritti e doveri del cittadino, con l’intento – come si legge nella Relazione – di contribuire ad “alimentare nei giovani l’amore della Patria che non è una realtà transeunte come i regimi politici, né una società che assorbe e asserve l’individuo, ma una madre che dona, che libera e innalza”.
In questa sfida, meglio avventura, anche di carattere politico, Guido Gonella è stato autentico testimone della centralità della scuola al di sopra dei partiti impegnandosi nella costituzione di una coalizione di tutte quelle forze – per dirla con le sue parole – che “desidera(va)no l’unico vero bene della nazione: l’elevazione intellettuale e civile del nostro popolo”.
Della figura umana, politica e istituzionale di Gonella si potrebbe, anzi si dovrebbe, dire molto di più. Ora sempre con riguardo al sistema educativo di istruzione e di formazione italiano, a conferma del bisogno di riscoprire la storia di questo “sincero figlio della Chiesa, illustre statista, autorevole studioso e docente di diritto e dell’insegnamento sociale cristiano” (San Giovanni Paolo II), si richiama il passaggio di un editoriale del Presidente Giulio Andreotti, pubblicato su 30Giorni nel 2002: “Benedetto Croce aveva dichiarato che, lui vivente, non avrebbe accettato la vergogna di vedere un cattolico al Ministero della Pubblica istruzione (…) Croce corresse dopo non molto il suo tiro, avendo rapporti molto cordiali con l’uomo di cultura Gonella che svolse un ottimo lavoro ministeriale adoperandosi per giuste riforme, ma senza l’ansia di affidare alla storia una sua riforma”.















