Mentre il governo di Milei cerca un punto di equilibrio tra Pechino e Washington, il caso della compagnia di tecnologia che sbarca nel Paese sudamericano accende le minacce sul ritiro del visto statunitense per alcuni esecutivi argentini
Nuove tensioni tra il governo degli Stati Uniti e la Cina. Questa volta in mezzo c’è un Paese sudamericano, che cerca di muoversi nella difficile impresa di restare alleato di entrambi. L’Argentina è una delle protagoniste di questo episodio di pressioni e minacce tra Pechino e Washington, in seguito a una possibile cooperazione tra la compagnia cinese di tecnologia Huawei e la cooperativa argentina Calf, che offre servizi di elettricità, acqua, gas e fibra ottica nella cittadina di Neuquén.
Questa località ha un ruolo strategico perché è vincolata a Vaca Muerta, uno dei più grandi giacimenti petroliferi e di gas dell’Argentina.
Davanti alla possibilità di un coinvolgimento dei cinesi in questo mega-progetto energetico, gli Stati Uniti hanno voluto lanciare un duro avvertimento: in caso della concretizzazione della partecipazione di Huawei, gli Usa ritirerebbero il visto americano a 18 dirigenti della cooperativa Calf.
Questa delegazione è stata ad aprile in Cina per visitare la sede centrale di Huawei e andare avanti nei negoziati. L’accordo include l’uso di intelligenza artificiale, monitoraggio di reti elettriche e collegamenti Wi-Fi della Cina in Argentina.
Lo scontro si è diffuso sui social network, fino a provocare la reazione dell’ambasciata cinese in Argentina, che ha criticato la posizione americana qualificandola come “arrogante e piena di pregiudizi” che danneggiano la sovranità del Paese sudamericano. Dalla parte americana, invece, sostengono che l’eventuale ritiro dei visti risponde alla necessità di proteggere la sicurezza e gli interessi Usa in Argentina. Le autorità statunitensi credono che Huawei svolga attività di spionaggio per il Partito Comunista cinese e la presenza della compagnia potrebbe condizionare gli investimenti americani a Vaca Muerta.
Intanto, il governo del presidente Javier Milei ha rinnovato lo swap di monete con la Cina e continua a esportare prodotti cinesi. L’Argentina cerca di attrarre investimenti stranieri (specialmente dagli Usa, grazie all’intesa con il presidente Donald Trump) ma non vuole rallentare il rapporto commerciale con la Cina.
















