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Terre rare, l’ultimo strappo a Pechino. Gli Usa si prendono Serra Verde

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Con l’ultimo investimento di 750 milioni di dollari si chiude il cerchio per rilevare la società carioca e le sue ricche miniere nell’Amazzonia. E così il conto con la Cina è chiuso

Il dado è ormai tratto. Gli Stati Uniti viaggiano alla velocità della luce verso l’autonomia strategica sulle terre rare, recidendo le ultimi tiranti che li legano alla Cina. L’ultimo tassello è stato aggiunto con l’investimento del dipartimento della Guerra americano che, in collaborazione con l’ufficio del sottosegretario alla Guerra per la Politica della base industriale, ha annunciato un investimento di 750 milioni di dollari al servizio di un accordo di fornitura di carbonati misti di terre rare prodotti presso il Progetto Pela Ema gestito dalla società Serra Verde, nel Brasile centrale. Questa partnership strategica, ha chiarito lo stesso Dipartimento statunitense, creerà una catena di approvvigionamento sicura per gli elementi delle terre rare fondamentali per la difesa nazionale e la sicurezza economica.

Attenzione, c’è un filo rosso che collega l’ultimo capitolo dell’indipendenza statunitense alle precedenti operazioni. Questi 750 milioni di dollari, infatti, fanno in realtà parte del ben più grosso investimento da 1,55 miliardi di dollari per capitalizzare una società veicolo creata per acquisire il 100% della stessa Serra Verde da parte dell’americana Rare earth, di cui lo stesso governo federale è azionista al 10%. Ricapitolando, con l’ultima tranche di capitale ora il veicolo poc’anzi menzionato ha raggiunto la sua piena dotazione finanziaria, avviandosi a finalizzare l’acquisto di Serra Verde.

“Garantire catene di approvvigionamento resilienti, sia a livello nazionale che con gli alleati, è un requisito fondamentale per la conduzione della guerra”, ha dichiarato nello statement del Dipartimento americano Mike Cadenazzi, sottosegretario alla Guerra per le Politiche relative alla base industriale. “Collaborando con Serra Verde, compiamo un passo decisivo per rompere il quasi monopolio dei nostri avversari (la Cina, ndr) sugli elementi delle terre rare. Questo sforzo congiunto garantisce alla nostra base industriale della difesa un accesso garantito e a lungo termine ai materiali critici necessari per la produzione di sistemi d’arma di nuova generazione e per il mantenimento del nostro vantaggio tecnologico.”

Non a caso, una volta pienamente operativo, questo progetto garantirà un’ingente fornitura di elementi vitali come disprosio, terbio, neodimio e praseodimio, aggirando di fatto il predominio cinese nella catena di approvvigionamento e supportando le emergenti capacità produttive di magneti negli Stati Uniti. E poi il Brasile è oggi il secondo mercato al mondo di minerali critici, dietro alla sola Cina per l’appunto.


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