Un quarantenne russo residente in Romania è stato fermato con l’accusa di tentati atti di diversione. Secondo l’intelligence di Bucarest fotografava basi, centri di comunicazione, mezzi militari e infrastrutture critiche. Il SRI parla di un’operazione coordinata dalla Federazione Russa e richiama uno schema già incontrato nelle indagini degli ultimi due anni
Poche ore fa, le autorità rumene hanno fermato un cittadino russo di quarant’anni, residente nel Paese, accusato di tentati atti di diversione.
A darne notizia sono stati il Serviciul Român de Informații, il servizio di intelligence interno della Romania, e la Direzione per le indagini sulla criminalità organizzata e il terrorismo (Diicot). Il Sri sostiene di avere impedito “un’azione di sabotaggio sul territorio nazionale” nell’ambito di un’operazione condotta insieme alla Diicot, alle strutture del ministero dell’Interno e della Difesa e a servizi di intelligence stranieri. Secondo Bucarest, l’operazione sarebbe stata coordinata dalla Federazione Russa.
L’uomo era sotto osservazione dal febbraio scorso. L’indagine, spiegano le autorità rumene, avrebbe ricostruito una prolungata attività di ricognizione fotografica e video su obiettivi considerati sensibili: centri di comunicazione, basi militari nazionali impiegate anche dagli alleati Nato, sedi appartenenti al sistema della difesa e della sicurezza nazionale e infrastrutture critiche.
La ricostruzione della Diicot è ancora più circostanziata. Tra febbraio e luglio 2026 il sospettato avrebbe identificato e sorvegliato installazioni militari, raccogliendo informazioni e trasmettendo fotografie di equipaggiamenti delle forze armate rumene e alleate, nonché degli spostamenti di personale e mezzi da combattimento. Le attività contestate riguardano obiettivi nelle contee di Cluj, Costanza, Călărași e Ilfov, oltre che nella capitale Bucarest. Il contatto con il coordinatore sarebbe avvenuto attraverso servizi di messaggistica online cifrata. La procura ha annunciato che chiederà alla Corte d’appello di Bucarest la custodia cautelare per trenta giorni.
Tra gli obiettivi documentati, secondo il Sri, figuravano anche velivoli cargo ucraini Antonov durante la loro permanenza in Romania. È un dettaglio che aiuta a collocare il caso dentro un quadro più ampio. La Romania è uno dei Paesi della frontiera orientale della Nato e, dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il suo territorio ha assunto un peso crescente nella postura militare alleata e nei collegamenti logistici verso Kyiv.
Bucarest evita tuttavia di presentare il fermo come un episodio isolato. Nel comunicato diffuso martedì, il Sri afferma che le informazioni raccolte mostrerebbero “un modello operativo simile” a quello utilizzato in altri Stati europei da reti di sabotatori coordinate da entità russe. Il ricorso a intermediari, comunicazioni digitali e persone incaricate di effettuare sopralluoghi o azioni materiali lontano dai loro committenti è ormai uno degli elementi osservati con maggiore attenzione dai servizi europei.
Per la Romania esistono anche precedenti diretti. Nel 2024 il Sri aveva individuato un cittadino colombiano, Luis Alfonso Murillo Diosa, arrivato nel Paese con l’obiettivo, secondo l’intelligence rumena, di compiere atti di sabotaggio su indicazione di un intermediario collegato alla Russia. L’uomo era stato fermato mentre documentava una zona di Bragadiru vicina a infrastrutture energetiche e di telecomunicazione; nel settembre 2025 la condanna a sei anni di carcere è diventata definitiva.
Nell’ottobre successivo il Sri aveva annunciato un’altra operazione, questa volta contro due cittadini ucraini accusati di voler incendiare a Bucarest una sede della società di spedizioni Nova Post. Secondo le autorità rumene, i due agivano sotto il coordinamento diretto di esponenti dell’intelligence russa e avevano depositato pacchi contenenti dispositivi incendiari artigianali attivabili a distanza.
Più che la singola ricognizione su una base militare, per i servizi rumeni conta il metodo: raccolta preliminare di informazioni, utilizzo di intermediari, comunicazioni criptate e separazione tra chi impartisce le istruzioni e chi opera sul terreno.
















