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Un’intelligence europea è possibile? Il contributo dell’Ice

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Mentre l’idea di un’intelligence europea resta lontana, a che punto è e come opera l’Intelligence College in Europe? “L’obbiettivo è farne un attore centrale per gli studi d’intelligence e sulla sicurezza europei, favorendo il loro riconoscimento e consolidamento accademico”, racconta il prof. Luciano Bozzo (Università di Firenze)

Negli ultimi trenta anni, a seguito della diffusione delle reti terroristiche internazionali jihadiste e del moltiplicarsi delle “guerre asimmetriche”, poi “ibride”, da più parti si è invocato un vero, efficace coordinamento dei servizi d’intelligence europei, quando non la creazione di un’agenzia comune. La natura ambigua, a volte indefinita, e la dimensione transnazionale di avversari e minacce rende infatti essenziale, come mai prima, una capacità di previsione e azione anticipata. Ne risultano enfatizzati il coordinamento, lo scambio di informazioni e la cooperazione tra le agenzie nazionali europee, gran parte delle quali hanno dimensioni giocoforza ridotte, rispetto alla dimensione dei nuovi compiti che debbono assolvere.

Il tema, tuttavia, è tanto rilevante quanto sensibile e controverso. Agire nella direzione di una maggiore cooperazione e scambio di informazioni tra le agenzie d’intelligence significa toccare il cuore stesso della sfera della sovranità statale. Raccolta, elaborazione e impiego delle informazioni, a difesa dell’interesse nazionale, sono la ragione dell’esistenza dell’intelligence. Le informazioni costituiscono la materia prima, preziosa, che ogni agenzia utilizza per rispondere ai propri obbiettivi, istituzionali e non solo. Non a caso, la gelosa protezione e non condivisione delle informazioni, attraverso e persino entro i confini nazionali, è una caratteristica strutturale delle agenzie nazionali.

In quest’ottica, la creazione di un’intelligence europea, che sia qualitativamente diversa da mera entità burocratica formalmente volta a incentivare scambio d’informazioni e coordinamento, appare irrealistica. Tutt’altro che irrealistico, invece, è ogni sforzo volto a sviluppare un linguaggio e una cultura d’intelligence il più possibile condivisi su scala continentale, fondamento naturale di qualsiasi rafforzata cooperazione futura. È questo lo scopo di un’iniziativa che in Italia non ha avuto, sin qui, l’attenzione e la pubblicità che merita: l’Intelligence College in Europe (Ice).

L’Ice, organizzazione a cui possono aderire soltanto Paesi europei, intende favorire la più intensa cooperazione tra agenzie europee, tramite sviluppo e diffusione di una cultura d’intelligence strategica condivisa. Questo attraverso il consolidamento dei legami già esistenti, professionali e culturali, tra i servizi d’informazione, stimolando il dialogo tra le diverse Comunità d’intelligence, il mondo accademico e le società civili, così da sensibilizzarle sulle sfide e minacce, vecchie e nuove, alla sicurezza nazionale. Intento dell’Ice è promuovere la formazione dei futuri intelligence leader europei, tramite seminari, iniziative di outreach dirette ai cittadini, in particolare studenti, e attività di ricerca.

L’organismo nacque per iniziativa francese. Nel discorso pronunciato alla Sorbonne, il 26 settembre 2017, il presidente Macron auspicò infatti la creazione di un’”Accademia europea dell’intelligence”. Da quello spunto, il 4 e 5 maggio 2019, prese vita a Parigi il College. L’anno seguente l’Italia, con altri 22 Paesi, cui si aggiunsero sette “partner” – che partecipano solo ad alcune attività del consesso –, firmò la lettera d’intenti necessaria per aderire a pieno titolo all’organizzazione, della quale due anni dopo assunse la presidenza annuale. L’azione della residenza italiana si distinse per inclusività, concretezza e per aver sottolineato l’importanza del consolidamento di una rete di istituzioni accademiche coinvolte negli studi sull’intelligence. Al fine di assicurare la crescita della rete l’Italia propose l’istituzione di una conferenza annuale, che si è aggiunta ai progetti finalizzati alla promozione della cultura della sicurezza, un insieme di iniziative che proseguono tuttora.

All’estate del 2026 i Paesi membri del College sono 28 e tre i partner. La presidenza è a rotazione e fa parte di una troika, assieme a quelle passata e successiva. Quest’anno spetta alla Repubblica Federale Tedesca, coadiuvata nella troika da Norvegia e Austria, che assumerà l’incarico nel 2027. Il College è governato da uno Steering Committee e da un Direttore, coadiuvato da un Segretariato permanente con sede a Parigi. Il College Academic Network dell’Ice, ad oggi, è formato da circa 50 istituzioni, e ciascuno degli Stati membri ha designato un Point of Contact (PoC) istituzionale e uno accademico. Nel nostro Paese, le Università partner sono quattro: la Bocconi e il Politecnico di Milano, l’Università di Firenze e la Luiss di Roma.

La conferenza accademica, la cui importanza e risonanza è notevolmente cresciuta negli anni, è una delle principali attività del College volte ad incoraggiare l’attività di ricerca, anche di giovani studiosi. L’ultima conferenza, intitolata “Science and Intelligence in Europe: Responding to a New Era of Uncertainty”, è stata ospitata dall’Università della Bundeswehr, a Monaco di Baviera, dal 17 al 19 giugno scorsi. Nell’occasione è stato attribuito il primo College in Europe Academic Award, riservato a contributi originali presentati da giovani studiosi per premiarne e incoraggiarne l’attività di ricerca. Il riconoscimento è andato a un italiano, Giacomo Leccese, autore del paper The Sea’s Signature: Turning Oceanographic Data into Intelligence for Underwater Infrastructure Security.

L’edizione di quest’anno ha segnato un autentico punto di svolta. L’Academic Advisor del College e i colleghi dell’Academic Network’s Advisory Board hanno infatti inteso dare nuovo impulso all’azione dell’Ice. L’obbiettivo è farne un attore centrale per gli studi d’intelligence e sulla sicurezza europei, favorendo il loro riconoscimento e consolidamento accademico. A tal fine la call for papers è stata estesa anche ad accademici non appartenenti agli Stati membri, selezionando e limitando tuttavia a cento i partecipanti alla Conferenza. L’attivismo del College è un frutto del cosiddetto “risveglio geopolitico” europeo, conseguenza dei conflitti bellici in atto, dell’incertezza del quadro politico globale e della diffusa percezione di abbandono da parte dell’alleato d’oltreoceano.

Difficile dire se ciò basterà a promuovere una comune cultura d’intelligence nel vecchio continente e una più intensa cooperazione tra le agenzie. Per certo, la necessità di quest’ultima è impellente e il College si sta dimostrando un’iniziativa fruttuosa a tal fine.


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