Skip to main content

L’Europa giochi duro con la Cina e metta i dazi se vuole sopravvivere. Parla Forchielli

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Appalti, investimenti, pannelli, va tutto bene per contrastare il Dragone. Ma l’unica vera arma rimane il caro vecchio dazio ed è ora che l’Ue faccia una scelta di campo, sposando la causa della guerra commerciale contro Pechino. I Brics non sono immuni dalla crisi di Hormuz, chiederanno l’immediato stop alla guerra contro l’Iran. Conversazione con l’economista, saggista e imprenditore Alberto Forchielli

Mostrare i muscoli va anche bene, ma può non bastare. Serve lavorare di cervello fino perché la Cina è sempre la Cina. E allora, l’unica vera arma resta il buon caro vecchio dazio. Alberto Forchielli, economista, imprenditore e grande esperto di cose cinesi, legge così i tentativi, tutt’altro che goffi, dell’Europa di porre un argine alla concorrenza malsana e dopata della Cina. Concorrenza che, giova ricordarlo, all’Europa e le sue imprese è costatata 150 miliardi di Pil in un solo anno. Eppure, stringere sugli appalti, sui pannelli solari, sugli investimenti, potrebbe servire a poco. Bisogna mettere dazi, dazi pesanti. Punto.

“Il problema dell’Europa è che abbiamo a che fare con una potenza che quello che dice, lo fa. In Occidente facciamo piani, poi cambia il partito al governo e cambia il piano. Non riusciamo mai a implementare i progetti. E questo ci sta penalizzando fortemente, ma molto per colpa nostra”. Va bene, ma allora che fare? “L’Europa è prigioniera della paura, paura delle ritorsioni cinesi. Pensiamo solo alle terre rare, se Pechino chiude i rubinetti, per l’Ue sarebbero guai grossi. La verità è che tutti questi provvedimenti a cui stiamo assistendo, che stanno prendendo forma e corpo, non servono a molto. L’unica vera risposta è un drastico aumento dei dazi. A qualcuno sembrerà la misura più vecchia e scontata del mondo ma, mi creda, è l’unica che potrebbe funzionare. Sarebbe giusto, sacrosanto, sfidare finalmente la Cina sul campo dei dazi”, spiega Forchielli.

Il quale ne ha anche per la Germania. Non bisogna mai dimenticare che l’affermazione dell’estrema destra in Sassonia è anche figlia del malcontento della classe operaia e della piccola industria verso quelle aziende cinesi che anno distrutto un’economia. La stessa crisi di Volkswagen, d’altronde, è riconducibile alla concorrenza senza pari dei costruttori del Dragone. “In Germania c’è stata una reazione contro una politica che non ha difeso le imprese e il lavoro. E parliamo di un Paese che forse più di tutti è esposto verso la Cina. Vede, a Berlino c’è frustrazione: da una parte si vogliono tagliare i ponti con Pechino, dall’altra c’è la consapevolezza che questi ponti si possono tagliare fino a un certo punto, perché le ritorsioni cinesi sarebbero micidiali. E allora, torna l’esigenza di mettere dazi a livello europeo, per far marciare l’Europa compatta e unita contro la Cina”.

E la scadenza di ottobre, entro la quale l’Europa si aspetta dalla Cina un aiuto concreto al ripianamento del deficit commerciale da 360 miliardi che grava sulle aziende? “Finirà che non finirà. Ci sarà una proroga dei termini, ma nel frattempo potrebbero arrivare dai Paesi europei nuovi voti di protesta, di pancia, di rabbia. Ma qui o si mettono i dazi o la situazione non cambia molto”. Forchielli poi non si sottrae a una domanda sul vertice dei Brics, in corso in queste ore. “Non so bene cosa aspettarmi, nulla di particolarmente emozionante se debbo essere sincero. So solo solo che Cina e Russia sono nei guai per il petrolio. E per questo mi aspetto almeno una forte opposizione alla guerra in Iran. La Cina compra greggio un po’ da tutti, ma Hormuz chiuso non fa piacere nemmeno a Pechino. Il messaggio finale potrebbe essere una cosa del tipo, fatela finita con la guerra in Iran. Anche perché, Cina a parte, è la Russia quella messa peggio: non esporta perché la raffinazione è fuori uso e non importa petrolio”.


×

Iscriviti alla newsletter