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Mosca guarda alle urne europee. L’allarme svedese sulle reti di bot

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La Russia considera le prossime scadenze elettorali europee un terreno utile per amplificare divisioni e indebolire il sostegno all’Ucraina. È l’analisi di Magnus Hjort, direttore generale dell’Agenzia svedese per la Difesa psicologica, intervistato da Politico. Nel mirino soprattutto Germania e Francia. Ma Stoccolma avverte anche contro un rischio meno evidente: attribuire a Mosca ogni anomalia, finendo per alimentare la sfiducia che le operazioni di influenza cercano di produrre

Le operazioni di influenza straniera non mirano necessariamente a determinare in modo diretto l’esito di una consultazione elettorale. Più spesso intervengono sul contesto informativo che precede il voto, sfruttando fratture politiche preesistenti, amplificando contenuti polarizzanti e indebolendo la fiducia nelle istituzioni democratiche. È in questa prospettiva che le autorità svedesi osservano l’attività informativa riconducibile alla Russia in Europa, indicando nelle prossime scadenze elettorali in Germania e Francia due passaggi particolarmente sensibili. Il tema, come emerge dall’analisi riportata da Politico, riguarda meno la manipolazione meccanica del consenso che la capacità di incidere sulla qualità dell’ambiente cognitivo nel quale il consenso si forma.

Intervistato da Politico, il direttore generale dell’Agenzia svedese per la Difesa psicologica, Magnus Hjort, ha indicato nelle prossime scadenze elettorali dei maggiori Paesi europei un’opportunità per le campagne informative riconducibili alla Russia. La priorità, secondo la valutazione svedese, non sarebbe stata il voto del 13 settembre in Svezia, dove sul sostegno all’Ucraina esiste un consenso politico relativamente ampio, quanto appuntamenti potenzialmente più rilevanti sul piano strategico: le consultazioni regionali e locali in Germania e, soprattutto, le presidenziali francesi del 2027.

Il meccanismo descritto da Hjort non richiede necessariamente di convincere gli elettori ad abbracciare una posizione filorussa. È sufficiente aumentare il costo politico delle scelte europee sull’Ucraina. Secondo il funzionario svedese, una parte delle operazioni punta infatti a diffondere o amplificare contenuti sulla corruzione ucraina e su presunti abusi, con l’obiettivo di alimentare nell’opinione pubblica il dubbio sull’opportunità di continuare a finanziare e armare Kyiv.

Il punto sposta l’attenzione dall’idea, spesso semplicistica, dell’“interferenza elettorale” come tentativo di far vincere un candidato. Nelle operazioni di influenza contemporanee il risultato utile può essere più modesto e, proprio per questo, più difficile da misurare: accentuare una frattura già esistente, rendere più aggressivo il confronto pubblico, indebolire la fiducia verso istituzioni e media o trasformare una questione di politica estera in un fattore di polarizzazione interna.

Le piattaforme e il problema dei bot

Hjort chiama direttamente in causa anche le grandi piattaforme. Meta, TikTok e X, sostiene, dovrebbero fare di più per individuare e smantellare le reti di account automatizzati utilizzate nelle campagne di influenza. L’Agenzia svedese registra un “flusso costante” di attività di manipolazione informativa straniera riconducibili, con modalità e finalità differenti, a Russia, Cina e Iran.

Un caso recente mostra quanto queste infrastrutture possano essere difficili da riconoscere. A inizio settembre l’Agenzia ha reso pubblica l’analisi della rete denominata “Holiday”, composta da circa 1.200 account su X e responsabile di oltre 50 mila post, commenti e condivisioni tra il 2025 e il 2026

Gli account non nascevano come profili politici. Parlavano inizialmente di vacanze, sport e argomenti ordinari, costruendo nel tempo una parvenza di attività autentica. Solo successivamente venivano impiegati per intervenire su temi politici con posizioni deliberatamente polarizzanti, talvolta sostenendo contemporaneamente gli estremi opposti dello stesso dibattito.

La tecnica della “Matrioska”

Diversa è la campagna che gli analisti svedesi collegano a interessi russi attraverso la cosiddetta tecnica Matryoshka. Il funzionamento è controintuitivo: contenuti falsi o manipolati vengono portati intenzionalmente all’attenzione di giornalisti e fact-checker affinché siano verificati e smentiti.

La smentita stessa può così diventare parte del meccanismo di amplificazione. Risorse professionali vengono assorbite dalla verifica di materiale costruito appositamente per attirare attenzione, mentre un contenuto altrimenti marginale ottiene una seconda circolazione proprio grazie a chi tenta di confutarlo. Secondo Hjort, in alcuni casi la risposta più efficace consiste perciò nel non concedere visibilità all’operazione. Una società sottoposta a operazioni di influenza non è vulnerabile soltanto quando crede a una notizia falsa. Può diventarlo anche quando reagisce sistematicamente secondo il comportamento previsto da chi quella notizia ha prodotto.

Il rischio della sfiducia

La stessa prudenza vale sul terreno elettorale. Alla vigilia del voto svedese Hjort aveva sottolineato che l’Agenzia non vedeva una campagna coordinata di influenza diretta specificamente contro la Svezia. La valutazione ufficiale dell’MPF indicava infatti che né il Paese né le sue elezioni costituivano in quel momento un obiettivo prioritario delle attività informative russe.

Il pericolo, aveva osservato Hjort, è anche quello opposto: che la paura dell’interferenza straniera diventi essa stessa un fattore di destabilizzazione. Se ogni contenuto sospetto viene interpretato come prova di una regia esterna e ogni risultato elettorale sfavorevole come il prodotto di una manipolazione, la fiducia nel processo democratico può essere intaccata anche in assenza di un intervento capace di modificarne materialmente l’esito.


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