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Dagli Usa alla Germania, ecco chi sta puntando sul combattimento spaziale (e perché)

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Dagli Stati Uniti alla Russia, passando per la Cina e l’Europa, diversi attori militari stanno sviluppando capacità per operare direttamente nello spazio e contro gli assetti avversari in orbita. La nascita di nuove formazioni dedicate, le dichiarazioni americane sulle armi spaziali e il caso del satellite russo Kosmos 2612 sono tutti segnali di un fenomeno comune: lo spazio sta diventando il prossimo campo di battaglia

La Germania istituirà una formazione militare dedicata alle operazioni spaziali, con un organico previsto di almeno mille unità all’interno della Luftwaffe. Ad annunciarlo è stato il tenente generale Holger Neumann, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica tedesca. La nuova struttura, è stato spiegato, riunirà sotto un unico ombrello tutte le attività militari tedesche legate allo spazio, con l’obiettivo di consolidare e ampliare le capacità già esistenti. Secondo quanto riferito, l’organizzazione comprenderà personale incaricato del controllo dei satelliti, unità dedicate alla space situational awareness e gruppi specializzati nei cosiddetti lanci operativi.

I primi passi della forza spaziale di Berlino

Si sa ancora poco dei dettagli, ma da quanto si apprende le prime attività di formazione sarebbero già iniziate, con sette militari impegnati in attività di addestramento per la gestione remota dei satelliti. Un’apposita sotto-unità sarà inoltre responsabile dei cosiddetti “lanci operativi”, intesi come la capacità di mettere rapidamente in orbita nuovi satelliti per sostituire o integrare quelli esistenti in caso di crisi. La collocazione della nuova formazione all’interno della Luftwaffe configurerà le operazioni spaziali nelle strutture di comando già esistenti all’interno dell’aeronautica tedesca. L’organizzazione si occuperà di attività connesse ai sistemi satellitari e alla sorveglianza dello spazio, in coordinamento con le altre componenti militari interessate.

È particolarmente interessante il fatto che, pur non disponendo ancora di un lanciatore nazionale – e men che meno di un soggetto appaltatore privato in grado di fornire le infrastrutture di lancio su richiesta e in tempi celeri – le Forze armate tedesche stiano lo stesso costituendo forze militari dedicate alla predisposizione e alla gestione di lanci improvvisi e determinati da esigenze operative orbitali. A guardarla in questo modo, sembrerebbe quasi che Berlino intenda addestrare gli operatori prima ancora di disporre delle piattaforme. La domanda è dunque d’obbligo: la Germania è più avanti di quanto non ammetta sul fronte dell’accesso autonomo allo spazio?

Le “armi spaziali” americane

A metà settembre il segretario dell’US Air force, Troy Meink, ha dichiarato che gli Stati Uniti dispongono già di armi in orbita. Interpellato sulla loro natura, ha preferito non aggiungere ulteriori dettagli. Notizia confermata il giorno seguente dal nuovo capo delle operazioni spaziali, il generale Douglas Schiess, (appena subentrato a B. Chance Saltzman). Anche qui non sono stati forniti dettagli sull’esatta natura di queste armi, per quanto gli analisti sono concordi nel sostenere che non dovrebbe trattarsi di sistemi cinetici. Un annuncio a cui il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha risposto chiedendo che gli Usa frenino la loro corsa alla militarizzazione dello spazio. Appello, tuttavia, invecchiato molto male.

Il caso Iceye

Il 15 ottobre il satellite russo Kosmos 2612 ha cominciato ad avvicinarsi a Iceye-X36, un satellite radar (Sar) della società finlandese-americana Iceye che fornisce rilevamenti satellitari alle forze di Kyiv. Già il giorno successivo, Kosmos si trovava a pochi chilometri dal bersaglio, con cui ha poi giocato al gatto col topo per due giorni, passando davanti e dietro al satellite, prima di allontanarsi tra il 18 e il 19 ottobre. 

Per diversi osservatori si è trattato della prima operazione di rendez-vous and proximity (Rpo) di questo tipo contro un satellite commerciale, dal momento che finora i Kosmos avevano pedinato soprattutto assetti governativi americani, come accadde nel 2020 con Usa 245. Infatti, Kosmos 2612 era stato lanciato in aprile insieme ad altri satelliti russi, e a maggio quattro di essi, dal Kosmos 2610 al 2613, avevano già modificato la propria orbita avvicinandosi sempre ad Iceye-X36. All’epoca qualcuno aveva invitato a considerare l’evento come una “coincidenza orbitale”, ma i fatti del 15-19 ottobre rendono ormai palese che dietro ai movimenti del satellite russo ci fosse la precisa volontà di avvicinarsi al satellite di un operatore privato che lavora per un Paese in guerra con Mosca.

Lo spazio si fa caldo

Che diversi Paesi si siano dotati negli ultimi anni di Forze armate – più o meno strutturate – dedicate al dominio spaziale non è una novità. Dal 2019, anno di istituzione della Space Force, diversi Stati hanno costituito branche spaziali militari dedicate o incluso lo spazio all’interno delle prerogative delle proprie Aeronautiche (come hanno fatto tra gli altri Italia, Francia e Germania), ma le ultime settimane stanno registrando un nuovo trend: la costituzione di reparti spaziali combattenti. È il caso, ad esempio, dello Space Effects Squadron delle Forze armate britanniche, le cui prerogative includeranno “la capacità di disturbare, degradare o negare le attività avversarie”. Vale la pena sottolineare che per “reparti combattenti” non si intendono fantascientifici battaglioni di soldati-astronauti, bensì unità la cui specifica destinazione d’impiego riguarderà l’utilizzo di assetti spaziali pensati per condurre operazioni direttamente in orbita e contro assetti analoghi. Si tratta di una distinzione importante, dal momento che, finora, i reparti spaziali nelle varie Forze armate sono stati dedicati principalmente a impiegare assetti che hanno una diretta rilevanza per le operazioni sulla Terra. Si pensi, in questo riguardo, ad Iceye-X36, che osserva i movimenti russi dall’orbita. Ed è proprio la crescente dipendenza globale dai servizi spaziali a candidare i loro abilitatori, i satelliti, a bersagli privilegiati in caso di conflitto. Di conseguenza, gli Stati si stanno dotando degli strumenti per difenderli (e attaccarli) direttamente nello spazio e di personale in uniforme in grado di manovrarli. Per comprendere il cambio di paradigma in corso, si pensi al potere aereo: già nel XIX secolo i palloni aerostatici venivano impiegati per osservare gli eserciti nemici, ma fu solo con la Prima guerra mondiale e con l’impiego operativo dei primi velivoli che quello aereo è assurto a dominio del conflitto “completo”, con le conseguenze che conosciamo bene. Con i dovuti distinguo del caso, il dominio spaziale sta attraversando la stessa trasformazione, da elemento di supporto agli altri domini a scenario combat localizzato direttamente fuori dall’atmosfera. Non si tratta ancora di una transizione completa, la quale richiederà ancora diverso tempo, ma i movimenti (e gli stanziamenti) delle principali potenze non lasciano dubbi in merito: i prossimi conflitti si combatteranno direttamente in orbita.


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