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La crisi in Libia si acuisce. Il silenzio dei media occidentali ed europei in particolare – apparentemente disinteressati a quanto accade poco oltre i loro confini – contrasta con l’escalation di violenza nel Paese.

VIOLENZE SENZA SOSTA
Eppure le cronache di queste ore sono piene di avvenimenti degni di nota. Ieri sera uomini armati hanno fatto irruzione nella sede del Congresso generale nazionale, il Parlamento libico, a Tripoli, costringendo l’Assemblea a interrompere i lavori. L’Aula stava votando per designare il nuovo premier (la scelta era tra l’imprenditore 40enne di Misurata, Ahmed Mitig, e l’accademico di Bengasi, Omar Al Hassi). Durante la sparatoria diverse persone sono rimaste ferite, mentre i deputati sono fuggiti dall’edificio.

LA PREOCCUPAZIONE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE
La comunità internazionale, da tempo preoccupata per quanto accade a Tripoli, potrebbe ora intervenire. Nel corso di una recente visita a sorpresa in Libia, il vicesegretario di Stato americano William Burns ha avvertito le forze politiche e il governo che se l’instabilità politica del Paese non venisse risolta entro i prossimi due mesi, il presidente americano Barack Obama, in coordinamento con l’Unione europea, invierà un rappresentante speciale per prendere in carico la transizione politica nel Paese.
Gli esperti hanno interpretato questo avvertimento come un preludio ad un passo che può mettere la Libia sotto la tutela di un “mandato internazionale”, che possa aiutare Tripoli a uscire fuori dal caos istituzionale, economico e sociale che la affligge dalla caduta di Muhammar Gheddafi.

UNA REAZIONE NECESSARIA
Seppur rivolte ai leader libici, le parole di Burns sono suonate come una sveglia all’Europa, e in particolare all’Italia, a cui gli Usa chiedono da tempo di impegnarsi maggiormente per assumere un ruolo di guida nell’area mediterranea. Finora Roma – malgrado abbia ospitato a marzo la Conferenza internazionale per discutere del futuro del Paese e nonostante l’appello di Barack Obama durante il suo ultimo incontro con Matteo Renzi -, ha fatto poco.

POCO TEMPO
La sensazione è che il dibattito a Roma, per quel che concerne la Libia, sia concentrato unicamente sui flussi migratori che dal Paese si dirigono verso le nostre sponde, senza tener conto dei pericoli che una ulteriore destabilizzazione di Tripoli potrebbe comportare sia in termini di aumento esponenziale del rischio terroristico per l’intera regione, sia per i danni irreparabili al business di numerose aziende italiane ed europee.

Il tempo è ormai agli sgoccioli e per Palazzo Chigi (e Bruxelles) è tempo di reagire.

mosca trump

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