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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo il commento di Edoardo Narduzzi apparso su Italia Oggi il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi.

L’Italia, il 43% dei suoi giovani disoccupati, le sue infrastrutture arretrate, gli investitori internazionali hanno tutti fame di pil. Vogliono vedere un Belpaese con un’economia dinamica, capace di andare almeno oltre la soglia del 2% annuo di crescita e, con la giusta ambizione riformista, di poter puntare al 3%. L’Italia non può più permettersi di tirare a campare con una ricchezza nazionale che cresce di uno zero virgola all’anno, servono visioni ambiziose e leadership coraggiose per tagliare i ponti con il passato che nell’ultimo quinquennio è da far tremare i polsi: -9,1% di pil. Questa è la vera ragione che ha portato il trentenne Matteo Renzi a palazzo Chigi, perché se l’Italia fosse stata meno stremata e disperata, se avesse prodotto una decrescita meno drammatica, il premier sarebbe rimasto a tempo pieno a fare il sindaco di Firenze. Quindi Renzi è condannato a prendere decisioni inusuali per la storia italica più recente e a farlo volando alto, prospettando un traguardo ambizioso agli sfiduciati italiani.

OLTRE I CONFORMISMI DELLA POLITICA ECONOMICA ITALIANA

Per questa ragione un premier con le stigmate di Renzi non può presentare un Def da ordinato tran tran del politicamente corretto che punta a far crescere il pil dello 0,8% nel 2014, dell’1,3% nel 2015 e dell’1,6% nel 2016. Non tanto, perché molti centri di ricerca internazionali, tra i quali lo stesso Fni, ritengono perfino ottimistiche queste previsioni di crescita del governo italiano, ma perché con questa velocità di navigazione la disoccupazione italiana resterà elevata molto a lungo e la competitività penalizzata. Renzi deve saper andare oltre i conformismi della politica economica italiana, quelli che narrano di un policy maker senza particolare fantasia, senza il coraggio di operare scelte di discontinuità e di rottura, e incapace di archiviare la stagione della troppa pressione fiscale (salirà ancora nel 2015 al 44%) e dell’insostenibile cuneo fiscale. La prima offerta dalla politica economica dell’esecutivo del rottamatore, purtroppo, non è all’altezza delle aspettative, perché non segna un cambio di passo vero e visibile da tutti.

UN DEF DI POCA SOSTANZA

Da un premier come Renzi ci si sarebbe aspettati un Def di ben altra sostanza e personalità. Un manifesto originale e coraggioso per dare slancio ed energia alle forze migliori e non dell’Italia che non vuole declinare da ultima della classe; quella che pensa, invece, di poter crescere quanto e più della Germania, quanto è più di Londra. Invece, questa capacità di volare verso altitudini non più conosciute dal pil italiano da quasi tre decenni non c’è stata. E perfino Padoan, che con le vesti dell’Ocse ha per anni sollecitato l’Italia ad abbattere il cuneo fiscale, da ministro non ha saputo resistere alla tentazione di aumentare le tasse sulle banche invece di tagliare davvero la spesa corrente come Cameron e Rajoy insegnano. E così nel 2015 anche il pil della Grecia ci sorpasserà.

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Vi spiego perché il Def di Renzi non è abbastanza renziano

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