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Il Jobs Act di Renzi è stata una lunga partita durata dall’8 gennaio fino a mercoledì scorso, e come in ogni partita c’è chi vince e c’è chi perde, chi è contento e chi fatica a mandar giù il boccone amaro.

Proviamo a fare chiarezza sulle posizioni di partiti e parti sociali in merito ai provvedimenti del Consiglio dei Ministri concentrandoci su quelli immediatamente attivi e lasciando da parte quelli affidati alle leggi delega, dei quali si sa ancora poco o nulla.  Per far questo ci basiamo sulle elaborazioni che ho pubblicato insieme ad Emmanuele Massagli nell’Ebook “Le misure per favorire il rilancio dell’occupazione, riformare il mercato del lavoro e il sistema delle tutele” a cura di Michele Tiraboschi.

AUMENTO IN BUSTA PAGA

L’aumento annunciato di 1000 euro annui a coloro che ne guadagnano meno di 1500 euro al mese ha fatto contenti Cigl, Cisl e Uil che hanno fatto dei tagli dell’Irpef la loro battaglia negli ultimi tempi. Al contrario, Confindustria chiedeva più decisione sul taglio dei costi del lavoro a carico delle imprese, e quindi non si può dire pienamente soddisfatta.

Per quanto riguarda i partiti sembrano paradossalmente più soddisfatti quelli di opposizione, con M5S e Lega che chiedevano di rinforzare i portafogli per rilanciare i consumi. Non si possono comunque ritenere insoddisfatti i partiti di maggioranza (PD, NCD E Scelta Civica) e Forza Italia, forse inizialmente poco fiduciosi della possibilità del taglio ma sicuramente contenti del consenso popolare che un provvedimento del genere può ottenere.

CONTRATTO A TERMINE

L’estensione dell’acausalità del contratto a termine a 36 mesi non era prevista tra le misure che dovevano essere presentate, in quanto molta enfasi era stata posta sul nuovo contratto unico, al momento non pervenuto. I primi delusi sono sicuramente i sindacati, anche se in questo momento i sentimenti negativi sul tempo determinato sono offuscati dalla gioia per il taglio delle tasse, ma non c’è da escludere che nei prossimi giorni si parlerà di questo tema.

Più contente Confindustria e Rete Imprese Italia che vedono in questa norma meno problemi per le imprese a gestire e rinnovare i contratti a termine.

Negative invece le Agenzie per il Lavoro per le conseguenze negative che vedono per il lavoro in somministrazione.

Pd e Scelta Civica non dovrebbero essere molto soddisfatte di questa modifica, perché molto lontana dalle loro proposte, ma al momento, come i sindacati, le critiche sono molto limitate. Più favorevoli Ncd e Forza Italia anche se ci si aspettava, a questo punto, una decisione più seria sull’art. 18 e sulle tutele ai contratti a tempo indeterminato. Negativo M5S che invoca subito le vecchie polemiche sulla precarizzazione.

SEMPLIFICAZIONE DELL’APPRENDISTATO

Molto interessante, perché poco prevista è invece la decisione di semplificare il contratto di apprendistato. Annunciata dal ministro Giuliano Poletti a Porta a Porta la scorsa settimana, non era stata presa in considerazione dagli osservatori ma si è rivelata uno dei punti cardine dei provvedimenti immediatamente attivi che il Consiglio dei ministri ha presentato.

Tutti i partiti hanno accolto con favore questa misura, ma il vero vincitore in questa partita è il Nuovo Centrodestra che, nel ddl Sacconi presentato a gennaio, aveva avanzato proposte di semplificazione dell’apprendistato.

Contrari a questi provvedimenti i sindacati poiché ritengono inaccettabile la possibilità di eliminazione della formazione pubblica dal piano formativo dell’apprendista, perché considerano che la formazione interna abbia meno vincoli di qualità e rischi di essere troppo collaterale agli interessi aziendali.

Jobs act, ecco soddisfatti e perplessi del piano lavoro di Renzi

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