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NON SOLO CATTOLICI IN PIAZZA

Un progetto che aveva portato decine di migliaia di persone a sfilare in strada, da Parigi a Lione. Senza distinzione di fede religiosa (c’erano anche molti musulmani), preoccupati di sentir parlare di maternità surrogata, procreazione medicalmente assistita, allentamento delle maglie che regolamentano l’aborto. In mezzo a tutto questo, c’era stato qualche settimana fa l’incontro tra il Papa e François Hollande. Dietro i comunicati ufficiali che ritualmente sottolineavano il clima cordiale in cui s’era tenuta l’udienza, risultava evidente la freddezza tra i due interlocutori. I temi affrontati, dopotutto, erano delicati: dalle divergenze sulla politica mediorientale (Siria su tutte) al “rispetto della dignità della persona umana”.

L’IMBARAZZO DEL GOVERNO SOCIALISTA

La Manif pour Tous di domenica ha creato non pochi imbarazzi tra le fila del governo socialista. Il ministro per i Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha detto che chi è sceso in piazza “cerca di imporre la sua visione unica della famiglia, una visione nostalgica e obsoleta, che non corrisponde più alla visione di oggi”. Molti deputati socialisti, tra l’altro, hanno fatto sapere che di ritirarsi in attesa di tempi migliori non ne hanno la minima intenzione: l’iter del disegno di legge andrà avanti, anche senza la benedizione di palazzo Matignon.

LE DIVERGENZE TRA I VESCOVI

Divergenze di vedute sul modo di rispondere alla legislazione del governo socialista sono emerse in modo notevole anche tra le alte gerarchie cattoliche francesi. Che il manifestare in piazza non sia una tradizione per l’episcopato transalpino, lo dimostra la storia. Almeno quella recente, che ha visto i vescovi di Francia essere tra i più tiepidi nel portare avanti le battaglie pubbliche per contenere e contrastare le derive laiciste. E anche in questa circostanza non si è vista quella massiccia affluenza di presuli che gli organizzatori, magari, s’attendevano. D’altronde, a inizio gennaio, l’arcivescovo di Parigi, mons. André Vingt-Trois, aveva chiarito che “quella contro le nozze omosessuali non è una protesta della chiesa cattolica contro il governo”.

IL J’ACCUSE DEL CARDINALE BARBARIN

Una prudenza che qualcuno, però, ha voluto lasciar perdere domenica scorsa. Il più determinato ad appoggiare la Manif pour Tous è stato l’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, che una settimana fa ha scritto una lettera al quotidiano La Croix in cui annunciava la propria presenza alla manifestazione organizzata nella città di cui è vescovo. “Dobbiamo sopportare ancora una volta l’ingiustizia fatta propria dalla legge?”, si domandava il presule, aggiungendo che i provvedimenti avanzati in sede legislativa dal governo avrebbero determinato nient’altro che “un cambiamento di civiltà” con conseguenze drammatiche per le famiglie e i figli che si sarebbero trovati in molti casi con un solo genitore. Altri vescovi si sono però smarcati. La divergenza non è tanto sulla contestazione ai provvedimenti – che accomuna tutti, come ribadito lo scorso novembre alla plenaria di Lourdes –, quanto sui modi con cui questa debba esprimersi.

“L’ECCESSIVO MANIFESTARE E’ RISCHIOSO”

Secondo il vescovo di Angouleme, monsignor Claude Dagens, questo “eccessivo manifestare” può contribuire “a far sentire escluse dalla chiesa alcune persone”, a cominciare dagli omosessuali che pure vorrebbero far parte della comunità cattolica. Si era mostrato perplesso anche il presidente del Consiglio per la Famiglia e la società della conferenza episcopale, mons. Jean-Luc Brunin: “La gente è stanca di manifestazioni”, aveva detto, auspicando che battaglie analoghe si potessero realizzare anche su altri fronti, come l’ecologia o la povertà. Monsignor Brunin non è nuovo a uscite del genere: già in passato aveva chiuso le polemiche dopo la contrapposizione riguardo il Mariage pour Tous, invitando a riprendere il dialogo e alla riconciliazione per sanare in tempi rapidi le profonde spaccature emerse anche tra cattolici.

Tutte le tensioni tra i vescovi francesi dopo la Manif pour Tous

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