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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo il commento del manager e scrittore Riccardo Ruggeri uscito sul quotidiano Italia Oggi diretto da Pierluigi Magnaschi.

Il caso della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore mi pare diventare ogni giorno che passa un puzzle inestricabile. Mettendomi nei suoi panni, e ragionando secondo i processi mentali in uso nel mondo del management, gli unici in cui mi trovo a mio agio, miscelando politica, regolamenti, aspetti giuridici, comune buon senso, ho individuato cinque possibili opzioni:

1. I nemici di Berlusconi in Giunta hanno 14 voti (8 PD, 5 M5S, 1 SEL, 1 PSI) mentre i suoi amici (PDL) hanno 6 voti, poi ci sono altri 3 voti (Lega, SC, GAL). Non c’è partita, salvo ripensamenti che appaiono improbabili. Sarà poi l’aula del Senato a votare a scrutinio segreto la decadenza effettiva. Due opzioni per Berlusconi. O far cadere il Governo, che non significa andare alle elezioni come lui spera ma più probabilmente a un Letta bis, con scipolitini del M5S raccattati dal PD nei corridoi, come aveva fatto a suo tempo lo stesso B. Oppure accettare la ovvia punizione.

2. Berlusconi chiede la grazia a Napolitano, esce dalla vita politica, gli restituiscono il passaporto, lui scompare, o in qualche landa russa o in qualche isola caraibica.

3. Berlusconi convince il PD (tendenza anti Renzi) a rallentare il processo per fargli «guadagnare tempo» (non si capisce per far cosa), nel frattempo Letta cerca di cogliere la ripresina, mentre Renzi al contempo freme e trema.

4. Berlusconi ricorre alla Corte di Strasburgo e punta alla revisione del processo grazie alle carte svizzere su Frank Agrama, che non è un «socio occulto» come dice la sentenza ma l’intermediario ufficiale di Paramount. Il PD si comporta da garantista e sposta così a dopo il semestre italiano, cioè nel 2015, le elezioni.

5. Berlusconi continua ad atteggiarsi a individuo condannato ingiustamente, però non reagisce, accetta la sentenza, accetta la decadenza, va per un anno ai lavori socialmente utili, non lascia la politica ma fa il guru dietro le quinte, punta tutto sul «Brand Berlusconi» attraverso la figlia Marina e la prepara alle elezioni nel 2015.

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