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La politica c’entra fino a un certo punto, semmai è più merito delle imprese se l’Italia è diventata più credibile all’esterno. Innocenzo Cipolletta, economista di lungo corso e presidente dell’Aifi, l’Associazione italiana del private equity, legge così la ritrovata attrattività dell’Italia presso mercati e investitori, sancita da alcuni attestati di fiducia arrivati sia dalla sponda dei titoli pubblici, si veda l’andamento dello spread, sia dal versante degli investimenti stranieri. E anche sui dazi, c’è da essere molto poco pessimisti. Anzi

UN PAESE CREDIBILE

“Da un po’ di tempo il Paese è certamente diventato più appetibile per i capitali, ma questo si spiega anche con i valori delle nostre imprese, che rimangono bassi se confrontati con entità di medesime dimensioni di altri Paesi. E siamo una Nazione con un numero di aziende di gran lunga superiore a Francia e Germania, dunque c’è una maggiore attrattività esercitata all’estero dalle imprese non quotate, soprattutto verso i fondi stranieri. Poi, certo, da un punto di vista politico il Paese è stabile anche questo aiuta”.

IL DEBITO IN AGGUATO

Cipolletta però fa una distinzione. “I mercati sanno che l’Italia ha un debito gigantesco, questo non se lo dimenticano. Se l’Europa avesse per esempio bocciato la nostra manovra, per noi sarebbero stati guai. Questo per dire che il problema, al netto della credibilità e della sostenibilità del debito c’è. Per questo nel medio termine occorreranno misure che vadano nella direzione di una sua riduzione. Le strade, però, sono essenzialmente due, o alzare le tasse o ridurre la spesa pubblica, non si scappa”.

FED E BCE SU STRADE DIVERSE

Cambiando argomento, Cipolletta affronta anche il tema dei tassi, dopo che la Bce ha tagliato il costo del denaro di altri 25 punti base, portandolo al 2,75%. “La battaglia contro l’inflazione in Europa è vinta, siamo in una fase di rallentamento e stagnazione, non ci sono stimoli dunque per una crescita inflattiva. E poi quasi tutti i Paesi, inclusa l’Italia, hanno tenuto i salari contenuti, quindi non ravviso rischi di nuove spirali inflattive. Diverso è il caso americano, dove l’economia va meglio, c’è più lavoro e i prezzi salgono. E infatti la Federal Reserve ha tenuto i tassi fermi, senza ridurli”.

NIENTE PANICO SUI DAZI

Altro capitolo, i dazi. E qui chi rischia di più potrebbero essere proprio gli Stati Uniti, che proprio in queste ore hanno apposto nuove tariffe a Messico, Canada e Cina. L’Europa, però, non deve preoccuparsi. “Una stretta tariffaria impatterà molto più sull’America, che andrà incontro a una nuova ondata di inflazione. I dazi sono una tigre di carta, l’Europa potrà tranquillamente dirottare le proprie esportazioni su altri mercati, non c’è assolutamente da preoccuparsi. E vale anche con la Cina, che più che un concorrente è solo una grande fonte di esportazioni. Anzi, visto che l’Europa è molto indietro sul fronte delle auto elettriche, potremmo anche immaginare di aumentare le importazioni di veicoli green dalla stessa Cina”.

UNA BUSSOLA PER TUTTI. O NO?

Ultima questione, la bussola per la competitività presentata dalla Commissione europea nei giorni scorsi. In Europa, si sa, le idee non mancano. Ma 27 Paesi e 27 economie sono tante per farne tesoro tutti insieme. “Credo che alla fine ognuno farà di testa sua, ognuno farà quello che può e vuole. Qualche principio forse verrà preso a minimo comun denominatore, ma il resto credo proprio di no. Purtroppo, non vedo le premesse per una politica davvero comune da parte dei 27”.

Per l'Europa i dazi sono una tigre di carta. Cipolletta spiega perché

Se Washington vorrà dare una stretta sulle tariffe alla dogana, come già fatto con Messico, Canada e Cina, l’Ue potrà tranquillamente dirottare le proprie esportazioni su altri mercati. Gli Usa, invece, potrebbero farsi del male con le loro stesse mani. L’Italia è di nuovo credibile, ma il debito pubblico rimane un problema. Intervista all’economista e presidente dell’Aifi

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