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Il regime baathista in Siria è effettivamente collassato. Un altro Paese nella culla delle civiltà, lungo l’Indo-Mediterraneo, si trova ora ad affrontare un futuro incerto. La guerra civile, iniziata durante la mal concepita “Primavera Araba” sotto l’amministrazione Obama, si è finalmente conclusa – non tanto per il sostegno degli Stati Uniti, i macchinamenti della CIA o le manovre del Mossad, quanto piuttosto come conseguenza diretta del vuoto di potere creato da Israele e dalla campagna di ritorsione di Bibi Netanyahu contro l’Iran e i suoi proxy dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre.

La caduta di Assad è anche attribuita al declino dell’influenza della Russia in Medio Oriente e alle tensioni imposte a Mosca dalla guerra in Ucraina. Questo collasso mette in evidenza l’incapacità dell’Iran di sostenere a lungo termine i propri proxy. L’episodio del “cercapersone”, in cui l’intelligence israeliana ha eliminato o decapitato i vertici di Hezbollah, ha indirettamente aggravato le difficoltà di Assad, lasciandolo incapace di mantenere il controllo della Siria senza il supporto di Hezbollah, Iran e Russia.

Sebbene alcuni osservatori e nazionalisti turchi attribuiscano al presidente Erdogan l’accelerazione della caduta di Assad, l’idea che Erdogan sfidi apertamente Vladimir Putin, il regime iraniano e il Qatar appare altamente improbabile.

Sul terreno, prevale l’incredulità. Le Forze Democratiche Siriane (SDF), che controllano vaste aree, inclusa l’autostrada Beirut-Teheran, sono sorprese dall’approccio pragmatico adottato da Hayʼat Tahrir al-Sham (HTS) ad Aleppo. HTS, precedentemente Fronte al-Nusra e affiliato ad Al-Qaeda, si è ribrandizzato sotto la guida di Abu Mohammad al-Julani. Sebbene spesso considerato un proxy turco come altri gruppi ispirati ai Fratelli Musulmani, HTS ha storicamente avuto scontri con le SDF. Tuttavia, dopo la caduta di Aleppo, HTS ha chiesto alle SDF di ritirare le loro forze armate e trasferire il controllo della città a un’amministrazione civile. HTS ha assicurato ai negoziatori delle SDF che non intende mantenere milizie armate ad Aleppo. Nonostante queste assicurazioni, le SDF esitano a lasciare indifesa la popolazione civile curda di 250.000 persone di Aleppo. Le SDF hanno già iniziato a trasferire sfollati interni (IDP) da Afrin a Rojava. Sebbene la maggior parte dei curdi ad Aleppo sia riluttante a lasciare le proprie case durante il rigido inverno, la situazione potrebbe cambiare a seconda delle azioni di HTS.

Dopo la caduta di Homs nelle mani dei ribelli, il crollo di Damasco era inevitabile. Ora si riporta che Assad abbia abbandonato Damasco e che i ribelli abbiano preso il controllo. Il potere è passato a un ex primo ministro, che ha teso un ramo d’ulivo ai ribelli annunciando piani per le elezioni.

Nel frattempo, si riferisce che le milizie druse abbiano liberato i loro territori dagli elementi di Isis-Isil e dai lealisti di Assad lungo i confini giordano e israeliano. Tuttavia, la rinascita dello Stato Islamico e dei gruppi affiliati ai Fratelli Musulmani sostenuti da Erdogan rimane una preoccupazione significativa. Gli ex garanti della Siria – Russia, Iran e Turchia – sono ora profondamente divisi sul futuro del Paese. Erdogan ha notevoli interessi in Siria, un Paese a maggioranza sunnita governato a lungo da una minoranza alawita sostenuta dall’Iran. Qualsiasi accordo che rafforzi i curdi è percepito come una minaccia diretta allo Stato turco, con il potenziale di incoraggiare le popolazioni curde in Turchia e Iraq.

Uno degli esiti più significativi della caduta di Assad è la perdita da parte della Russia della base aerea di Hmeimim nella provincia siriana di Latakia e della struttura navale a Tartus. Tartus, unico hub mediterraneo di riparazione e rifornimento per la Russia, è stato cruciale per la sua logistica militare, incluse operazioni in Africa. L’incapacità di Mosca di proteggere Assad o mantenere la sua influenza in Medio Oriente e nel Mediterraneo sottolinea la sua crescente debolezza. Anche l’Iran, inizialmente vocale nel suo supporto con promesse di armi e consiglieri, ha abbandonato silenziosamente Damasco.

Gli estremisti sostenuti dalla Turchia continuano a colpire città curde controllate dalle SDF, con bombardamenti incessanti a Manbij supportati dall’artiglieria e dai droni turchi. Mentre la Turchia si prepara a un assalto su Kobani, le SDF si trovano in una situazione precaria, indebolite e distratte in un momento critico.

Il futuro della Siria ora è in bilico, e con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ribadisce il suo impegno a evitare il coinvolgimento nel conflitto, le potenze regionali devono intervenire per stabilizzare il Paese. La stabilizzazione è cruciale non solo per la pace interna, ma anche per facilitare il dialogo con altri proxy iraniani nella regione. Prevenire la rinascita di Isis-Isil e frenare le organizzazioni terroristiche legate ai Fratelli Musulmani è una priorità urgente. La comunità internazionale deve fare pressione su Erdogan affinché interrompa immediatamente i suoi attacchi ai curdi e ritiri i suoi proxy affiliati ai Fratelli Musulmani, che potrebbero sfruttare il vuoto di potere per liberare operativi di ISIS sotto custodia curda. Le SDF rimangono una forza stabilizzante in Siria, promuovendo valori come democrazia, uguaglianza di genere e Islam sunnita moderato, proteggendo al contempo le comunità cristiane e altre minoranze.

Un dialogo con HTS e gruppi correlati è essenziale per ridurre la loro dipendenza da Turchia, Iran o potenziali allineamenti con Russia o Cina. Una guerra civile tra i ribelli rafforzerebbe solo estremisti come Al-Qaeda e Isis, oltre ai resti del regime di Assad.

Infine, la Siria affronta una grave crisi umanitaria. Gli IDP precedentemente sfollati sono nuovamente in movimento, e altre persone potrebbero fuggire durante il rigido inverno. È necessario un intervento immediato, con l’Occidente, l’Arabia Saudita, l’India e altri alleati democratici che intervengano per fornire assistenza al di là di mere dichiarazioni diplomatiche.

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