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La barca bianco-azzurra con la scritta Polizia di Stato scivolò sotto il ponte e proseguì, con il commissario a bordo che scrutava la sponda destra con il binocolo. “Che cercherà?” si chiese mentalmente la guardia che remava con la regolare fluidità di un canottiere “Qualche faccia da galera che può sapere qualcosa?”

La barca della polizia si stava avvicinando a Ponte Mazzini con le sue tre arcate in muratura, davanti al carcere di Regina Coeli, al cui interno le facce da galera erano certo numerose, ma il binocolo del commissario puntava sullo snodo della lunga ciclabile che da Ponte Marconi arrivava fino a Ponte Milvio.

Infatti dopo decenni i romani avevano convinto l’amministrazione capitolina ad attrezzare quella sponda con una pista ciclabile percorribile nei due sensi. Così sotto il Lungotevere si era creato una sorta di Lungotevere di serie B, quasi clandestino e non molto frequentato, percorso da ciclisti e appassionati di jogging. Erano rari i pescatori, come anche i turisti e i malintenzionati, e rari gli appuntamenti per qualche loro losco traffico. Insomma un paesaggio urbano non particolarmente interessante da un punto di vista poliziesco, su cui lo sguardo di Martini scorreva lentamente.

Appena passato sotto Ponte Principe Amedeo il commissario scorse un uomo che seduto davanti a un cavalletto stava dipingendo.

“Attracca laggiù” indicò Martini.

“È il suo amico Uberto H?”

“Sì, mi aveva giusto chiamato ‘sta mattina, ma non ho avuto il tempo di richiamare. Quando dipinge rimane seduto per parecchio e può darsi che abbia sentito qualche voce lì intorno.”

Uberto H non era un pittore, ma un noto e apprezzato disegnatore e sceneggiatore di graphic novel e di fumetti, con il commissario di polizia fluviale si erano conosciuti in occasione di una denuncia che aveva sporto per il furto di un’intera collezione di vecchi albi a fumetti di Pecos Bill, il cowboy senza pistola. Da quel caso era nata una curiosa amicizia che spesso interferiva con le indagini dell’uno e con il lavoro creativo dell’altro. Quanto all’H era soltanto l’iniziale del suo cognome e le sue opere erano tutte firmate “Uberto H”.

La barca s’accostò alla sponda “Aspettami faccio subito” disse Martini scendendo agilmente.

I due si salutarono e Martini sbirciò subito il disegno appena abbozzato.

“Ho in mente una storia poliziesca per adolescenti di cui ti parlerò, ma quando oggi mi hanno avvertito che sul Tevere galleggiavano parecchi pesci morti, allora sono uscito subito… come te.”

Il commissario s’avvicinò ancora di più al cavalletto, mentre un volo di gabbiani passava radente sopra le acque.

“Hai fatto a tempo a vedere i pesci morti?”

“No, li ho disegnati a memoria, soprattutto carpe, rovelle e ciriole, che conosco meglio.”

Nel dipinto a carboncino c’era il tratto di Tevere verso Ponte Sant’Angelo in cui galleggiavano le carpe e le anguille che i Romani chiamano ciriole, al lato il Castello e sotto un’arcata del Ponte una figura con un costume nero cercava di nascondersi.

“Castel Sant’Angelo sullo sfondo” notò Martini “ti è venuto molto bene ma quella figura nera, appena accennata, sotto il ponte, chi rappresenta?”

“È il personaggio principale della mia storia, un ragazzo romano, diciott’anni, che si chiama Phantomas.”

“Sono sicuro che mi racconterai tutto, prima o poi, davanti a un bicchiere al bar dell’Isola, ma che cosa volevi questa mattina?”

“Niente di particolare ho subìto un furto in casa.”

“Ancora, e che ti hanno rubato questa volta?”

“Un bellissimo quadro che avevo comprato a un’asta, Ritratto di Wanda di Ghiglia…”

“Va bene” tagliò corto Martini “vieni domattina, ci prendiamo un caffè e mi dai i dettagli della vicenda.”

Uberto H si alzò dalla sediolina per accompagnare l’amico verso la barca.

“Non vale la pena di fare una denuncia, ci ho pensato, è stato sicuramente un furto su commissione perché il ladro non ha preso altro in casa. E il vero problema è che il quadro era una copia, molto ben fatta, l’ho scoperto solo dopo e non ho fatto a tempo a reagire che mi hanno rubato la copia. Quindi devo capire cosa è successo.”

“Sui pesci morti hai sentito niente?”

“C’era un piccolo crocchio di persone, un’ora fa, che si atteggiavano a fiumaroli, e parlavano di soffocamento dei pesci per l’improvvisa concentrazione di detriti affluiti dai fossi, dato che l’aumento dell’apporto organico riduce l’ossigeno nell’acqua. Sarebbe un giallo senza assassino ma con molti cadaveri. È già successo, hanno detto, nel 2002 e nel 2017.”

“È vero, ma è una spiegazione che vale solo se nei prossimi giorni non vedremo galleggiare altri pesci morti. Allora a domani mattina.”

Sul Tevere galleggiano pesci morti. Il libro di Giuseppe Fiori

Di Giuseppe Fiori

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