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La proposta di una zona di libero scambio nel delta del Fiume delle Perle c’è, ma potrebbero servire anni prima che il progetto si realizzi. Dell’ipotesi di un’area che racchiuda Hong Kong, Macao e parte della ricca provincia meridionale del Guangdong, motore dell’economia cinese, si è iniziato a parlare lo scorso settembre, sull’onda dell’entusiasmo per l’apertura della zona di libero scambio di Shanghai.

Ad avanzare la proposta è stato il segretario del Partito comunista nel Guangdong, Hu Chunhua, politico indicato già da ora come un possibile successore del presidente Xi Jinping tra dieci anni. Citato dal South China Morning Post, lo stesso capo del governo locale di Hong Kong, Leung Chun-ying, confermava di aver discusso della questione con Hu, ma spiegava anche che il progetto è in fase embrionale.

La proposta sembrava inoltre fare eco alle parole dell’ex numero uno del Partito nel Guangdong, Wang Yang, ora componente del politburo del Pcc, secondo il quale mentre il resto della Cina cresce, la regione non può tirarsi indietro.

L’eventuale zona di libero scambio nella Cina meridionale coprirebbe un’area di mille chilometri quadrati contro i 28 di Shanghai. Oltre alle due ex colonie britannica e portoghese, dovrebbe comprendere la zona di Qianhai a Shenzhen, città simbolo delle aperture economiche cinesi, l’isola di Hengqing al largo di Zhuhai, e Nansha a Guangzhou.

Secondo quanto riferisce il quotidiano, sebbene per alcune indiscrezioni di stampa l’iniziativa avrebbe potuto ricevere il via libera dal governo prima dell’inizio, sabato, del terzo plenum del comitato centrale del Pcc, l’istituzione dell’area non avverrà nell’immediato. Prima occorre concentrarsi sullo sviluppo della zona economica speciale di Qianhai.

Il settimanale finanziario Caixin scriveva a metà ottobre di contatti tra i funzionari di Shenzhen e diversi ministeri per estendere alcune delle forme di gestione di Shanghai anche alla nuova Zes, approvata dall’esecutivo nel 2010 e che stando agli analisti sarebbe ancora indietro in alcuni settori come la gestione della dogana e la finanza internazionale.

Ding Li, economista all’Accademia del Guangdong per le scienze sociali, sottolinea al South China Morning Post i suoi dubbi, almeno nell’immediato. Come unica zona di libero scambio comprende molti attori. Si chiede inoltre come, non essendoci ancora riscontri da Shanghai, il governo centrale possa dare subito la propria approvazione. Secondo il professore, sulla provincia del Guangdong pesa l’onere di dover dimostrare di potersi integrare con Macao e Hong Kong.

Ecco l'area di libero scambio che cambierà il volto della Cina

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