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Con la morte dell’Ayatollah Ali Khamenei c’è una conseguenza globale e si aprono tre scenari per l’Iran.

L’effetto globale è che il radicalismo islamico incoraggiato in tutto il mondo, tra sciiti e sunniti, dalla rivoluzione iraniana del 1979, è stato ufficialmente sconfitto e la sua ritirata globale probabilmente sarà accelerata ovunque. La popolarizzazione di chador e sharia in Paesi a maggioranza islamica e non, da oggi cominceranno a ritirarsi. Sarà una ritirata lunga e accidentata, piena di resistenze, ma il mondo ha voltato pagina.

Per l’Iran si aprono tre scenari. Il Paese è diviso tra fazioni, liberali e clerici conservatori, e per cesure etniche, persiani, curdi, beluci, azeri, eccetera. Allora potrebbe spaccarsi ed esplodere. È accaduto in Iraq dopo la seconda guerra del Golfo nel 2003.

Altro scenario è che il regime, pur sconfitto resista. Questo anche è successo con l’Iraq di Saddam Hussein dopo la prima guerra del Golfo nel 1992.

Il terzo scenario, quello auspicato, è che emerga un leader più ragionevole che apra il regime clericale e riallinei il paese secondo esigenze diverse.

Di certo poi è un ulteriore colpo al consenso mondiale che aveva retto le relazioni internazionali dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Questo consenso è più importante della struttura delle Nazioni unite, era il cemento che reggeva la costruzione delle Nazioni unite.

Gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran al di là dei suoi piani di riarmo nucleare. Era perché avevano maturato la convinzione che l’idra dell’estremismo islamico armato e terrorizzante, che si allungava dal Medio Oriente fino all’Europa e all’America, andava colpito al suo cuore – l’Iran. Il piano è stato perseguito senza dibattiti pubblici, forse quasi inconsciamente. Del resto, un piano del genere, che prevedeva la fine di un regime di media potenza come l’Iran, non poteva essere affrontato in pubblico.

Le implicazioni di questo sono ampie. Dopo la Seconda guerra mondiale mondo capitalista e comunista si riconoscevano e riconoscevano delle regole di ingaggio e mediazione reciproca. La lotta totale non era frontale, ma affidata a processi di sovversione graduale di paesi delle proprie aree “di competenza”. Con la fine della guerra fredda poi gli attacchi erano limitati a Paesi minori e sempre entro parametri in larga parte accettati.

La guerra della Russia contro l’Ucraina prima e l’attacco di Hamas a Israele hanno cambiato le regole e Usa e Israele hanno risposto alzando a loro volta la posta.

Questo ha un’appendice: l’attacco è stato possibile perché l’Iran non aveva armi nucleari. Il Nord Corea, che invece ha perseguito il suo programma nucleare, oggi si può sentire vendicato e più sicuro di ieri, anzi incoraggiato ad allargarlo e non abbandonarlo.

È un nuovo mondo dove l’Onu semplicemente non c’è più, serve un altro spazio di mediazione internazionale, che forse dovrebbe nascere sotto l’egida del Papa, una struttura diversa e distinta dalla Santa Sede e dalla sua diplomazia, ma coerente con essa. Serve poi un nuovo consenso che tenga insieme la struttura.

Questa necessità sembra rafforzata da un incidente quasi casuale ma imbarazzante. Il ministro della difesa Guido Crosetto è bloccato a Dubai, dove è arrivato poche ore prima dell’inizio dell’attacco americano. Cioè il governo italiano non è stato informato dagli alleati. Non è chiaro perché ciò sia avvenuto, ma certo è un segnale di grande debolezza del Paese nel suo complesso, non è sbadataggine del ministro.

Se l’Italia, il territorio dove esiste la sede del Papa, non si rimette in ordine, c’è un interesse globale a una supplenza.

La sconfitta dell'estremismo islamico e tre prospettive per l'Iran. L'analisi di Sisci

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