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Come racconta nel libro “Oltre la rottamazione. Nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare”, l’idea che guida Matteo Renzi nel campo della giustizia è rifiutare la guerra civile in atto da vent’anni tra “gruppi minoritari di magistrati militanti animati dall’ansia di rimuovere Silvio Berlusconi dalla scena pubblica” e i sostenitori oltranzisti del Cavaliere che arrivano “a tenere in ostaggio il Parlamento per approvare intollerabili leggi ad personam“. Un duello interminabile rappresentato plasticamente dagli show delle opposte tifoserie davanti e dentro i tribunali.

La diagnosi sul pianeta giustizia

Il risultato, spiega il primo cittadino di Firenze, è la cristallizzazione e l’aggravamento delle patologie del pianeta giustizia. La più clamorosa, osserva in sintonia con le storiche campagne e con il referendum promosso dai Radicali, risiede “nell’uso spesso arbitrario della custodia cautelare, inaccettabile nella patria di Cesare Beccaria, del diritto e delle guarentigie: strumento fondamentale per reati come l’omicidio e la violenza sessuale, in Italia la detenzione preventiva viene rovesciata da magistrati che mettono in prigione per estorcere confessioni finalizzate a sostituire le indagini e a svilire i processi”. Altra anomalia è rappresentata dai “continui cambiamenti di attività di toghe politicizzate come Antonio Ingroia, spot contro i magistrati che lavorano con sacrificio e dedizione”. Riguardo alle traversie giudiziarie del Cavaliere, l’aspirante leader del Partito Democratico esorta la sinistra a non coltivare illusioni sull’epilogo giudiziario della sua parabola: “Sarebbe l’ennesimo errore di una mentalità presuntuosa che non fa i conti con la caparbietà del personaggio e si è sempre rifiutata di sconfiggerlo politicamente”. Respingendo ogni cedimento alle sirene del giustizialismo ancora egemone nella cultura progressista e manifestando una profonda affinità con l’area liberal del Pd, Renzi lancia la sua provocazione: “Ora che non c’è più lo spauracchio di Berlusconi, il processo breve dovremmo farlo noi. Soprattutto nella giustizia civile, perché sono le cause eterne a bloccare l’economia”.

Le proposte in campo civile e penale

Nessun investitore straniero, rimarca il sindaco del capoluogo toscano, verrà a investire in un paese al 126esimo posto al mondo per la durata media dei processi: 2603 giorni, 86,7 mesi, 7,1 anni. Allo scopo di risollevare una realtà al collasso, Renzi propone una tendenziale unificazione degli oltre 30 riti processuali esistenti favorendo la specializzazione dei giudici; la semplificazione delle motivazioni delle sentenze; l’applicazione del decalogo messo a punto dal Tribunale di Torino sulla concentrazione delle attività investigative e sulla direzione dell’istruttoria dibattimentale, che ha consentito di ridurre del 33 per cento il carico pendente tra il 2001 e il 2006.
Nel campo più “caldo” e controverso della giustizia penale, egli evita riferimenti alle riforme dell’ordinamento giudiziario: responsabilità civile delle toghe, separazione delle carriere, superamento del predominio delle correnti nel Consiglio superiore. L’accento viene posto sull’accorciamento dei tempi medi delle sentenze, sulla modernizzazione dei tribunali secondo le esperienze di Torino, Trento e Bolzano, sulla riduzione dei riti e la certezza di esecuzione della pena. Fondamentale per reati come la corruzione, “potente fattore di impoverimento e della crisi di credibilità del nostro sistema economico, oltre che di avvelenamento della vita democratica”. Per prevenirlo Renzi suggerisce di allargarlo al traffico di influenze, di punire severamente i “crimini contigui” quali il falso in bilancio e l’abuso d’ufficio, di estendere l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, di promuovere una rotazione degli incarichi nei gangli della Pa interessati agli appalti, di prescrivere standard vincolanti su conflitti di interesse e incompatibilità. Una linea strategica radicalmente contraria alla filosofia del centro-destra, a cui il sindaco di Firenze è stato più volte accostato dalla maggioranza dei dirigenti e militanti democrat. Antitesi che trova conferma nella sua visione di pena “meno afflittiva e più effettiva”, per cui “la detenzione in carcere deve essere limitata ai reati più gravi mentre vanno incrementate le pene pecuniarie e interdittive, gli strumenti risarcitori e conciliativi”. Cornice in cui va ripensata la legge Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze, “introducendo forme di depenalizzazione per i reati di lieve entità legati al consumo di piccole dosi di droga”.

Riduzione del numero delle forze di polizia

Grazie a un simile pacchetto di provvedimenti, è convinzione dell’aspirante candidato premier del centro-sinistra, le Forze dell’ordine – che ha difeso ieri in una newsletter sul caso Shalabayeva, chiamando il governo a dare risposte e a non scaricare responsabilità sulla Polizia – potranno impegnarsi nelle indagini e nella repressione dei crimini di maggior allarme sociale. Ma per farlo “è necessario unificare il più possibile i cinque corpi oggi esistenti, puntando sulla loro specializzazione, sull’intelligence e sulle nuove tecnologie, rafforzando gli agenti municipali nella loro azione di comunità e prossimità, creando un solo numero per l’emergenza”.

Superare la legge Bossi-Fini frutto della paura

Paradigma agli occhi di Renzi della “frattura profonda che si è aperta tra il Palazzo e la vita quotidiana, la legge Bossi-Fini sull’immigrazione è il trionfo della cultura della paura, della frontiera come rifugio angoscioso in cui rinchiudersi anziché come opportunità. Un testo che non ha risolto i problemi della criminalità e della clandestinità, ma ha costretto generazioni di famiglie normali a code surreali per regolarizzare una colf o una badante, tenendo lontane persone altamente qualificate provenienti dalle realtà emergenti a causa di una gestione burocratica e ottusa dei visti”. Poiché le seconde generazioni di immigrati sono parte integrante della nostra società, spiega il sindaco, chi è nato nel nostro Paese da genitori stranieri deve poter diventare cittadino italiano prima di iniziare la scuola dell’obbligo. E chi è arrivato in Italia da piccolo e vi ha frequentato due cicli di studio può ottenere la cittadinanza al compimento della maggiore età”. Per favorire un’immigrazione di qualità Renzi propone di aprire le porte alle competenze di cui abbiamo bisogno, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani. E indica l’ipotesi di un “permesso veloce” che permetta a chi ha un lavoro regolare di acquisire un mutuo e stabilizzare la residenza nel nostro Paese.

Renzi, le idee poco di sinistra su giustizia e immigrazione

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