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Non siamo spaccati, precisa il deputato renziano Angelo Rughetti dopo le indiscrezioni di questa mattina che volevano un problema nella truppa e non nel “comandante” Renzi. E ragiona sul perché di quella posizione politica sul caso Alfano, rammentando che il Pd è solo un contenitore burocratico che considera “un corpo estraneo chi non è allineato” e Renzi è come un topolino che fa scappare tutti gli elefanti democratici.

Il Colle ha parlato ieri perché Palazzo della Signoria intenda?
Noi abbiamo semplicemente espresso una posizione politica ampiamente condivisa da entrambi i rami del Parlamento, in cui si sostiene che la vicenda kazaka non è stata ben gestita in termini politici: sia che essa fosse stata nota nel momento in cui si è verificata, sia che non lo fosse stata per assenza di informazioni. Sia, inoltre, se la conoscenza fosse arrivata successivamente.

Sfiduciare Alfano significava colpire Letta, però.
Siamo assolutamente coscienti del fatto che, nel momento in cui si va a votare formalmente la sfiducia a un ministro che è anche il vicepremier, oltre che leader del partito che compone l’esecutivo, si creerebbe un problema di sopravvivenza per il governo.

Quindi?
Noi ci siamo limitati a quella lettera per definire i contorni di una posizione politica, segnando un terreno e dietro quella posizione ci sono venuti anche altri esponenti del Partito democratico. Poi è chiaro che ci atterremo alle decisioni del gruppo, come sempre noi facciamo.

Ma i renziani sono spaccati?
Ho letto anch’io cose del genere ma non è affatto vero. Se avessimo avuto i numeri per definire l’eventuale caduta di Alfano, beh sarebbe stata una questione direi dirompente. Ma, non avendoli, resta la nostra posizione politica, per me giusta: ma non perché siamo sagaci approfittatori, come qualcuno ci epiteta, bensì perché era necessario rimettere le cose al loro posto. E ridare un po’ di dignità a questo Paese.

Cosa impedisce un avvicendamento di Alfano al Viminale senza per questo aprire una crisi? In fondo il rimpasto pare ci sia ad ottobre…
Penso che le fibrillazioni interne al Pdl non avrebbero consentito di poter gestire questa fase in modo così netto. Se invece le truppe pidielline fossero state compatte al proprio interno, in un senso o nell’altro, allora quella strada sarebbe stata intrapresa. In questo modo ho l’impressione che nel Pdl nessuno si fidi più di nessuno, e Alfano potrebbe rimanere con la schiena scoperta.

Ma se nessuno si fida più di nessuno, quante chanche ha il governo di durare il tempo utile a fare le riforme?
Questo è un esecutivo nato per far fronte a un’emergenza, ecco il mastice che lega i partiti in coalizione. Quanto più il governo resterà in tale seminato, tanto più avrà la possibilità di andare avanti. Se però dovesse durare solo per sopravvivere, trasformandosi addirittura più in un esecutivo politico anziché di emergenza, allora è chiaro che si aprirebbe un grande problema, una partita economico-sociale. E non solo per la politica, ma soprattutto per i cittadini che ci chiedono di intervenire nelle criticità.

Prima il dibattito sulle primarie, poi le regole del congresso, adesso il Colle che richiama Renzi: un fuoco di fila incrociato?
In questo partito se si candida Cuperlo, o Civati, Fassina, Pittella, Goldrake o Mandrake, va tutto bene. Ma se lo fa Renzi sembra il topolino nella stanza degli elefanti: tutti che scappano, a destra e a sinistra. La mia impressione, che gli ho anche confidato, è che sia ancora in piedi il tentativo di trovare soluzioni che lo portino lontano dal Pd. O attraverso un rinvio o tramite meccanismi burocratici: la verità è che questo è un partito assolutamente burocratico, che non si preoccupa di individuare il migliore rappresentante ma agisce al contrario. E difendendosi da un corpo che considerano estraneo, proprio perché non condizionabile.

twitter@FDepalo

Per Renzi il Pd è un problema. Parla il renziano Rughetti

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