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Gli Emirati spopolano. Di petrodollari ce ne sono ancora a sufficienza per conquistare gruppi nel mondo avanzato e per decidere di diventare il porto e la grande piazza commerciale di riferimento per l’Africa. E non solo. Mentre la liquidità dei fondi nazionali spaventa ed attrae la finanza internazionale, il Paese ha cominciato a rendersi conto che l’investimento perfetto è a casa.

Le opportunità africane

L’Occidente infatti è alle prese con la crisi economica e Dubai sta emergendo sempre più come snodo centrale per gli investimenti diretti e provenienti dall’Africa. Secondo quanto riporta il Financial Times, gli imprenditori del Golfo stanno usando Dubai come base da cui sfruttare le crescenti opportunità offerte dal continente africano, grazie ai collegamenti aerei diretti della compagnia Emirates in 21 Paesi africani, alle operazioni di import-export e alle “zone franche” presenti nell’Emirato.

Gli scambi commerciali con l’Africa

“Vediamo con chiarezza che il successo degli Emirati arabi uniti dipende anche dalla forte e continua crescita dei Paesi africani”, ha spiegato il capo della politica estera di Dubai, Reem al-Hashimi, in un convegno tenuto questo mese e intitolato “Dubai: Gateway to Africa”. Nel 2012, infatti, l’interscambio tra l’emirato e il continente africano è stato pari a 30 miliardi di dollari, con un incremento del 27% rispetto all’anno precedente.

Dubai come un grande supermercato

Sono ancora pochi i settori interessati, ossia quello dei prodotti petroliferi e delle risorse minerarie, ma lo scenario sta cambiando, facendo emergere altri imprenditori come Colin Cheruiyot, di Kenya Tea Packers, interessato a far conoscere al mondo il tè prodotto nel suo Paese: “Più o meno noi consideriamo Dubai come un grande supermercato. E’ un’opportunità per il nostro prodotto essere gustato da nazionalità diverse, senza dover trasportarlo direttamente”.

La strategia del fondo Adia

Questa strategia si è fatta concreta per il principale fondo sanitario degli Emirati Arabi, l’Abu Dhabi Investment Authority (Adia), che ha tagliato i suoi investimenti in Europa scendendo al 20% dal 25%, e deviando la rotta verso gli Emergenti. L’Adia, sottolinea il quotidiano della City, ha quindi ridotto sia l’esposizione minima che quella massima nei mercato sviluppati secondo quanto emerge dal’ultimo rapporto, l’unico che dia informazioni sulle attività di uno dei più grandi fondi sanitari al mondo. Il portafoglio complessivo Adia, che varia dal settore finanziario a quello infrastrutturale, non è pubblico, ma secondo una stima di Monitor Group del 2011, si aggirerebbe intorno ai 342 miliardi di dollari.

Il focus sulla Cina

Riflettendo l’interesse crescente del Golfo verso l’Asia, area commerciale fondamentale, Adia ha accresciuto la sua esposizione in Cina. Pechino, d’altra parte, ha riconosciuto il fondo come investitore istituzionale nei controllatissimi mercati finanziari cinesi, portandolo ad una soglia d’investimento massima di 500 milioni di euro dai 200 prima previsti.

L’interesse crescente per gli investimenti in loco

Ma la strategia di Adia passa anche per gli investimenti nazionali. Il fondo ha ridotto le allocazioni internazionali al 75% dall’80%.

Gli Emirati snobbano l'Ue e puntano su Africa e Cina

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