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La Francia ritrova la sua anima libertaria e si interroga su come non vanificare la grande vittoria corale che ha respinto sulla soglia del governo la minacciosa avanzata dell’estrema destra. “C’est ouf”, “È pazzesco”, titola Liberation mentre gli altri quotidiani parigini evocano le dernier soufle, l’ultimo respiro e pospongono molti punti interrogativi a fatidico Et maintenant? E ora?

La perentoria rivendicazione dell’incarico di formare il nuovo governo da parte del leader del fronte popolare di sinistra, Jean Luc Mélenchon, rischia di destabilizzare definitivamente il già precario equilibrio della nuova maggioranza coagulatasi grazie all’affluenza record dei francesi al voto in chiave preminentemente antifascista.
Mélenchon guida una sinistra composita con punte di estremismo: il suo partito ha ottenuto 74 eletti, ai quali si aggiungono 3 “dissidenti” di altre forze politiche. Il Partito socialista conquista 59 deputati e gli Ecologisti 28. Mentre il partito comunista ha eletto 9 parlamentari e Generation 5. Ma dall’economia alla politica estera filo palestinese, all’impatto dell’immigrazione, le sue posizioni vengono ritenute incompatibili con il centro liberale di Emmanuel Macron e con i Repubblicani ormai lontani eredi del Generale Charles De Gaulle.

L’eventuale arroccamento del nuovo Fronte Popolare rimetterebbe in gioco il Rassemblement National di Marine Le Pen e del suo pupillo, l’enfant prodige Jordan Bardella, grandi sconfitti del secondo turno delle elezioni legislative francesi.

Se la politica non prevale sulle ambizioni personali si prospetta un inedito esecutivo tecnico. Evocato, non a caso, con un titolo di taglio basso sulla prima pagina di Le Monde: “Le lezioni italiane. L’Italia ha più volte affidato il potere ai tecnici. Un modello atipico difficile da immaginare in Francia…”. Difficile ma non impossibile.

Macron, al quale ora tutti dopo le aspre critiche riconoscono invece il coraggio di avere tentato e vinto la sfida-azzardo dello scioglimento del Parlamento per sbarrare la strada a Marine Le Pen, ha scelto saggiamente di riservarsi ogni valutazione a dopo l’insediamento dell’Assemblea nazionale. Evitando così di infilarsi nella kermesse mediatica della rivendicazione dell’apporto più decisivo degli altri per la clamorosa sconfitta del duo Le Pen-Bardella, il Presidente della Repubblica recupera il ruolo di super partes necessario per far “digerire” la scelta di un premier che in ogni caso scontenterà gli uni e gli altri.

Consapevole che una coabitazione con Mélenchon sarebbe oltremodo travagliata, per la dichiarata ambizione dell’esponente della sinistra di concorrere alle prossime presidenziali in veste di erede di Mitterand, Emmanuel Macron sta facendo decantare la situazione e confida nell’apporto delle positive valutazioni internazionali sulla tenuta democratica della Francia.

Escluso un ulteriore scioglimento del Parlamento e nuove elezioni anticipate, rimangono due prospettive praticabili: una grosse koalition alla francese, ovvero un governo di tutte le forze politiche che hanno battuto l’estrema destra, con un premier a rotazione, oppure un esecutivo tecnico che traghetti la Francia oltre il guado a ridosso del precipizio del debito pubblico, addirittura maggiore di quello italiano.

La rovinosa sconfitta di Le Pen fa intanto precipitare le speranze di Putin di incunearsi nel cuore dell’Europa per destabilizzarla, e polverizza le velleità populiste di tutti quei partiti di vari Paesi, come la Lega di Matteo Salvini, che non riesce a vincere neanche all’estero, che si erano posti nella scia ritenuta vincente del Rassemblement National, finendo anche loro per sfracellarsi sugli scogli del netto rifiuto del neofascismo espresso dai francesi.

Assieme alla vittoria a valanga dei laburisti in Inghilterra, l’omogenea prevalenza del centrosinistra francese, un campo veramente largo che ha superato all’ultima curva e fatto finire fuori strada Marine Le Pen, rilancia notevolmente al vertice Nato di Washington il fronte euroatlantico che continuerà a contrapporsi con maggiore slancio al pervicace e spietato tentativo russo di invadere l’Ucraina.

Tutte considerazioni geo politiche analizzate dai commentatori francesi, i quali confidano che il leader del Front Populair, Mélenchon, possa pronunciare metaforicamente la frase “Parigi val bene una messa” e accettare un programma di governo moderato e liberal democratico.

Evitando di compiere lo stesso errore di Le Pen, cioè di spaventare gli elettori con un estremismo indigesto. Un sinistrismo insopportabile anche per Kylian Mbappé, il popolarissimo goleador della nazionale francese, che ha lanciato un appello probabilmente decisivo per mettere fuori gioco e squalificare l’estrema destra lepenista.

“In Francia tutto accade, soprattutto l’impossibile”, sostiene un proverbio.

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