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Complice la canicola insopportabile degli ultimi giorni, le cronache giudiziarie del Cavaliere, gli inevitabili scossoni alla stabilità dell’Esecutivo (loro negano: leggi Qui), il decreto del Fare, le semplificazioni e il G8 irlandese, il DDL governativo sulle lobby è momentaneamente sparito dal radar.

Ma, attenzione, solo dal radar governativo. Perché quello parlamentare invece è più attivo che mai. Due settimane fa è stata presentata la proposta del Partito socialista (leggi Qui e guarda Qui) mentre pochi giorni fa, il 6 giugno, è arrivata quella Pdl (Qui le info). Il testo ufficiale non è ancora disponibile interamente, lo sarà a breve. Posso però anticiparne il contenuto, che riprende un po’ tutti i punti essenziali dei predecessori, e cioè:

– anzitutto, il DDL parla di “lobbying e relazioni istituzionali“. E cioè, secondo una definizione ormai consolidata: “l‘attività di rappresentanza di interessi particolari svolta da persone, enti, associazioni, gruppi, società o imprese, anche in via temporanea e non esclusiva, nei confronti dei decisori pubblici (…) attraverso proposte, richieste, studi, ricerche, analisi, emendamenti , documenti e ogni altra iniziativa o comunicazione, orale o scritta o per via telematica”

– C’è il Registro. Anzi, il “Registro Unico dei Portatori e dei Rappresentanti di Interessi Particolari (RUPRIP)“. L’iscrizione è obbligatoria ma scade, come il latte. Passati 12 mesi va rinnovata.

– c’è il Codice etico, che qui si chiama “Codice di condotta” e va emanato con decreto del Presidente del Consiglio.

– ci sono i controlli e le sanzioni. I primi, oltre al Ruprip (che fa tante altre cose, soprattutto in tema di trasparenza) li gestisce una Commissione di deputati e senatori (dieci per parte, “nominati in rappresentanza e proporzionalmente ai vari gruppi parlamentari dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera entro i 60 giorni successivi alla prima seduta dopo le elezioni“). Le seconde vanno dai 5.000 ai 75.000 euro, più una serie di pene accessorie come la sospensione o la cancellazione dal registro.

Insomma, un DDL piuttosto completo e molto interessante nella parte in cui crea un legame tra un organo (di gestione) incardinato nel governo e uno di controllo che invece appartiene al Parlamento.

Quanto chances hanno i 2 DDL di trasformarsi in legge? Non molte purtroppo. Dal 2008 al 2013 il tasso di successo delle proposte di legge presentate da deputati e senatori è stato un misero 1,07%. Su 8963 proposte presentate soltanto 93 hanno finito il giro e sono arrivate a destinazione. In questa legislatura, iniziata da nemmeno 100 giorni, ci sono già 1929 proposte depositate. 1134 alla Camera e 795 al Senato. Insomma, parliamo di gocce nell’acqua.

Ah sì, a proposito, l’acqua. Di mare possibilmente. Con sabbia, ombrellone e ghiacciolo. Per il momento si conferma lo scenario più accreditato per mostrare – e guardare – le bianche lobby. Io ne approfitterei.

tutti al mare, a mostrar le lobby chiare

Complice la canicola insopportabile degli ultimi giorni, le cronache giudiziarie del Cavaliere, gli inevitabili scossoni alla stabilità dell'Esecutivo (loro negano: leggi Qui), il decreto del Fare, le semplificazioni e il G8 irlandese, il DDL governativo sulle lobby è momentaneamente sparito dal radar. Ma, attenzione, solo dal radar governativo. Perché quello parlamentare invece è più attivo che mai. Due settimane fa…

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