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Dopo lunghe trattative e un interesse pluriennale, il Belgio si unisce al progetto per il caccia di sesta generazione franco-tedesco Scaf (Système de combat aérien du futur) come osservatore. Lo Scaf è il sistema di sistemi che sarà incentrato sul caccia di sesta generazione Ngf (New generation fighter); è guidato dalla Francia, con partecipazione tedesca e, dal 2019, spagnola. Questo programma fa da contraltare al Gcap (Global combat air programme) di Italia, Regno Unito e Giappone.

Con lo status di osservatore acquisito adesso (nel corso della fase 1B del progetto, quella dei “lavori preliminari su futuri dimostratori”, che durerà fino al 2025 e che prevede un finanziamento di tre miliardi), il Belgio e le sue industrie si preparano alla possibilità di entrare a pieno titolo nello Scaf in futuro. In quest’ottica, i belgi hanno avviato un programma nazionale da sessanta milioni di euro. Fu la ministra della Difesa del Belgio, il 26 aprile scorso, a far sapere di essere stata autorizzata a firmare l’accordo, dichiarando che ciò avrebbe permesso di “seguire da vicino lo sviluppo di questo programma cruciale per l’avvenire della Difesa belga, ma soprattutto europea, e di prendere una decisione consapevole su una nostra eventuale partecipazione a successive fasi di sviluppo”. 

L’annuncio è infine arrivato al Salone aeronautico di Berlino (Ila). Carlier Thierry, vice direttore generale della Dga (Direzione generale armamenti – l’organo del ministero della Difesa francese volto a sviluppare nuovi sistemi d’arma francesi, per uso domestico e di esportazione) ha dichiarato su X (ex Twitter): “benvenuto al Belgio in seno a questo programma emblematico per la cooperazione europea”.

Il contesto

Se lo stesso presidente francese Emmanuel Macron aveva commentato positivamente questi sviluppi. Più incerta l’industria: nel corso di un’audizione al Senato francese dell’estate 2023, Éric Trappier, amministratore delegato di Dassault, aveva dichiarato: “penso che dovremmo rimanere su ciò per cui ci siamo impegnati, che già non è facile: dobbiamo realizzare la fase 1B a tre, spero che proseguiremmo con la fase 2, che permetterà di far volare il futuro aereo, sempre a tre” perché “se vogliamo allargare la cooperazione, le discussioni saranno più lunghe” e, soprattutto, “noi francesi non rappresentiamo più che un terzo del progetto. Ho paura che andare più in là si traduca con una perdita di competenze utili”. Trappier aveva inoltre sottolineato che sia la Germania che il Belgio si sono dotati di F-35, scelta controcorrente rispetto a Parigi. I francesi, infatti, ricercano un’autonomia nello sviluppo dei loro aerei, in quanto la loro dottrina nucleare prevede la possibilità di sganciare ordigni dal cielo, mentre gli Usa si riservano il diritto di controllo extraterritoriale su tutti i sistemi d’arma che integrano loro componenti. 

Il progetto Scaf nasceva nel 2017, quando l’allora cancelliera tedesca, Angela Merkel, ed il suo omologo francese, Macron, si riunirono a Parigi per dare una nuova spinta all’Europa della difesa, indebolita dalla Brexit, progettando cinque iniziative. Lo Scaf a guida francese ed il Mgcs (Main ground combat system: il carro di prossima generazione) a guida tedesca stanno procedendo (seppur lentamente e tra molte difficoltà), mentre gli altri tre progetti sono stati de facto abbandonati, ricevendo recentemente la critica della commissione Difesa dell’Assemblea nazionale di Parigi.

E l’Italia? 

L’apertura al Belgio conferma che le geometrie dei programmi franco-tedeschi sono variabili e allargabili in ottica europea. Questa è una buona notizia per l’Italia, che, a riguardo del suo ingresso nel Mgcs, ha ricevuto già sponde dal ministro della Difesa francese, Sebastien Lecornu, e dai relatori del rapporto della commissione Difesa, tra cui spicca Jean-Louis Thiérot, vice presidente della Commissione stessa. 

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