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Le capacità sottomarine sono al centro dell’attenzione degli attori di tutto il mondo. Durante gli ultimi dieci anni le principali potenze globali (o quantomeno con ambizioni globali) hanno portato avanti un programma di ammodernamento del proprio arsenale di sommergibili, anche Stati meno impegnati nell’arena internazionale hanno deciso di (ri)dotarsi di simili strumenti per garantire la propria sicurezza nazionale in un contesto storico caratterizzato da precarietà e turbolenza, e in cui il dominio sottomarino assume una rilevanza sempre crescente non soltanto come arena di scontro, ma anche come percorso di transito di infrastrutture critiche.

A fornire una fotografia esatta della situazione è l’analisi pubblicata dall’International Institute of Strategic Studies, a firma di Johannes R. Fischbach, che conteggia 502 esemplari di sottomarini attualmente in servizio presso le Marine di tutto il mondo, afferenti soprattutto alla classe dei sottomarini d’attacco convenzionali (Ssk); allo stesso tempo però, la stragrande maggioranza di questi battelli (duecentosettantanove) viene definita come obsolescente od obsoleta, mentre soltanto meno di un quarto del totale può essere definito moderno. Viceversa, i sottomarini d’attacco a propulsione nucleare (Ssn), i sottomarini a propulsione nucleare per missili balistici (Ssbn) e i sottomarini d’attacco a propulsione nucleare con tubi di lancio dedicati per missili guidati (Ssgn) rappresentano una porzione molto minore della flotta, ma tendono a essere generalmente più moderni: solo il 2% dei centotrenta sottomarini afferenti a queste classi viene considerato obsoleto.

A dominare la dimensione sottomarina sono le marine di Pechino, Mosca e, ovviamente, Washington. Tutte e tre sono in procinto di sostituire le loro flotte di Ssbn di importanza strategica: la Russia ha già in servizio attivo sette dei suoi classe Borey e Borey-A, mentre sono in costruzione sia i primi classe Columbia statunitensi che i nuovi Type-096 cinesi.

Mosca ha stanziato fondi anche per l’ammodernamento delle flotte di Ssgn e Ssk, con lo scopo di rimpiazzare vecchi modelli di epoca sovietica. E anche la marina della People’s Liberation Army sta seguendo un processo simile, puntando sulla qualità rispetto alla quantità: fino a circa dieci anni fa, una parte consistente della flotta sottomarina cinese poteva essere classificata come obsolescente; adesso Pechino dispone di una flotta sottomarina ridotta rispetto al passato, ma composta esclusivamente da battelli moderni. Un percorso simile è stato seguito dalla Us Navy, che negli ultimi dieci anni ha registrato un aumento della capacità operativa dei suoi sottomarini, accompagnato però da una riduzione nel numero. Gli Stati Uniti hanno anche la percentuale di gran lunga più alta di battelli moderni e avanzati tra le tre potenze menzionate.

Anche molti Paesi europei hanno deciso di aggiornare le loro flotte di sottomarini. L’Europa, centro di costruzione di sottomarini, è attualmente il continente con la più alta percentuale di sottomarini moderni, con oltre il 40% della flotta di 73 sottomarini moderni o avanzati.E i progetti di modernizzazione in corso, dalla Francia e dalla Spagna, dalla Turchia al Regno Unito, dalla Germania alla Svezia e alla Norvegia, includendo anche l’Italia (con i suoi classe Todaro), sono destinati a rendere la flotta europea ancora più capace. Solo Grecia e Portogallo, tra gli attuali operatori di sottomarini, non hanno piani di modernizzazione tangibili.

Anche in Asia sembra essere in corso un “rinascimento” delle flotte di sommergibili. Oltre alla Cina, Giappone, Corea del Sud e Singapore sono gli altri Paesi asiatici che stanno aggiornando le loro flotte; e pure l’Australia ha intrapreso uno storico sforzo di modernizzazione nell’ambito della partnership Aukus stretta con gli Stati Uniti e il Regno Unito. Anche una potenza di grandi dimensioni come l’India (seguita dal suo rivale pakistano) e la piccola Taiwan stanno lavorando per aumentare in modo significativo le proprie capacità sottomarine, anche se a un livello inferiore.

L’America Latina rappresenta una controtendenza: la mancanza di fondi per la modernizzazione e la manutenzione delle piattaforme esistenti è evidente, e i battelli sono tra i più obsoleti al mondo. Esemplare è il caso dell’Argentina, la cui forza sottomarina non è di fatto operativa e la capacità rischia di diventare obsoleta. Altri Paesi, come la Colombia, l’Ecuador e il Venezuela, potrebbero presto affrontare un destino simile. Unica eccezione nel continente è il Brasile è l’unico attore regionale con un programma ambizioso, che prevede anche la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare. È anche l’unico Paese che è riuscito a superare le onnipresenti vecchie versioni del progetto tedesco Type-209, che rappresentano ancora quasi il 75% dell’inventario attivo dell’America Latina.

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