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“E’ stata una vera Liberazione: sono finite le due Chiese, quella cattolica e quella comunista, come è  finita, piaccia o no, la politica del Novecento! Ora vanno messe in campo tutte le possibili soluzioni e, prima fra tutte, quella cultura azionista dell’intransigenza e della radicalità democratica, che pur se non ha vinto nel secolo scorso è ancora viva e la lezione dei vari Gobetti, Salvemini, Calamandrei, autentici profeti e giganti contrapposti ai funzionari dei partiti novecenteschi falliti”.
Così, senza mezzi termini, il politologo Marco Revelli saluta i risultati delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, perchè con essi finalmente, “usciamo da una bolla: la normalità della politica, che è alla base del fallimento di tutta la classe politica passata, e dalla grande narrazione del Paese del benessere”.  Autore di ‘Finale di partito’, Revelli è uno dei protagonisti, con lo storico Paul Ginsborg, il sociologo Luciano Gallino, il magistrato Livio Pepino, il giurista Stefano Rodatà ed altri intellettuali, del ‘Manifesto per un soggetto politico nuovo, per un’altra politica nelle forme e nelle passioni’, da cui e’ nato il movimento Alba che ai primi di aprile si riunira’ a Firenze per un convegno nazionale all’insegna di ‘Cambiare si puo’.
La crisi, o meglio il fallimento dei partiti di massa del ‘900, formatisi per identificazione sul modello della società fordista quella del gigantismo industriale che non c’è più soppiantato dalle forme leggere della società liquida della globalizzazione e della Rete, era già stato scritto in quel risicato 5% di cittadini italiani che dicevano di nutrire ancora fiducia nei grandi partiti e l’8% nelle Istituzioni che si seguita a dire ‘repubblicane’, ossia laiche a fronte della perniciosa ingerenza ed invadenza della Chiesa e quindi della Religione cattolica che resta ed e’ un fatto personale e non collettivo. Insomma, dal voto emerge un sonoro bye bye alla Seconda Repubblica.

“Il M5S non ha fatto altro che assumere ed ampliare questo fallimento: il suo successo però non ha nulla di programmatico, non ci dà indicazioni sul futuro, ma è solo diagnostico, ossia ci dice con chiarezza a quali livelli di profondità sia arrivata la crisi ed il fallimento della classe politica. E’ stato un bagno di verità, una Liberazione, una seconda Liberazione dalle due Chiese che hanno dominato il secolo scorso. E dai loro grandi protagonisti falliti: in tal senso Berlusconi e Bersani sono i testimoni di questo fallimento, di una sconfitta tutto sommato prevedibile e proprio per questo – osserva Revelli – forse puo’ far meno male”. Ed ora al lavoro per costruire un nuovo modello di società diversamente organizzata dove, come Revelli indica in ‘Finale di partito’, a prevalere sia, “la partecipazione dal basso, cioè i soggetti, i luoghi della vita, dove si praticano forme di socialità e di relazioni interpersonali, siano i movimenti come cause e non più come partner incompiuti in attesa di essere all’altezza del primato della politica, sui partiti politici che sono ormai da considerare per quello che sono: ossia macchine, strumenti leggeri, effimeri, testimoni secondari”.

Revelli: Sono finite le due Chiese e i partiti di massa

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