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Il 2024 sarà un anno elettorale anche per la Georgia. Nell’ottobre di quest’anno il popolo del Paese caucasico si recherà infatti alle urne per eleggere i centocinquanta membri del nuovo parlamento. Un processo che, come tanti altri nel mondo, si teme possa essere influenzato da Mosca. Il 27 febbraio la presidente georgiana Salome Zourabichvili ha espresso preoccupazione per le possibili interferenze russe nelle prossime elezioni parlamentari, soprattutto attraverso attacchi informatici e propaganda, aggiungendo che i gruppi filorussi in Georgia (anche se non si dichiarano apertamente tali) stanno ricevendo il sostegno del Cremlino per diffondere la propaganda anti-occidentale.  L’edizione del 2017 della Strategic Defense Review di Tbilisi ha ufficialmente riconosciuto il soft power russo come una minaccia significativa per la sicurezza del Paese, attraverso uno spettro che si estende dall’influenza informativa alla leva economica. E il tema di una potenziale ingerenza russa nelle elezioni parlamentari del prossimo ottobre ha gradualmente iniziato a diffondersi nel dibattito pubblico.

Al momento in Georgia esistono circa venti tra partiti, organizzazioni pubbliche e organi di informazione di orientamento filo-russo, che probabilmente ricevono finanziamenti provenienti direttamente da Mosca. Tra queste vi è l’Istituto Eurasiatico, con le piattaforme mediatiche ad esso legate come Politforum, Georgia and the World e l‘Agenzia di Informazione Eurasia, responsabili di diffusione di materiale propagandistico come il documentario “Fascism in Ukraine-Zelenskyy’s Concentration Camp” prodotto e distribuito dallo stesso istituto nel 2023. Per quest’anno l’Istituto eurasiatico prevede di organizzare tavole rotonde internazionali e incontri pubblici a livello nazionale, proprio per discutere il futuro delle relazioni russo-georgiane.

Il Centro della società russo-georgiana intitolato a Yevgeny Primakov, che vede tra i suoi co-fondatori la Fondazione Gorchakov (con sede a Mosca), è un’altra fonte di influenza del Cremlino in Georgia. E ancora l’agenzia di stampa Saqinform, il canale internet Sezoni; accanto a questi vi sono gli strumenti mediatici diretta emanazione dei partiti filorussi, come il canale televisivo Alt-Info afferente al partito K’onservat’iuli modzraoba (Movimento conservatore) e la stazione radiotelevisiva Obieqtivi, ramo mediatico dell’ora inattivo partito sakartvelos p’at’riot’ta aliansi (Alleanza dei patrioti).

Oltre ai partiti, la penetrazione russa sfrutta anche i leader locali che si pongono come difensori delle tradizioni e dei valori nazionali, e dipingono i valori occidentali come estranei ai georgiani. Anche la chiesa ortodossa non è esente da queste dinamiche. I gruppi filo-occidentali sospettano che la Chiesa ortodossa georgiana possa servire come strumento del soft power russo. La presidente Zourabichvili ha addirittura sottolineato la debolezza fisica del patriarca Ilia II e ha espresso la speranza che la chiesa georgiana “sia in grado di eleggere un patriarca filo-georgiano e filo-europeo e non un patriarca filo-russo”.

Il drastico aumento degli immigrati russi in Georgia, il crescente numero di imprese russe e la significativa presenza russa in quasi tutti i settori dell’economia georgiana aumentano l’efficacia delle operazioni di influenza russa. Oltre a rappresentare un pericoloso casus belli, alla luce dell’approccio impiegato dal Cremlino per legittimare l’uso della propria forza militare. La paura di un nuovo conflitto con la Russia e gli interessi puramente economici di una parte significativa della società georgiana, compresa la comunità imprenditoriale, sono driver che Mosca può sfruttare nella sua operazione di influenza dello stato ex-sovietico.

 

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