Skip to main content

“Il ponte delle spie”, il film di Steven Spielberg, ha introdotto al grande pubblico due protagonisti della Guerra Fredda: l’avvocato americano esperto in negoziazioni James B. Donovan e la leggendaria spia sovietica Rudolf Abel. Quest’ultimo emerge come un ufficiale silenzioso e tenace del servizio segreto sovietico, che sin dall’inizio della sua detenzione ha ammesso di essere un colonnello dell’intelligence moscovita, coinvolto, secondo l’FBI, nella raccolta di segreti nucleari negli Stati Uniti.

Il libro “Il cacciatore capovolto” di Kirill Chenkin (Adelphi edizioni) offre una prospettiva unica sul “caso Abel”, basata sulla sua lunga amicizia e collaborazione con Abel. Chenkin non si propone di scrivere né un’autobiografia né una biografia di Abel, ma piuttosto di raccogliere “annotazioni sulla vita” propria e di Abel. Attraverso questo lavoro, emerge una narrativa dettagliata sul lento cambiamento della società sovietica parallelo al consolidamento del nuovo regime, e sui percorsi personali, emotivi e politici dei personaggi, sia illustri che umili, che vivevano in questo contesto di disillusione e disincanto rispetto agli anni e alle contraddizioni della nuova ideologia. Il libro è scritto con semplicità, chiarezza e spesso con un umorismo cinico molto godibile.

Focalizzandosi sugli aspetti legati all’intelligence e alla figura di Abel, Chenkin rivela che Rudolf Abel era solo uno dei nomi di copertura utilizzati da William (Willy) Genrikovich Fisher, un ufficiale del servizio segreto sovietico di origine tedesca. Fisher, nato nel Regno Unito e cresciuto in URSS sotto la guida del padre, un attivista comunista, fu inviato negli Stati Uniti intorno al 1948. Rimase lì in silenzio per diversi anni, costruendosi una solida copertura e mantenendo contatti selezionati con i sopravvissuti alle purghe staliniane all’interno dei servizi di spionaggio. Secondo Chenkin, il compito iniziale di Fisher, assegnato personalmente da Vjačeslav Molotov, era quello di valutare lo stato delle reti spionistiche negli Stati Uniti e preparare il terreno per la loro ricostruzione a lungo termine.

Nel 1952, Fisher fu affiancato dal maggiore Reino Heyanen come suo vice e primo assistente. Tuttavia, Heyanen si rivelò problematico fin da subito: era noto per il suo comportamento problematico, che includeva il consumo eccessivo di alcol, un doppio matrimonio e gravi irregolarità amministrative. Nonostante le ripetute lamentele formali di Fisher al centro, Heyanen non fu rimosso dalle sue funzioni. Nel 1957, durante un transito a Parigi, Heyanen disertò e rivelò dettagli operativi cruciali, come l’uso delle monete cave per nascondere messaggi microfilm, che portarono all’arresto di Fisher alias Abel.

L’arresto di Fisher avvenne il 21 giugno 1957, quando ammise immediatamente di essere un ufficiale del servizio segreto sovietico. Questa auto-rivelazione fu un evento senza precedenti, dato che la prassi comune tra gli agenti sovietici era di negare qualsiasi legame con Mosca, sia prima che dopo il caso di Abel. Secondo la tesi di Chenkin, basata anche su lunghe conversazioni con Fisher, l’auto-rivelazione di Fisher come ufficiale sovietico potrebbe essere stata cruciale per la sua missione. Questo gesto avrebbe potuto rendere Fisher un’interessante risorsa per il controspionaggio americano, poiché avrebbe potuto confermare o smentire informazioni ottenute dai defezionisti o da altri individui connessi allo spionaggio sovietico. In particolare, Mosca avrebbe voluto sapere se Alexander Orlov, un defezionista di alto profilo, avesse mantenuto i suoi patti segreti con il Kgb.

Un indizio indiretto della tesi di Chenkin proviene dalle memorie di Oleg Kalugin, un ex alto ufficiale del Kgb che si è esiliato negli Stati Uniti senza essere definito un defezionista. Kalugin racconta come nel 1960 la residenza del Kgb a Washington fosse riuscita a individuare il nuovo nome e l’indirizzo di residenza di Orlov, avviando piani per catturarlo e riportarlo in Urss o eliminarlo direttamente. Tuttavia, i vertici del Pcus decisero di “lasciar morire in pace” Orlov, che ormai era anziano e considerato privo di valore.

La storia di Fisher evidenzia le complessità nel valutare la sincerità dei defezionisti e nel distinguere tra asset reali e risorse infiltrate per disinformazione. La vicenda di Yuri Nosenko, che collaborò con la Cia prima di essere oggetto di controversie e interrogatori intensi, illustra ulteriormente le difficoltà nel verificare le intenzioni e l’affidabilità dei defezionisti.

James Jesus Angleton, noto come il capo del controspionaggio della Cia, svolse un ruolo significativo nel caso Nosenko, promuovendo la teoria che Nosenko fosse una talpa inserita dal Kgb per proteggere un altro agente infiltrato, sostenendo un clima di sospetto e diffidenza all’interno dell’intelligence americana. Angleton descrisse questo ambiente come una “wilderness of mirrors”, una giungla di specchi dove era difficile distinguere la verità dalla finzione, un tema che dominò le strategie di controspionaggio durante la Guerra Fredda.

Il tema del cosiddetto vetting di potenziali assetti intelligence è quanto mai attuale ed assume valenza particolare in questa fase storica nel confronto tra nazioni. Due aspetti ad esso collegati riguardano l’uso di tecniche di reclutamento con la copertura di false flags, ovvero facendo credere al target di lavorare per Paesi non ostili o, sempre più spesso, per organizzazioni con fini apparentemente virtuosi. Un secondo modus operandi si basa, per contro, sull’esatto opposto: impiegare soggetti facilmente “bruciabili”, come piccoli criminali comuni; in questo modo copertura e deniability vengono messe in secondo piano rispetto all’obiettivo di creare timore e disorientamento nell’avversario.

Ecco che cosa racconta il caso Abel dell’intelligence di oggi

Di Roberto Toncig

Nato Willy Fisher, reso celebre dal film “Il ponte delle spie” di Spielberg. Uno dei grandi protagonisti della Guerra Fredda raccontato da Kirill Chenkin, amico e collaboratore di lunga data. Una storia che evidenzia le complessità nel valutare la sincerità dei defezionisti e nel distinguere tra asset reali e risorse infiltrate per disinformazione

Resilienza tecnologica, un modello da seguire? Il caso CrowdStrike spiegato dal prof. Teti

“È indispensabile definire e consolidare delle strategie finalizzate indiscutibilmente al raggiungimento degli obiettivi di tutela complessiva degli interessi nazionali”, dice il professore dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara

L’Europa strategy per arginare il ciclone Trump all’orizzonte. L'opinione di d'Anna

Dall’Ucraina, alla Nato, all’intelligence: sono molteplici e articolate le strategie che istintivamente da parte dei singoli Stati e complessivamente dall’Unione Europea si stanno mettendo a punto per arginare le dinamiche legate al sempre più probabile ritorno di Trump alla Casa Bianca. L’analisi di Gianfranco D’Anna

La storia dell’Haversack Ruse, l’inganno del tascapane durante la Prima guerra mondiale

Uno degli stratagemmi più efficaci nella storia militare, avvenuto durante la campagna in Palestina, frutto del genio del colonnello Richard Meinertzhagen. Fu aggiornato e adottato per il conflitto globale successivo nella celebre Operazione Mincemeat

Vi racconto “Colpo di Fulmine-thunderlove”. Il corto fiorentino che ha debuttato all'Elba

Di Silvia Brandani

All’isola d’Elba è stato presentato in anteprima il cortometraggio “Colpo di Fulmine – Thunderlove”, scritto da Fiamma Melloni e diretto da Gabriele Scollo. L’opera, che esplora metaforicamente il rapporto critico tra l’uomo e la Terra, ha già ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. L’intervista di Fiamma Melloni

Il futuro della politica italiana è oltre il bipolarismo? Il commento di Mayer

Luigi Marattin si candida alla successione di Renzi e invita a ripensare il sistema politico italiano. Ma è davvero possibile superare il bipolarismo? Non è meglio capire quale bipolarismo serva al Paese?

L'Italia di fronte alla sfida della deterrenza nucleare europea. Rischi e opportunità

Di Ivan Caruso

Mentre Francia, Germania e Regno Unito avanzano verso una possibile alleanza nucleare, l’Italia deve agire rapidamente per non essere esclusa da un processo che potrebbe ridefinire la sicurezza europea. Il punto del generale Ivan Caruso, consigliere militare della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi)

Meloni attesa in Cina. La sua linea è chiara ma certi mandarini… 

Dopo il mancato rinnovo del memorandum sulla Belt and Road Initiative, la presidente del Consiglio prepara l’incontro con Xi in nome del trittico partner-competitor-rivale con cui l’Ue definisce le relazioni con Pechino. Ma alcuni, tra politica e burocrazia, premono per la linea morbida

L’ultimo libro dell’amb. Vento spiega perché il XX secolo non è mai finito

Pubblichiamo l’introduzione al volume “Il XX secolo non è finito” (Rubbettino) di Sergio Vento, già ambasciatore d’Italia a Belgrado, Parigi e Washington e rappresentante permanente alle Nazioni Unite, oltre che consigliere diplomatico di quattro presidenti del Consiglio

Perché Djokovic non è Darth Vader (ma un Campione Orientale)

Di Igor Pellicciari

La scarsa empatia dei media nei confronti di Djokovic riflette numerosi pregiudizi sportivi, politici e culturali, facendone, secondo John McEnroe, il Darth Vader del tennis. La prova vivente che il successo di uno sport dipende non solo da chi lo gestisce, ma anche da chi lo pratica

×

Iscriviti alla newsletter