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Dietro il finanziamento al Cern dell’ex ceo di Google, Eric Schmidt, ci sono almeno due ragioni. L’imprenditore statunitense ha sborsato 48 milioni di dollari per promuovere la ricerca del più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, che li utilizzerà per sviluppare algoritmi volti ad analizzare i dati grezzi del Large Hadron Collider, la più potente particella al mondo. Sono soldi necessari per portare avanti il lavoro del centro di ricerca, per evitare che questa collassi, visto che nell’arco di quindici anni vanno trovati circa 17 miliardi di euro per sviluppare un nuovo e più grande acceleratore, il Future Circular Collider (Fcc)

E questa è già la prima novità. Come scrive Bloomberg, solitamente sono gli Stati europei – e quelli partner, come gli Stati Uniti – a finanziare la ricerca pura, mentre gli enti privati si concentrano su quella applicata. La transazione del fondo Eric & Wendy Smith potrebbe dunque aprire un nuovo tipo di collaborazione. A confermarlo è stata la direttrice delle relazioni internazionali del Cern, Charlotte Warakaulle, che ha affermato come “stiamo esaminando tutti i tipi di potenziali partner. Come potremmo collaborare con l’Unione europea, potenzialmente [possiamo farlo] con investimenti privati”.

Il secondo punto è invece una questione prettamente geopolitica, ovviamente ben collegata a quanto scritto pocanzi. La ricerca, come quella portata avanti dal Cern e più in generale quella tecnologica, è una delle sfide che le superpotenze sono chiamate a vincere. La Cina ha già proposto il suo collisore e, ha precisato Warakaulle, “se il suo progetto dovesse arrivare prima del Cern, c’è il rischio che anche l’Europa e gli Stati Uniti perdano la leadership nella fisica delle particelle ad alta energia e anche nello sviluppo tecnologico che ne consegue”.

La verità rimane sempre la stessa: senza una collaborazione quanto più larga possibile, si rischia di rimanere indietro. Ora si è chiamati a prendere una decisione importante, ovvero se procedere con il progetto dell’acceleratore Fcc.

A quanto pare sono gli Stati Uniti che devono decidersi, trattandosi di uno dei partner più importanti del Cern visto il rapporto che lega il centro di ricerca alle università americane. Lo studio sulla fattibilità dell’Fcc dovrebbe concludersi l’anno prossimo, mentre una decisione definitiva andrà presa entro il 2027 o al massimo 2028. Si tratta di un progetto enorme, con un tubo che dovrebbe estendersi per 90 chilometri tra Francia e Svizzera – dove si trova la sede Cern. Rispetto all’attuale acceleratore, sarebbe in grado di far collidere le particelle con una forza notevolmente superiore, dando grande impulso alla ricerca.

Ecco dunque che i 48 milioni donati da Schmidt sono una goccia nell’Oceano se paragonati ai 17 miliardi necessari. Ma rappresentano comunque la via che deve essere intrapresa. Tra l’altro, è la seconda donazione in poco tempo da parte dell’ex ceo di Google, che il mese scorso aveva finanziato con un milione di euro la torre Garisenda di Bologna, a rischio crollo. Lo ha fatto per affetto nei confronti di una città che lo ha ospitato per un periodo e per portare avanti lo sviluppo. Gli stessi due ingredienti – amore per la materia e interesse per un futuro migliore – che servono anche per il Cern.

L'ex ceo di Google finanzia il Cern con 48 milioni di dollari. Una nuova frontiera della geopolitica

Dietro i 48 milioni di dollari sborsati da Eric Schmidt per finanziare il progetto del nuovo connettore Fcc del centro di ricerca più importante al mondo c’è una questione che va oltre il mero interesse per lo sviluppo: la concorrenza con la Cina

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