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Continuano ad aumentare i timori americani per l’attivismo cinese nel settore dei cavi sottomarini. Non solo per la massiccia espansione in tutto il mondo dei progetti di Hmn Tech, uno dei principali operatori internazionali di posa di cavi, ma anche per la capacità dell’azienda di fare sistema con altri giganti cinesi del mondo delle telecomunicazioni e di Internet. In particolare quelle che vengono definite le Big Three: China Telecom, China Unicom e China Mobile. Grandi operatori statali che negli ultimi anni hanno aumentato massicciamente i loro investimenti nella realizzazione di nuove infrastrutture sottomarine, giocando di sponda con Hmn Tech, che costruisce e posa cavi, ma formalmente non ne possiede nessuno. Foraggiate da finanziamenti pubblici, queste società sono in grado di esporsi anche in progetti economicamente incerti che per altre aziende private sarebbero poco sostenibili o troppo a rischio. Questo approccio ha determinato un forte posizionamento delle aziende cinesi nella realizzazione dei nuovi cavi che collegano Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa, dove l’attuale domanda di connessioni non è così elevata, ma si stimano prospettive di crescita nel lungo periodo. Con tempistiche sui ritorni economici che sono impossibili da sostenere per le altre aziende del settore.

Solo in Africa, negli ultimi anni, 24 Paesi hanno ricevuto quasi 5 miliardi di dollari di prestiti cinesi per finanziare progetti infrastrutturali di telecomunicazione. Pechino ha approfittato di un vuoto nella regione lasciato da molti governi occidentali e da varie organizzazioni multilaterali. Il sostegno economico delle banche è un driver fondamentale dello schema organizzato da Pechino: i finanziamenti agevolati permettono alle aziende di lanciarsi in grandi progetti con offerte che i competitor non riescono a sostenere, i governi locali possono sfruttare linee di credito che nessun altro concede per costruire le infrastrutture necessarie allo sviluppo economico e infine Pechino può consolidare la propria egemonia in regioni ricche di materie prime e con mercati che nei prossimi anni potrebbero rappresentare sbocchi interessanti per i prodotti cinesi.

Grazie a questo modello, colossi tecnologici con forti legami politici come China Telecom, China Unicom, China Mobile, Hmn Tech, Huawei e Zte sono oggi nella condizione di guidare lo sviluppo dell’intero continente, ponendo le basi per una futura dipendenza dai sistemi cinesi e stabilendo standard tecnologici che sarà molto difficile modificare nei prossimi anni. Una presenza sempre più pervasiva che a volte può tramutarsi in arma di ricatto diplomatico.

Oltre a garantirsi una rete di interconnessioni dirette, l’interesse di Pechino è proprio quello di controllare sempre più cavi lontano dal territorio cinese, aumentando anche la quota di progetti gestiti e finanziati in autonomia senza partecipare a consorzi con operatori di altri Paesi. Una proiezione internazionale destinata ad aumentare nei prossimi anni.

L’alleanza tra Pechino e le aziende di telecomunicazioni che spaventa Washington

Di Antonio Deruda

Negli ultimi anni, l’interesse di Pechino per il settore delle telecomunicazioni è diventato un vero e proprio asset nella sua strategia globale, osservato attentamente dagli Stati Uniti. Pubblichiamo un estratto dal libro “Geopolitica digitale, la competizione globale per il controllo della Rete” di Antonio Deruda (2024, Carocci Editore)

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