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Dietro la tela che Recep Tayyip Erdogan sta tessendo per il riconoscimento dello Stato palestinese ci sono essenzialmente due obiettivi: ottenere un risultato nel brevissimo periodo da sbandierare tanto agli alleati musulmani quanto a quelli che puntano ad aprire una fase nuova in Israele; e al contempo provare ad unire i fili per questo suo ultimo “scorcio” politico, provando a caratterizzarlo con una inziativa che vede evidentemente anche il favore di big players come Pechino e Mosca.

Quale posizione

In un colloquio telefonico con il premier Giorgia Meloni, Erdogan ha detto che la Turchia si aspetta che l’Italia riconosca la Palestina come Stato, assumendo “una posizione giusta” come in precedenza fatto da Spagna, Irlanda e Norvegia. Inoltre l’obiettivo di Ankara è quello di ottenere il cessate il fuoco immediato permanente a Gaza, il rilascio degli ostaggi e dei detenuti’ palestinesi, la consegna di aiuti umanitari a Gaza.

Ieri il governo spagnolo aveva deciso di riconoscere formalmente lo Stato palestinese, provocando un appello congiunto da parte del ministro degli esteri turco, Hakan Fidan, rivolto a tutti gli Stati dell’Ue per unirsi alla Spagna nella decisione. Domani è attesa quella della Slovenia, membro dell’Ue. Ma la moral suasion di Erdogan non si ferma qui e sconfina fino ai lembi del mondo islamico, dimostrando ancora una volta con quanta scaltrezza si muova il presidente turco, provando a sfruttare ogni occasione (questa volta la guerra a Gaza) per accrescere la propria influenza.

Appello ai muslmani

Recep Tayyip Erdogan ha avanzato un critica precisa a quei Paesi a maggioranza musulmana che non hanno reagito contro l’attacco israeliano a Rafah: “Ho alcune parole da dire al mondo islamico: cosa aspettate a prendere una decisione comune? Israele non è solo una minaccia per Gaza ma per tutta l’umanità. Nessuno Stato è sicuro finché Israele non seguirà il diritto internazionale e non si sentirà vincolato dal diritto internazionale”.

Oggi inoltre il Parlamento turco ha adottato una mozione che condanna l’offensiva israeliana a Rafah e invita il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad una sessione di emergenza contro gli attacchi di Israele che violano “tutti i verdetti dei tribunali internazionali ed è noto per la sua occupazione e crudeltà”. Nello specifico la mozione cita anche il massacro di oltre 40 palestinesi da parte di Israele in una tendopoli per sfollati e afferma che le azioni di Israele si sono trasformate in un genocidio: “È dovere di ogni individuo, di ogni Paese che rispetta i diritti umani, non restare in silenzio di fronte a questi massacri, a questi crimini contro l’umanità”, ha affermato.

Spirito Onu morto a Gaza

La tesi del presidente turco è che lo spirito delle Nazioni Unite sia morto nella Striscia di Gaza. Da questa convinzione parte la sua critica alle politiche dettate dall’Onu, definito incapace di fermare la campagna genocida di Israele. “Non sono riusciti a proteggere nemmeno il proprio personale o gli operatori umanitari”, ha osservato Erdogan che ha puntato il dito anche contro gli Stati Uniti, in quanto principali fornitori di armi a Israele.

Gli Usa, di contro, non credono che le azioni di Israele a Rafah equivalgano a un’operazione su vasta scala che violerebbe le “linee rosse” di Biden, come spiegato dal portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale John Kirby: “A seguito dello sciopero di domenica non ho alcun cambiamento politico di cui parlare. È appena successo, gli israeliani indagheranno sull’accaduto”.

Il tutto mentre il Pentagono aveva affermato di considerare l’assalto israeliano a Rafah “di portata limitata”. Secondo la vice segretaria stampa del Pentagono, Sabrina Singh, l’amministrazione sta aspettando che l’esercito israeliano concluda le sue indagini sull’attacco di domenica prima di commentare ulteriormente: “Prendiamo sicuramente sul serio quello che è successo durante il fine settimana. Abbiamo visto tutti le immagini. Sono assolutamente orribili”.

Haaretz

Anche per tutte queste ragioni il quotidiano israeliano Haaretz si chiede se Netanyahu stia sul punto di perdere un alleato chiave della destra come l’Italia di Giorgia Meloni, che è stato uno dei primi leader mondiali a mostrare sostegno pubblico a Israele dopo il 7 ottobre. “Ora anche lei prende le distanze dal suo omologo israeliano Benjamin Netanyahu e parla apertamente di uno Stato palestinese – scrive oggi – E mentre in Italia si diffondeva la notizia che un attacco aereo israeliano su Rafah domenica sera aveva ucciso circa 45 palestinesi in una tendopoli, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha lanciato un messaggio forte: ‘Ho l’impressione che con questa decisione Israele stia seminando un odio che colpirà i suoi figli e nipoti'”.

La tela di Erdogan su Gaza che va oltre il conflitto

Il presidente turco ha chiamato oggi Giorgia Meloni per chiederle di riconoscere lo Stato palestinese. Appare sempre più evidente che la moral suasion di Erdogan non si ferma qui e sconfina fino ai lembi del mondo islamico, dimostrando ancora una volta con quanta scaltrezza si muova, provando a sfruttare ogni occasione (questa volta la guerra a Gaza) per accrescere la propria influenza

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