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Portogallo a trazione centrale, ma non mancano i rischi. Il partito popolare verso un governo monocolore, il terzo della storia per numero di donne presenti, escludendo la destra filo lepenista di Chega. I numeri però potrebbero non tornare dal momento che si tratterebbe di un esecutivo senza una solida base parlamentare. Si tratta di un tentativo simile a quello già fatto dal premier Passos Coelho, in carica dal 26 ottobre al 26 novembre 2015 sebbene dimissionario dal 10 novembre. Fu un governo di coalizione di minoranza nato dopo la vittoria del Partito Social Democratico alle elezioni, ma durò solo un mese.

Governo Montenegro

Luís Montenegro ha condotto una campagna elettorale descrivendo un Paese “impoverito” e promettendo quasi tutto a quasi tutti. Oggi prova a governare con un esecutivo che per il 60% è fatto di suoi uomini, con molte donne. Tra tutti spicca Paulo Rangel agli esteri, che dovrebbe bypassare la scarsa esperienza internazionale del premier. La guerra in Ucraina, la crisi in Medio Oriente, il futuro della Nato e il patto di stabilità sono fronti aperti per tutti i paesi membri, a maggior ragione per il Portogallo che soffre ancora i postumi della crisi dell’euro del 2012.

Due le emergenze da risolvere nel breve periodo nel Paese: sanità e istruzione. Si tratta di ambiti delicatissimi che stanno attraversando profonde trasformazioni, non solo in Portogallo e che necessiterebbero di riforme strutturali avanzate da governi forti e pienamente legittimati. Questa l’osservazione che da più parti viene fatta al governo e che sarà il ritornello delle prossime settimane.

Alla sanità è stato scelto l’ex presidente del consiglio di amministrazione dell’Hospital de Santa Maria, Ana Paula Martins, la cui gestione del più grande ospedale del Paese è stata controversa.

Aspettative e rischi

In sostanza Montenegro ha creato molte aspettative, ha presentato un quadro macroeconomico decisamente ottimista, ha scelto una squadra di ministri che fa presagire un governo di combattimento politico, basato su uno zoccolo duro di esponenti popolari della sua cerchia che sarà impegnato in Parlamento per cercare di mantenere gli impegni presi con gli elettori e rintuzzare le mozioni di sfiducia che giungeranno da destra come da sinistra.

Forti critiche giungono dai poli estremi: sinistra e destra pensano che il governo appena nato sia molto debole e non in grado di affrontare le grandi sfide in corso. Il socialista Pedro Delgado Alves osserva che la configurazione del nuovo governo “non fornisce risposte chiare” su come combattere l’instabilità parlamentare, poiché l’esecutivo è chiuso ad altre sensibilità: “Quando si tratta della vita delle persone, queste sono fondamentalmente esecutori scelti per un programma che ci sembra sbagliato. Il governo è chiuso riguardo al suo programma elettorale. Il governo entrerà in carica, ma non ha pieni poteri per sfuggire al controllo parlamentare, non è possibile”. Una delle possibilità è che il governo Montenegro proceda per decreti malgrado il Parlamento (l’Assemblea della Repubblica) debba autorizzare la maggioranza delle decisioni.

Portogallo, popolari al governo e senza la destra. Rischi e prospettive

Luís Montenegro ha condotto una campagna elettorale descrivendo un Paese “impoverito” e promettendo quasi tutto a tutti. Oggi prova a governare con un esecutivo che per il 60% è fatto di suoi uomini, con molte donne. Sullo sfondo l’ombra del governo di minoranza Passos Coelho, che durò solo un mese

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