Skip to main content

Le tensioni nel Mar Rosso, dove transitano materie prime e forniture energetiche verso l’Europa e il Mediterraneo, rappresentano ad oggi, motivo di forte preoccupazione. Dallo stretto di Bab Al Mandab passa il 15% del commercio marittimo globale, in particolare cereali, gas e petrolio. Una via d’acqua con due strozzature molto importanti (l’altra a nord è Suez), fondamentale per la continuità delle forniture internazionali, fortemente frammentate a livello globale.

I motivi principali di tali preoccupazioni , sono lo sbilanciamento delle catene di valore verso Paesi non sempre like-minded con l’Occidente e poi la difficile attuazione del reshoring o nearshoring (anche se necessario in alcuni settori), un tema che va affrontato e discusso in chiave prospettica. La fluidità dei traffici marittimi interessa soprattutto i cosiddetti “colli di bottiglia” e cioè istmi, stretti o canali da dove passano le navi che portano i container da una parte all’altra del mondo.

Da qui l’importanza della stabilità geopolitica degli stessi per evitare shock le cui conseguenze sarebbero non solo economico commerciali (i costi di spedizione e di assicurazione stanno già lievitando sensibilmente), ma anche di natura securitaria e politica.

Un ragionamento interessante in chiave i nnovativa sulla possibilità di ripensare a nuove aree dove allocare la produzione delocalizzata, viene esposto nel “The potential of Africa to capture technology intensive global supply chain” della United nations conference on trade and development (Unctad), nel quale il Continente africano viene considerato quale potenziale hub strategico per le catene globali del valore, delle forniture e in prospettiva anche della distribuzione.

In Africa, secondo il Report Unctad 2023, si trovano materie prime importanti e in piccola parte anche semi lavorati (mercato quest’ultimo che potrebbe espandersi decisamente) utili per l’industria delle nuove tecnologie, ad esempio per il settore delle auto elettriche e in particolare le batterie, ma anche per la telefonia mobile e per tutte le tecnologie a elevato impatto.

Ci sono due ulteriori elementi di vantaggio per l’Africa, la geografia che consente al continente di espandere le merci verso ogni direzione del globo e la demografia avendo una popolazione in crescita con una età media molto bassa e di conseguenza un capitale umano potenzialmente enorme se adeguatamente formato. Punti di criticità che si possono ravvisare sono invece, le carenze infrastrutturali di alcuni Paesi e le instabilità politiche interne ad alcune realtà, si pensi ad esempio alla recente ondata di colpi di Stato ha interessato in particolare gli esportatori di minerali critici quali Guinea, Niger e Gabon.

Nel quadro appena delineato va ricordato come le rappresaglie dei ribelli yemeniti Houthi a danno dei convogli marittimi, dovrebbero porre l’Europa e l’Italia sulla linea della “ferma” prudenza geopolitica e geoeconomica rispetto a questo delicato argomento.

Certo è che una valutazione attenta e previdente inizia a suggerire ad alcune compagnie di navigazione di spostare il percorso e di tornare al passato circumnavigando l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza, puntando quindi le lancette della storia a prima dell’apertura del Canale di Suez, decisione che determina un aumento dei tempi di consegna e dei costi di trasporto e che se protratta sul lungo periodo potrebbe generare difficoltà nel traffico commerciale tra Asia ed Europa. È il momento giusto, insomma, per ripensare la distribuzione delle catene di valore globali, iniziando dal trasporto delle merci via mare.

Dal Mar Rosso all'Ucraina, come cambiano le catene di valore

Di Pietro Stilo e Francesco Serra

Il tema delle catene globali del valore è divenuto ancora più centrale dopo il conflitto a Gaza, quello russo ucraino e più in generale negli equilibri di forza geopolitici, in rapida evoluzione. Un tema di interesse strategico tanto per l’Europa quanto per l’Italia. L’analisi di Pietro Stilo, coordinatore scientifico dell’Osservatorio geoeconomia e sicurezza globale, e Francesco Serra, cultore di Diritto Tributario presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria

Mettere l'Africa al centro del G7. L'obiettivo di Roma spiegato da Stefanini

C’è una convergenza fra interesse occidentale ad allacciare un rapporto più stretto e cooperativo col Sud globale e italiano a farsene alfiere in veste di presidenza di turno, declinandolo verso l’Africa rimasta a lungo ai margini della globalizzazione. La collocazione geografica è felice. Non basteranno però le buone intenzioni o le belle parole. L’analisi di Stefano Stefanini, senior advisor dell’Ispi e già rappresentante permanente d’Italia alla Nato

Cosa aspettarsi dalla grande frammentazione dell’ordine mondiale

Di Roberto Sciarrone

Ci sono 55 conflitti aperti nel mondo, con diverse crisi ormai internazionalizzate e svariate condizioni di tensione. Quali scenari aspettarsi, mentre il Sud Globale cresce, secondo Roberto Sciarrone (Unitelma Sapienza)

Dalla Luna a Marte. Il 2024 dello Spazio italiano secondo Salamone (Asi)

Dal Congresso astronautico di Milano ai rover su Marte, passando per le missioni della New space economy e il G7 a guida italiana sul futuro delle orbite, il 2024 si prospetta per il nostro Paese davvero come un anno spaziale. Airpress ne ha parlato con il direttore generale dell’Agenzia spaziale italiana, Luca Vincenzo Maria Salamone

Progetti che diventano modelli. Il Piano Mattei per l'Africa secondo Giro

Conversazione con l’ex viceministro degli Esteri: “Bisognerà individuare dei programmi pilota tra trasferimento di know how, formazione e piccole e medie imprese. Potrebbe essere l’occasione per far sbocciare dei progetti di eccellenza che poi possono diventare modello”

Mao docet? Il futuro di Taiwan oltre le elezioni visto da Fardella

Davanti a una taiwanizzazione spinta tra la popolazione dell’isola, Pechino potrebbe essere portata a raggiungere l’unificazione con la forza. A meno che non prediliga la gestione dei propri problemi interni lasciando spazio per un dialogo a lunghissimo termine

Le tre priorità della US Navy (guardando alla Cina) secondo Lisa Franchetti

Durante un intervento a una conferenza di settore, la leader della marina statunitense traccia il parallelo tra le sfide di oggi e quelle del periodo tra le due guerre mondiali. La Cina di Xi come il Giappone di Tojo. Ecco il percorso da seguire e le priorità su cui concentrarsi

Vince Lai. Taiwan sceglie la continuità

Nel suo primo discorso da presidente eletto, Lai ha dato valore ai problemi della quotidianità taiwanesi e inviato messaggi chiari sulla volontà di mantenere lo status quo con Pechino

Missione Ue nel Mar Rosso? Cosa aspettarsi dopo i raid secondo Ardemagni

Gli Houthi “non vorranno bruciare subito i ponti con Riad, ma giocarsi bene l’accresciuto potere negoziale”, spiega l’esperta Ardemagni. Fattori da tenere in considerazione davanti a un possibile impegno europeo

La grande partita europea e il piccolo cabotaggio italiano. Scrive Polillo

Due personaggi italiani sono al centro della scena politica europea. La stessa Meloni non può non vedere in questa combinazione astrale il segno di un forte riposizionamento dell’Italia. Altro che malato d’Europa! L’analisi di Gianfranco Polillo

×

Iscriviti alla newsletter