Skip to main content

C’è poco da fare. Il capitolo della selezione e della promozione della classe dirigente politica è ritornata al centro del dibattito nella vita pubblica del nostro paese. Ora, nessuno pensa di ritornare, ad esempio, alla mia personale formazione politica. Ovvero, parlo di quella generazione che si è avvicinata alla politica alla fine degli anni 70 e all’inizio degli 80 nei grandi partiti popolari e di massa. Nel caso specifico, nella sinistra sociale della Dc di Carlo Donat-Cattin. Certo, lì c’era un percorso fatto di secca militanza, di radicamento territoriale, di elaborazione culturale e politica, di espressività sociale e, soprattutto, di un rispetto quasi religioso di quel “curriculum” che scandiva l’eventuale ascesa o carriera politica di un giovane appassionato di politica.

Un mondo che, francamente, oggi appartiene quasi alla preistoria. E qui, però, si inserisce l’anello debole del capitolo inerente la cosiddetta “qualità” della classe dirigente politica italiana. E, purtroppo, anche di quella amministrativa. E questo per due motivi persin troppo semplici da spiegare e che non riguardano soltanto la radicale trasformazione dei partiti, l’eclissi delle culture politiche e il tramonto – forse definitivo ed irreversibile – di una straordinaria classe dirigente. E i motivi sono due, appunto: sistemi elettorali che proibiscono, di fatto, al cittadino/elettore di scegliersi i propri rappresentanti e, dall’altro, la fedeltà al capo partito come unico strumento di valutazione del candidato/eletto/dirigente politico.

Ora, è di tutta evidenza che quando l’unico ed esclusivo criterio politico resta quello della fedeltà incondizionata ed esclusiva al capo partito, ci troviamo di fronte ad una situazione dove, di fatto, la politica si riduce ad una mera questione di pallottoliere dove la qualità, l’autorevolezza, la competenza, il radicamento e la stessa espressività sono ridotti a puri optional. E quindi, partiti personali da un lato e sistemi elettorali che spersonalizzano le varie competizioni dall’altro sono le uniche due condizioni strutturali che impediscono, oggettivamente, la risalita della credibilità della politica, il rilancio della partecipazione politica e, infine, il potenziale ritorno di una classe dirigente preparata e qualificata. Certo, poi esistono casi paradossali come quelli a cui abbiamo assistito, basiti ed esterrefatti, in questi ultimi giorni.

Ma il fenomeno del decadimento politico, culturale ed etico parte da lontano. Dopo la fine della prima repubblica, dove c’era una presenza di moltissimi leader politici e veri e propri statisti, già con l’avvio della seconda repubblica – il post tangentopoli – il quadro complessivo della classe dirigente ha iniziato a scricchiolare. Raggiungendo poi il culmine della decadenza con l’irruzione del populismo grillino e con il suo carico di anti politica, di demagogia, di qualunquismo e di pressappochismo.

Ecco perché, per tornare all’oggi, restano due i grandi nodi politici, culturali ed organizzativi da sciogliere se si vuole realmente invertire la rotta. E cioè, il ritorno di partiti autenticamente democratici, collegiali e partecipativi da un lato e sistemi elettorali che semplicemente restituiscano ai cittadini/elettori il potere di scelta dei futuri eletti dall’altro. Due nodi, apparentemente semplici, ma decisivi ed essenziali se si suole aprire una nuova fase per la politica italiana e, soprattutto, per riavere una classe dirigente degna di quel ruolo e di quel nome.

Classi dirigenti? O la fedeltà o la militanza e la preparazione. Il commento di Merlo

Restano due i grandi nodi politici, culturali ed organizzativi da sciogliere se si vuole realmente invertire la rotta. E cioè, il ritorno di partiti autenticamente democratici, collegiali e partecipativi da un lato e sistemi elettorali che semplicemente restituiscano ai cittadini-elettori il potere di scelta dei futuri eletti dall’altro. Il commento di Giorgio Merlo

Patto di stabilità, più flessibilità ma occhio alla crescita. Il commento di Rossi

Di Emilio Rossi

La situazione della finanza pubblica italiana rimane grave e tale da richiedere un severo percorso di aggiustamento che prescinde dalle pressioni o dalle regole europee. Un rapido processo di aggiustamento delle finanze pubbliche è dunque necessario, ma ricordando come nel valutare la sostenibilità della finanza pubblica, tra l’Italia e l’Unione europea c’è un terzo incomodo: il mercato. Il commento di Emilio Rossi, Oxford Economics e Osservatorio del Terziario di Manageritalia e membro del Gruppo dei 20

L’epifania delle elezioni e delle guerre. L’analisi di D’Anna

Medio Oriente e Ucraina in fiamme, elezioni cruciali negli Stati Uniti e in Russia: un anno di guerre ed elezioni ad alta tensione che rischiano di incidere sugli equilibri globali. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Il muro contro muro della politica italiana è inutile e stucchevole. La versione di Polillo

Si parla tanto di un prossimo confronto tra le due donne della politica italiana. Che sia un confronto per gettare le basi di qualcosa d’inedito, non la riedizione del vecchio canovaccio dei romanzi di Guareschi. Il commento di Gianfranco Polillo

Subito con un decreto legge sul lobbying. L'appello del prof. Petrillo

Di Pier Luigi Petrillo

Una legge sul lobbying non deve avere una logica punitiva ma una visione prospettica: regolare un mercato attualmente sregolato, non può che servire prima di tutto ai lobbisti stessi così da espellere i tanti improvvisati che, in virtù di occasionali colpi di fortuna o qualche buon contatto telefonico, pensano di poter influenzare il potente di turno. Il commento di Pier Luigi Petrillo professore di Teoria e tecniche del lobbying alla Luiss e all’Università Unitelma Sapienza

Ora il problema è Hezbollah. Conversazione con Dentice a tre mesi dal 7 ottobre

Il rischio adesso è davvero l’escalation regionale. “La crisi è già una nuova pagina per il futuro della regione, avendo già assunto dimensioni che vanno ad alterare gli equilibri dei singoli Paesi mediorientali”, spiega Dentice

I segreti del potere, ovvero una visione diversa da quella di Meloni. L'opinione di Tivelli

Per fortuna un premier non comunica solo una volta l’anno e potrà trovare ben altre occasioni in cui finalmente affrontare questioni che sono le più appropriate per chi è alla guida del Paese. Senza cadere nella vulgata giustificazionista dei complotti e delle trame oscure…

L’Italia alla guida del G7. Ecco logo, temi e agenda delle riunioni

Ventuno riunioni in 23 città nel corso dell’anno. Summit dei leader in programma a metà giugno in Puglia. Meloni potrebbe presto volare in Giappone per un passaggio di consegne con Kishida

Tutte le dicerie sul rapporto tra uomo e Intelligenza Artificiale. Il commento di Morelli

L’IA non avrà il primato sull’umanità quanto meno ancora assai a lungo. Eppure, anche così, riflettere sul tema porta l’attenzione sui carattere essenziale del convivere umano. Affrontare le sfide del tempo tramite l’evoluzione. Il che significa non cedere mai all’antica illusione di sognare l’eterno e di prevedere il futuro, pensando di avere sempre le risposte per tutte le domande. Il commento di Raffaello Morelli

Quale direzione per la Destra al bivio, tra governo e Ue. La riflessione di Fracchiolla

L’adesione convinta alla patria europea rappresenta la chiave di volta per il chiarimento della destra italiana. La prova di maturità può avvenire per due vie. Ecco quali nell’analisi di Domenico Fracchiolla, professore di Storia delle Relazioni internazionali Università Mercatorum, Luiss

×

Iscriviti alla newsletter